A me il Veltroni formato “Step” non dispiace affatto. Anzi, mi pare che la versione tutta dialogo e distintivo uscita da anni di tormento interiore incontri parecchio in giro e mi compiaccio: conferma che siamo un paese romanticamente mite disposto a dare una chance a chiunque.
Piace alla gente che piace, ma anche a quella che non piace a nessuno grazie ad una precisa scelta di non scegliere. Il re del vago ondeggia sapientemente tra Gin e Babi recitando a meraviglia la parte di oggetto del desiderio di un riformismo che, nei fatti, è solo voglia di conservazione.
Però detta con l’eleganza delle riviste soft core dove si intravede una tetta e il resto si immagina. Walter “Step” Veltroni è, in questo senso, l’uomo migliore che la Provvidenza potesse mandarci. In un paese stanco di rudezze rusticane, è il momento della supplica lagnosa per un voto.
Non a caso la strategia di marketing del piddì attinge a piene mani al moccismo opponendo ad un vetero imperativo muscolare “Italien Erwache!” pidiellino una richiesta di carità elettorale meno impegnativa. “Ho bisogno di te”, lungi dal richiedere partecipazione attiva, contiene la promessa che non saremo disturbati dall’operosa quotidianità riservata alla cura dei personali interessi: basta un voto piccolo piccolo, poi facciamo noi. Yes, we can.
Rassicurante e meravigliosamente adatto a titillare la passione politica degli elettori italiani che sui programmi si annoiano a morte, ma se c’è da fare il tifo o la morale son disposti a rinunciare a parecchie ore di sonno.
E c’è da giurare che sul programma di Step nessuno discuterà. Eppure, ce ne sarebbe. Tipo quella promessa dei mille euro mille a testa che per meno non si può e giù di nuovo nel buio del nero per chi ha un lavoro “flessibile” e non si vergogna a considerare 950 euro meglio di un calcio nel culo.
Dignità, popolo! A meno di mille si spernacchia l’offerta e si resiste eroicamente a rovistare nella spazzatura. Tanto, ne abbiamo da vendere. E poi liberté, égalité e fraternité per un nuovismo che ha sul gobbo più di un paio di secoli prima ancora di venire al mondo, ma che arruola Di Pietro come attore non protagonista nei panni di Charles Henri Sanson.
Spendere meno, spendere meglio. Pagare meno, pagare tutti. Più latte e meno cacao. E’ quello che avanza di un progetto il cui contenuto di sodio fa impallidire molte acque minerali.
Gioca come gli riesce meglio, emozione e sogni in cambio di una delega in bianco per provare a mettere insieme il diavolo fintoliberista con l’acqua santa similsocialista, vecchio cruccio del popolo italiano che si è imbarcato sul traghetto settant’anni fa, ma non vuole più sbarcare perché la terraferma fa paura.
Spira un vento caldo che scende dolcemente da tre metri sopra il cielo e pacatamente, serenamente, accarezza allo stesso tempo le ambizioni di riscatto della classe operaia e il bisogno di affetto degli eredi dei capitani coraggiosi. Antonio Boccuzzi viaggerà idealmente, mano nella mano, con Matteo Colaninno. E ognuno dei due, nel suo giro, sarà chiamato ad ampliare la rete di vendita portando cinque amici che giurino solennemente di credere, obbedire e combattere.
E ancora altri cinque, venticinque, centoventicinque col sistema collaudato dell’Herbalife e di Scientology in attesa delle testimonianze di successo e degli assegni milionari: si può fare e io ce l’ho fatta.
Inutile dettagliare obbiezioni perché l’unica differenza è che di là il libro dei sogni lo stanno ancora scrivendo e, quando l’avranno pubblicato, si darà fuoco alle polveri. “Io sono il nuovo” contro “Ci ha copiato i compiti”. “Italia in piedi” contro “L’Italia è già in piedi, ora cammini”.
Ma, siccome la verità sta nel mezzo, è bene che ci rassegniamo al fatto che l’Italia non è né in piedi né sdraiata: secondo abitudine, si è messa immediatamente a pecora.
(Nella foto, un paese che prende posizione)














E', notoriamente, la posizione più amata dagli italiani..
^_^
Aspetta, devo chiedere a Don Anselmi:-D
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