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Momenti di gloria?

L’Italia è un paese (purtroppo) di ignoranti! Solo il 13% degli studenti si laurea. Si legge poco e si segue, male e poco, la politica. “Piove governo ladro” è il leitmotiv degli italiani da 50 anni a questa parte. Ma non regge. I politici rubano perché siamo noi che glielo permettiamo, rubando a nostra volta nel nostro piccolo. Lo scambio di voti esiste, perché siamo noi a darli. Il problema dei rifiuti,che ci ha sputtanato in mezzo mondo, deriva certamente anche da un problema politico, ma trattasi esclusivamente di un problema culturale. La questione sul Mezzogiorno persiste con quella Settentrionale a far da contro altare, forse perché l’appiattimento intellettuale dei primi “fa rima” con il provincialismo degli altri. Un sistema di appartenenza consociativa, come quello propinatoci dalla prima Repubblica, ha di fatto fallito ma, incredibilmente, rimane oggi l’unica struttura in grado di intendere l’organigramma italiano, rispetto ai vari interlocutori e ai segmenti della nostra vita sociale, quasi a difesa dalla gracilità dei nostri governi.

A Roma non si può neanche fare l’operatore ecologico (lo spazzino intendo), senza una ”presentazione” e non si tratta solo di cattiva fede, ma di una “nuova oggettività abitudinaria" posta su fondamenta aihmè solide, alimentate e poi cementificate dall’assenza di produzione e di prodotto interno lordo. Una sorta di “ecosistema fai da te” che nasce un po' dalla cultura marxista ed un po’ dagli interessi dei pochi massoni liberal/anticlericali che dall’ottocento infestano il nostro paese. All’estero se ne sono accorti da tempo della bravura tutta italiana nel resistere rispetto ad una cultura a senso unico e a governi veloci, deboli e di fatto inutili. Una cosa del genere metterebbe al tappeto qualsiasi nazione, ma non noi. Si chiama l’arte di “arrangiarsi”, una disciplina dove l’italiano medio è maestro. Sommando poi che in Italia i servizi senza valore aggiunto, stanno di fatto sostituendo la piccola e media produttività (PMI) - complici anche gli interessi del padrone di turno - allora – e solo allora – possiamo venire a capo e forse comprendere del perchè di questa folle corsa individuale che attanaglia tutti noi da sempre. Ognuno immerso nel proprio backyard con gli amici degli amici. Ognuno in fondo perso dentro i c***i suoi.

Come può quindi la politica, specchio di questa gara ad ostacoli senza testimone, essere diversa dagli italiani? Nello scoramento dell’anti-politica (frutto dell’appiattimento intellettuale e del provincialismo) dove tutti si sentono un po’ ct, l’apparato partitico - conscio del fatto che sta rischiando - si sta adeguando alla moda. Ed ecco che - dopo l'annuncio delle date (13-14 Aprile) per le elezioni anticipate - fra liste civiche fai da te e forconi nostalgici della Bastiglia, appaiono i primi politici con pettorali e i primi addetti alle “punzonature”. Veltroni che vuole correre da solo; la Cosa Rossa che, suo malgrado (forse) correrà da sola; i socialisti che corrono da soli (e ci rimarranno); Berlusconi e Letta che non hanno ancora capito se correre o meno; i “fiori bianchi” che cercano di tornare ago della bilancia e, di fatto, corrono anche loro ect ect. Come credere a tutto questo, quando in politica ( e soprattutto con queste legge elettorale) correre da soli non è la scelta vincente? Loro sono i primi a sapere che senza alleanze si andrà a perdere. Se con questa legge elettorale, alla camera il Pd rischia di regalare la maggioranza a Berlusconi, lo stesso si può dire per il Senato, dove la partita si gioca regione per regione. Tutti e due gli schieramenti dovranno raschiare il fondo del barile, perchè la necessità delle liste minori significherà la sopravvivenza. Soprattutto per la Cdl che ancora sta pagando il pressappochismo delle liste presentate il 9 di Aprile di due anni fa. Come credere a quel voltagabbana di Veltroni (il primo ad andare dietro alla moda) la cui strategia già da adesso è scevra di programmi ma ricchissima di slogan? Basteranno le ricette di Bettini e Franceschini? Guardando cosa è diventata la città di Roma qualche dubbio sorge spontaneo.

Ma se questa folle corsa quindi non accenna a diminuire, ma anzì è alimentata ogni giorno da comici furboni e da politici altrettando scaltri, non c’è il rischio prima o poi di intralciarsi e di calpestarsi i piedi a vincenda? Dopo tutto in una pista ci sono solo otto corsie e noi siamo 60 milioni di individui proiettati verso una corsa sfrenata. Non sarebbe meglio, forse, adottare un'altra strategia, piuttosto che utilizzare il pressapochismo ed il “fai da te” ad ogni costo? Per quanto tempo ancora funzionerà? Il traguardo sembra davvero lontano.

A rileggerci

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