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AAA Repubblicani cercasi

Ultime notizie dall’Iraq: il numero dei feriti tra i soldati americani ritorna a crescere nella fase in cui, tra autobombe, attacchi e rastrellamenti, il piano per la sicurezza di Baghdad raggiunge il picco degli scontri. Non è un messaggio confortante per il presidente impegnato a duellare a colpi di veti e votazioni contro l’opposizione alla guerra da parte della maggioranza al congresso. Ora anche i leaders della minoranza repubblicana al senato iniziano a sfogliare il calendario chiedendo sostanziali miglioramenti in Iraq prima della fine dell’anno. Il clima tetro che circonda il partito repubblicano fa precipitare l’umore dei suoi candidati alle presidenziali, sulle cui spalle il peso dell’Iraq e di Bush sta diventando insostenibile. Il primo dibattito televisivo tra gli sfidanti repubblicani non è riuscito a distanziare i cavalli di razza dai ronzini. I fantastici dieci hanno raschiato un decimo dell’audience degli altri programmi in onda in quella fascia. Neanche al dibattito tra i democratici è andata meglio, superando di solo mezzo milione i telespettatori repubblicani. Ma la corsa tra Obama e Hillary Clinton sta già velocemente sorpassando l’asfittica corsa tra Giuliani e McCain. Il minimo storico del 28% di consensi per Bush fa capire la facilità con cui anche Obama intercetta il concetto di molti repubblicani disincantati, oltre ad intascarne lauti contributi elettorali. La candidatura ufficiale di Fred Thompson potrebbe essere il paracadute per frenare lo schianto elettorale dei repubblicani? L’ex senatore e divo televisivo continua a tentennare. Anche senza indossare la maglia numero undici della squadra dei candidati repubblicani, è l’unico che tallona da vicino la coppia Giuliani-McCain. E’ un sudista che recita con devozione il vangelo repubblicano: governo leggero, lotta all’aborto, più armi per tutti – con giuramento di fedeltà assoluta alla guerra in Iraq. Parole rudi per far eccitare gli ormoni addormentati degli elettori repubblicani. Quando però il jolly di Thompson è imitare Reagan alla perfezione, è difficile rimettersi in corsa verso il futuro, che va oltre il 2008, ritornando indietro di vent’anni.

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ritratto di Joyce
 

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