
Segnatevi questo nome: Jacques Attali detto Commissione. Da oggi ne sentirete parlare per una settimana. Il motivo è presto detto: questo signore francese ha dato il suo nome a un pacchetto gigante di proposte di riforma dello stato transalpino voluto dal presidente Sarkozy. Proposte del tutto eterogenee, così come è eterogenea - e bipartisan, visto che al suo interno vede uomini sia di destra che di sinistra - la composizione culturale della commissione. Ma ciò che conta, adesso, non è dare un giudizio complessivo sulla Attali, bensì concentrare l'attenzione su una strategia di costruzione del significato, partita adesso e che andrà avanti per chissà per quanto tempo. Il Corriere della Sera, nella persona del direttore Paolo Mieli, ha fatto sapere al mondo intero che lui non vuole che il paese vada alle elezioni adesso. Meglio, credono a via Solferino, pensare a un governo tecnico che faccia la legge elettorale e si occupi di economia. L'ha detto chiaramente Dario Di Vico in un editoriale pubblicato il giorno dopo la caduta di Prodi: e da come scriveva, si capiva che da quelle parti hanno in mente - come accade sempre - l'uomo giusto al posto giusto: quel Mario Monti che fa parte della commissione Attali e prima è stato un ottimo commissario europeo all'Antitrust.
Ora, però, siccome c'è da convincere il popolo bue - il quale, inspiegabilmente, negli ultimi tempi ha adottato l'improvvida abitudine di ascoltare quello che dice il Corriere, e poi fare come crede: che maleducati - bisogna costruire consenso intorno alla proposta. Giusto per non fare la figura di quelli che pretendono le cose senza avere argomenti per sostenerle: altrimenti si rischia poi di finire come Mieli, che è stato triturato a colpi di argomenti da Piercamillo Davigo ad Anno Zero la scorsa settimana. E cosa c'è di meglio di una cosa che viene dall'estero - per noi, che con l'esterofilia dimostriamo il nostro intrinseco provincialismo - e che ancora non è stata realizzata non dico compiutamente, ma nemmeno nelle linee guida (e quindi non si può dire ancora che sia stata un disastro), per "costruire" una priorità che allontani l'ipotesi delle elezioni, esecrata a via Solferino ufficialmente perché...sì (ovvero, perché vincerebbe Berlusconi che adesso è visto da quelle parti come uno da non considerare più di tanto; col cambio di direzione prossimo venturo cambierà anche la linea). Ecco quindi il pezzo che ha la funzione di dare un argomento di conversazione ai salotti romani e milanesi. Già il titolo è tutt'un programma: "E nella crisi spuntano gli attalisti d'Italia". La strategia di lavaggio del cervello presuppone infatti la coniazione di un neologismo ("attalisti") per attirare l'attenzione del lettore, il quale sarà così invogliato a proseguire. Poi si prosegue: "Politici ed economisti: «Ora servono riforme-chiave, ma l'agenda sia condivisa» Dobbiamo fare anche in Italia una commissione Attali? Che sia questo lo scatto che potrebbe dare un po' di fiducia nel futuro a un Paese in declino, con un'economia stagnante e asfittica, preoccupato per la bassa crescita e i bassi salari, e umiliato dallo sfarinamento politico? Perché allora non prendere esempio da un'esperienza di laboratorio avanzato come quella avviata dal presidente francese Sarkozy?". A uno normale viene da rispondere: perché le forze politiche si odiano tra di loro e quindi non troveranno mai uno spazio condiviso, indipercui si vada alle elezioni e poche chiacchiere. Invece, nella mente contorta da grande stratega della politica di Mieli & Co., si può fare. Basta che il Corriere dica di farlo, beninteso.
Ovviamente, per farla bene la cosa è necessario che qualcuno aderisca. Nei primi due paragrafi ci si butta dentro Riccardo Illy e Antonio Polito. "E siccome la maggior parte della gente non sa chi è Riccardo Illy, spiego chi è Antonio Polito" (citazione). Antonio Polito, innanzitutto, è un espertone. Di cosa? Di tutto, che diamine! Casse dello Stato? Legge Biagi? Epistemologia contemporanea? Calcio? "Figa? Figa pelosa? Figa di puttana?" (altra citazione). Tutto lui sa, di tutto lui discerne. E lo fa con una dote preziosa, al giorno d'oggi. A causa forse dei suoi caratteristici baffetti, riesce talmente antipatico, nei dibattiti televisivi, che a te che ascolti viene voglia di dare automaticamente ragione al suo avversario. Qualsiasi tesi lui sostenga. E' il genio che era direttore di un giornale, Il Riformista, che riusciva nell'incredibile impresa di stare sulle palle a tutti gli alleati del partito che lo sosteneva. Voi capirete che un tipo così è il tipico politico che le parti in causa se lo litigano. Nel senso che ognuna vuole che se lo prenda l'altra. Un altro attalista convinto è Tito Boeri, e ce ne dispiace. Perché ha la nomea di persona seria, e dovrebbe saperlo che un governo con l'obiettivo di fare soltanto un quarto di quanto bisognerebbe fare sulla falsariga della commissione Attali in Italia, sarebbe il miglior esecutivo che il paese avrebbe mai avuto. E perché un così grande esecutivo dovrebbe partorirlo la classe politica più ignobile dell'ultimo decennio? (Io che non sono tra quelli che rimpiangono la Seconda Repubblica, preferisco scegliere orizzonti temporali meno esagerati di quelli che usano gli insigni editorialisti di taluni giornali. Ecco perché, ahimé, non sarò mai insigne. E me ne vanto). Tanto per farci tenere a mente chi comanda, il Corrierone sussiegosamente ci ricorda che anche numerosi imprenditori sarebbero dell'idea sua: Artoni, Colaninno, un Giuseppe Recchi sconosciuto ai più ma ricordato come manager GE, a dare un sapore di stars & stripes al tutto. Che, in certi ambienti, ci sta sempre bene. Poi ci si butta dentro pure Confalonieri, sperando che in questo modo il tutto suoni amichevole anche a quei pochi sostenitori del Cavaliere che ancora leggono il quotidiano di via Solferino. Anche prima si era fatto un altro elenco: i soliti nomi (Giavazzi, Cipolletta, Vaciago, Bassanini etc) dell'economia italiana, tutti per qualche motivo oggi emarginati dai giochi della politica politicante (i motivi sarebbero troppo lunghi da spiegare: come giudizio sintetico si potrebbe dire comunque che alcuni sono giusti, altri solo sacrosanti). Poi si prosegue con le bocciature di prammatica - Cazzola, Sacconi, Chiamparino, Penati, persino la Lanzillotta che è moglie di Bassanini, il quale è componente della Commissione - che servono a mantenere un profilo di equità al pezzo. Tanto, presso il lettore medio della classe dirigente del paese, sono infinitamente più sexy i cognomi degli aderenti che quelli dei dissidenti.
Il tutto servirà a qualcosa? Mi sa che, come al solito, no. La vecchia volpe Paolo Mieli è una vita che tenta di influire nella vita politica di questo paese tramite un centinaio di idee geniali che poi hanno fatto la stessa fine avuta, dall'altra parte, da quelle che con cadenza settimanale ormai sfornano Scalfari e De Benedetti. Diciamolo, loro sono come Montezemolo, l'editore-ombra del Corrierone: avrebbero una gran voglia di governare questo paese. Ma rifiutano totalmente la snervante seccatura di doversi presentare prima alle elezioni, e vincerle, per farlo. Questa cosa sarebbe fonte di stress, e se loro sono stressati poi chi ce le ha più le idee geniali come le loro? No, sono troppo importanti nei ruoli che occupano. Praticamente insostibuibili. Quindi, le cose sono due: o il paese glielo si consegna chiavi in mano e con libertà di imprendere...pardon, di decidere, o non se ne fa nulla. Ci hanno poco tempo da perdere, loro. Speriamo, anche questa volta, di non averne neanche noi.
(ps. a chi indovina le due citazioni senza usare gugol - dubito che la prima ci sia, in ogni caso - in regalo una cena nel miglior ristorante della sua città. Ricchiuti escluso perché per lui è troppo facile. Offre Mthrandir)
(nella foto: lo Stratega per tutte le quattrostagioni)














Un pezzo splendido, a mio avviso il migliore tra tutti quelli apparsi di recente.
Mi ha fatto sbellicare dalle risate il passaggio sui motivi giusti e/o sacrosanti, la demolizione giusta e/o sacrosanta di Antonio Polito che non basterà mai farne una sola, concordo sul mielismo, lo scalfarismo, e il palombellismo che emerge da tutta questa macedonia bipartisan di saggi attalici.
Una sola nota apporto, mi ha incuriosito il fatto che Mieli lanci Attali il giorno in cui il Foglio ne pubblica integralmente il rapporto con sottotitoli "Consigli anche per il governo degli italiani".
Dico, è solo per sapere, moriremo sarkozisti o democristiani ?
Nel caso, continuo a preferire Luciano Moggi a Carla Bruni.
@ricchiuti: la contraddizione tra Corriere e ilFoglio non c'è. Ferrara vuole che a fare una simil-Attali sia il Cav., Mieli fa scendere in campo Monti (o Draghi, ma il Governatore non ci starà mai). Moriremo democristiani, come abbiamo sempre vissuto anche durante quest'anno. E ti piace Moggi perché, lo ripeto, tu sei la tipica donna del boss :D
Bè, l'importante é che la Bruni se la prenda un altro e che Don Luciano sia solo mio, ehm, volevo dire, ad ognuno il proprio. Che ce n'è per tutti.
In questa corsa all'attaliko, voto tutta la vita per chi gli remi contro, perchè la Commissione si faccia ed affondi il tutto.
"Figa? Figa pelosa? Figa di puttana?"
la citazione è del mio ginecologo: ho vinto qualche cosa?
(complimenti grè: specie per la costruzione retorica del pezzo)
Perdonate se vado un po' fuori dal tema dell'articolo, diciamo che, parlando questo di faziosità mediatiche, non ho resistito alla tentazione di riportarne un'altra, sta volta a carico della tv (ahimé ancora più capace di spostare voti degli altri media).
Riporto qui sotto, per brevità, solo alcuni passaggi di un articolo del Financial Times, una delle testate notoriamente più autorevoli in fatto di economia e mercati e, altrettanto notoriamente, decisamente non di sinistra. L'articolo, apparso il 25 gennaio con il titolo "Il ritorno di Berlusconi potrebbe essere posticipato", e firmato da di Guy Dinmore, è stato menzionato da Rainews24 ma debitamente ignorato da tutti i tg nazionali - normalmente pronti a citare il Financial Times come fosse un oracolo - ma che nelle ultime settimane non hanno davvero contribuito ad illuminarci su quale sia il reale stato di salute della nostra economia.
Ci pensa Emilio Fede, per fortuna: lo stesso giorno in cui appariva l'articolo del FT, apriva il suo tg serale (la cui share media mensile è superiore a quella di TUTTE le emittenti tematiche, satellitari, ecc. messe insieme) dichiarando che "Romano Prodi torna a fare il nonno, ma consegna al paese una crisi economica di gravità mai vista in tutta la Prima e Seconda Republica".
Ecco i passaggi dell'articolo (versione integrale su http://www.ft.com/cms/s/0/319a2ba...)
"La quotazione del gruppo Mediaset di Berlusconi si è innalzata quasi del 2% in previsione del suo ritorno in carica e dell'arresto ai tentativi del governo di Prodi di libearalizzare il broadcasting e approvare una legge che mirava a ridurre i conflitti di interesse tra affari e governo (...) Il sistema proporzionale con lo sbarramento a meno del 2% per il parlamento fu introdotto da Berlusconi proprio prima della sua sconfitta per mano di Mr Prodi nel 2006.
Luca Cordero di Montezemolo, influente leader di Confindustria, si è pronunciato contro Berlusconi, dichiarando che “l'egoismo fazioso” dovrebbe essere messo da parte in favore di un periodo di riforme (...).
Sotto Prodi, l'economia italiana ha cominciato a riprendersi dalla stagnazione e dal disavanzo dei conti pubblici che hanno caratterizzato i 5 anni di governo Berlsuconi. E gli analisti di mercato sono preoccupati per l'interruzione delle riforme".
"Figa? Figa pelosa? Figa di puttana?"
È ovviamente l'architetto Mangoni nei panni di Supergiovane, nell'immortale brano omonimo. La prima non la so, ci devo pensare. Niente cena d'accordo, ma almeno un caffè...
Di Mieli ricordiamo il terzismo, ovvero "no, non sono mica cerchiobottista, sono uno che cerca il dialogo".
Sul fenomeno Polito la comunità scientifica sta ancora cercando una spiegazione razionale.
Da dove diavolo è spuntato fuori Polito, e perché nelle rassegne stampa non è mai mancato il Riformista, nonostante abbia sempre venduto meno del giornalino del mio ex-liceo? Sono misteri ancora irrisolti.
Il captcha mi ha mangiato un messaggio... vabbè, era solo per dire che la citazione Figa, figa pelosa etc. è ovviamente dell'architetto Mangoni nei panni del leggendario Supergiovane, nell'omonimo brano degli Elio e le storie tese.
l'altra non la sa nessuno (tranne forse ricchiuti)
gne gne gne pa ppa ppero
vabbeh, vi do un aiutino: nella versione originale, la battuta aveva come protagonisti Charlie Parker (il jazzista) ed Evaristo Beccalossi (il calciatore).
paolo rossi: "si fa presto a dire pirla" ( ma grazie a gugol e all'aiutone:-)
avevo solo letto venerdì sul foglio l'occhiello della commissione Attali e mi sembravano le riforme di Bersani (si parlava di taxi, di nuovo).
Sul FT e sui "buoni consigli" che questi "Guru" dell'economia sono sempre molto diffidente, sembrano sempre alla ricerca dell'"effetto Parmalat" ossia al modo in cui spargere sulla massa dei redditi medi le cazzate che fanno i loro editori e amici.
Citazione per citazione: "Antonio Polito chi?"
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