Partiamo coi ringraziamenti:
“Mastella ha parlato da uomo offeso nel proprio onore e colpito negli affetti più cari. A lui, come ministro, come collega, come politico e come amico, voglio esprimere la mia profonda solidarietà. Egli non ha esitato a far prevalere le ragioni dell’onore e della dignità sua personale e della sua famiglia su tutte le altre motivazioni che avrebbero potuto, come politico, suggerirgli dei comportamenti diversi”.
Considerando chi sta parlando, di chi stia parlando e della carica che ha ricoperto il dimissionario, è probabile che Prodi temesse – sul piano della diversità comportamentale - la vendetta trasversale col tritolo. Nell’avere appreso che saranno semplici dimissioni, deve aver tirato un sospiro di sollievo perché, in momenti di bassa popolarità, è meglio mantenere un profilo basso e non turbare oltre l’opinione pubblica con gesti eclatanti.
Più avanti, si vedrà. Intanto apprendiamo con piacere quale sia il significato che al “fare politica” attribuisce la società dei Bramini. Certo, il presidente del consiglio sta sul vago, ma ci aiuta ad entrare nello specifico qualche delucidazione che arriva dall’illustre indagato il quale tiene a precisare che in trent’anni non ha mai preso una lira. Manca la specifica “mai direttamente”, ma non focalizziamoci sugli avverbi che non sono oggetto di indagine.
Di cosa lo si accusa, dunque? Appunto di aver fatto politica, risponde serenamente Mastella, sostenuto in questa bizzarra affermazione da chi è disposto a confermargli stima, amicizia e colleganza nella speranza che la magistratura si esprima quanto prima sull’inconsistenza dei rilievi mossi ai Reali di Ceppaloni.
Ora, si pensi a un magistrato che inquisisca un membro eletto del Parlamento, per di più ministro, e ancora di più della giustizia, per una banale differenza di opinione circa l’azione politica del rappresentante del popolo sovrano: sarebbe una questione molto seria. Se non fosse che il PM è parente di una delle parti in causa (il famoso uomo morto) e che Mastella abbia un’idea, largamente condivisa, sul cosa significhi “fare politica”.
Ad esempio, che “fare politica” significhi adoperarsi per far assumere un tuo eventuale cugino da qualche parte visto che tale assunzione rappresenta innanzitutto il rispetto dovuto alla consistenza elettorale rimediata alle urne. Mentre noi, poveri coglioni che non vedono più in là del naso, saremmo portati a pensare che un ipotetico cugino di senatore che viene assunto alla ASL sia un paraculato, la politica ragiona secondo schemi diversi. Quel cugino non è un banale cugino come ce ne sono milioni, ma se è cugino di un Eletto deve essere visto come investito di una rappresentanza simbolicamente proporzionale del peso politico del parente, così come risulta dalla percentuale che ha raccolto il partito. Mi rendo conto che non sia di immediata comprensibilità, ma il punto della questione – secondo Mastella e i suoi plaudenti colleghi - è che quello specifico cugino abbandona le spoglie mortali svincolandosi dal mero rapporto di parentela per trasformarsi in simbolo della rappresentanza democratica proporzionale.
Però è bravo, dice sempre Mastella, perché lui quelli incapaci non li raccomanda e il motivo è chiaro: se fai nominare un primario incapace in ospedale, per esempio, e poi succede che, a causa della sua incapacità, tu vieni ricoverato e muori, allora Dio potrebbe risponderti sarcasticamente: “Cazzi tuoi, l’hai nominato te quel cretino”.
Si comprende immediatamente che, di fronte a simili eventualità, un politico degno di questo nome sia il primo ad essere esigente sui requisiti professionali del suo rappresentante terreno alla ASL perché un conto è deludere eventualmente l’elettorato e un conto ben diverso è doverne rispondere all’Altissimo. Il Quale, ovviamente, non si fa pregare a ridurti l’Indennità Eterna.
Di fronte ad una responsabilità che non finisce con l’esistenza terrena, ma che segue l’Eletto fino al giorno del giudizio universale, si comprende bene quanto sia importante, doveroso e onorevole, mettere il cugino giusto nel posto giusto.
Riassumendo, quindi, la linea difensiva di Mastella sarebbe la seguente:
1. I cugini eventuali e gli amici dei parlamentari, quando collocati dai parlamentari medesimi negli organici dell’amministrazione pubblica, perdono la loro dimensione umana per trasfigurarsi in simboli della democrazia rappresentativa proporzionale;
2. Quelli di cui sopra sono bravi per definizione stante la necessità, per il loro nume parlamentare, di superare il giudizio ultimo del Supremo allorché l’Arcangelo Gabriele si deciderà a mettere fine a questa dolorosa esperienza terrena dell’umanità;
3. Dati i punti 1. e 2., se la magistratura insiste nell’infangare l’onore degli Eletti rifiutandosi pervicacemente di fumare il calumet della Pace (perché anche Manitou dirà la Sua), allora dovrà risponderne non solo agli uomini, ma anche direttamente a Dio che sulle nomine aveva dato parere favorevole.
Giunti fin qui, pensate che sia una strategia difensiva assurda? Ebbene, rassegnatevi. Grazie allo stile impeccabile della magistratura, è una linea che non solo basterà a mandare in archivio la faccenda, ma trasformerà colui che sbeffeggiate tanto in un altro martire.
(Nella foto, vuoto di rappresentanza)














...e se va bene a lui, buona poltrona a tutti.
Il mio disgusto nei confronti di questi pagliacci (e sto parlando di tutto l'arco costituzionale, visto anche il plauso dell'opposizione alle parole di Mastella) ha ormai sorpassato il limite!
La sfacciataggine con cui se la cantano e se la suonano con il beneplacito dei Servi Sciacalli (gli imbrattacarte che sono quanto di più distante dalla parola "giornalismo" uno possa immaginare) dei massmedia, è un insulto continuo nei confronti dei poveri cristi che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese e che subiscono vessazioni (mica quelle macroscopiche da dittatura centramericana, beninteso, ma quello stillicidio di menefreghismo e piccole prepotenze che soprattutto riducono al lumicino la risorsa più importante dell'uomo - perché non rimborsabile: il tempo) venendo bellamente presi per i fondelli dalla macchina burocratica italiota.
Continuo ad avere la sensazione che l'unica soluzione sia la presa della Bastiglia (=Montecitorio) e che manchi veramente poco...
Dirò di più: guardate questa registrazione
http://www.youtube.com/watch?v=cX...
Premesso che mai e poi mai sarò solidale con Mastella, sua moglie, e tutta la corte di quelli che baciano loro l'anello, ditemi se secondo voi è un personaggio degno di una qualche stima questo procuratore!
Già solo per l'espressione ebete e l'arroganza, poi non sa neanche parlare in italiano! Figurarsi poi quindi formulare dei concetti pregni di un qualunque significato!
Certo che siamo veramente ben messi in Italia: tra gli accusatori e gli accusati bisognerebbe fare un bel fascio e buttarli tutti giù dalla rupe Tarpea!
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