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Politica, magistratura e il nuovo '92

Siamo davvero alle soglie di un nuovo '92? L'intervento di Mastella alla Camera, e il conseguente penoso dibattito che ne è seguito ha (ri)aperto il discorso sul tema, già sollevato in precedenza durante il caso Forleo: per fortuna, in Italia i dibattiti sono la cosa più caduca che ci sia, e quindi non appena scoppierà la prossima emergenza continuativa tutto sarà dimenticato. Però, tanto vale cogliere l'occasione per buttare lì un paio di considerazioni, e vedere se sono in qualche modo condivisibile. E' vero che anche oggi assistiamo a un cortocircuito istituzionale tra politica e magistratura, è vero che di questo scontro al penultimo sangue - non è il caso di drammatizzare più di tanto: noi non dobbiamo vendere i giornali - si vedono sui mass media solo gli effetti e i motivi ultimi (e scompaiono quelli intermedi), è vero che gli animi del "popolo" sono esacerbati.

Ma di differenze ce ne sono più d'una rispetto ad allora. Quando scoppiò Tangentopoli, e via via che "l'offensiva" della magistratura si faceva più stringente, la politica reagì in modo aggressivo e scomposto, ma non con argomenti del tutto disprezzabili. Solo che questi erano irrilevanti ai fini delle conclusioni del ragionamento. Mi spiego: poteva anche essere che l'offensiva giudiziaria fosse in qualche modo cavalcata (non eteroguidata) dall'esterno; che i P.M., in qualche modo, eccedessero con la carcerazione preventiva al fine di ottenere confessioni (ma non ne abusavano: semplicemente, la utilizzavano fino in fondo); che Di Pietro prendeva i soldi in prestito senza interessi. Tutto vero, per carità. Ma al netto di tutto ciò, rimaneva che rubare era un reato. E chi veniva inquisito, rubava. Utilizzava indebitamente il proprio ruolo per estorcere favori, privilegi, denaro. Gli argomenti portati a scusante del comportamento illecito erano risibili di per sé: quello principe ("si rubava per finanziare i costi della politica, per creare consenso, anche perché dall'altra parte c'era chi riceveva soldi da una potenza straniera per le proprie campagne elettorale", e scusate la rozzezza della sintesi) era il più ridicolo di tutti. Perché in primo luogo, metteva sullo stesso piano un regalo e un furto. Secondariamente, paragonava qualche decina di milioni di lire con miliardi e miliardi. In terzo luogo, quello più importante, ometteva di segnalare che non si richiedevano tangenti soltanto per finanziare il partito, ma anche e soprattutto per pagarsi ville in Costa Azzurra, cocaina e mignotte. E quando questo è il termine di paragone, è chiaro che non c'è match. Chi ha più torto si vede ad occhio nudo, e sono semmai le troppe pieghe e paraculate giudiziarie ad aver permesso a gente che non se lo meritava di rimanere a piede libero.

Oggi la situazione è oggettivamente differente. Una campagna mediatica di dimensioni epocali ha permesso di far entrare nella testa di una percentuale non indifferente della gente che i magistrati sono dei pazzi asserviti al potere politico. E questo non è vero, almeno per il 99% dei casi. Ma la classe giudiziaria di errori in questi anni ne ha commessi a bizzeffe, tanto da riuscire a far perdere tutte le certezze anche ai suoi sostenitori più accesi. Non soltanto nelle inchieste e nelle sentenze, ma soprattutto nei comportamenti. Tanto per restare ai casi degli ultimi tempi, non è normale che il Gip Clementina Forleo vada in una trasmissione televisiva a parlare come un agit-prop. Che mandi in giro bugie all'unico scopo di potersi presentare come vittima di un sistema che la vuole stritolare in quanto eroina romantica catapultata ai giorni nostri dritta dritta dall'Ottocento, quando le sue sentenze vengono bastonate dalla Cassazione per errori formali e sostanziali nell'interpretazione di quel codice che lei dovrebbe conoscere a memoria. E non è nemmeno normale che, portandosi avanti con il lavoro, scriva in una richiesta al Parlamento di poter utilizzare delle intercettazioni direttamente la sentenza che ha in testa riguardo quello che dimostrerebbero le intercettazioni stesse. Tutto ciò anche se è doveroso precisare che è un gran bene che si sia saputo come una "risorsa per il paese" come Massimo D'Alema giudicava gentaglia come Ricucci e Gnutti. Perché questo serve a farci comprendere la capacità di comprensione delle umane cose di uno che è stato persino presidente del Consiglio dei ministri: per fortuna da lui non si è mai presentato Jack lo Squartatore per dirgli che aveva un'idea imprenditoriale in mente. Altrimenti, a quest'ora poteva essersi comprato anche lui la Telecom con l'appoggio dei Ds.

Se poi è vero, come è vero, che un procuratore generale non può avocare a sé un'inchiesta che coinvolge il ministro della Giustizia solo perché il ministro stesso gliel'ha chiesto, e quindi per De Magistris si deve distinguere allo scopo di non fare di tutta la merda un fascio, rimane che a Santa Maria Capua Vetere qualcuno si è dimenticato le regole. Ovvero: non si può stare tutti i giorni a pietire una legge ad hoc per farsi prolungare l'incarico in via Arenula, e poi inquisire il guardasigilli a pochi giorni dalla pensione. Non si può mandare una raffica di avvisi di garanzia a tutto un partito ed essere parenti di uno che riveste una carica politica di primo piano nella regione dove sta succedendo tutto questo, uno che stava prima proprio in quel partito e poi se n'è andato per iscriversi al partito democratico. Soprattutto: non si può chiedere un provvedimento grave come gli arresti domiciliari per uno degli indagati, e subito dopo far trasferire per competenza l'inchiesta a Napoli. Perché se sei territorialmente incompetente, devi far decidere chi lo è. Perché ti devi astenere dall'inizio da un'inchiesta nella quale potrebbero trarre vantaggio, anche latamente, tuoi parenti. Perché se a questo ministro chiedi un favore e lui non te lo accorda, poi il tuo atto potrebbe essere preso come una ritorsione. Se hai raccolto abbastanza prove che suffraghino le tue ipotesi di reato, non c'è nessun motivo perché un PM diverso da te non decida quello che anche tu ritieni sia giusto che venga fatto. Se non fai tutto questo, l'inchiesta nasce monca, e viene colpita non solo la tua credibilità, ma quella di un'intera categoria. Che potrebbe venir tacciata di Torquemadismo solo perché ti sei comportato da idiota. Soprattutto, in questo modo ti sei sì conquistato le prime pagine dei giornali, ma hai fatto in modo che il clima intorno all'inchiesta sia così pieno di sospetti che chi dovrà decidere non potrà che farlo a favore dell'imputato. Il quale (Mastella) è stato nominato ministro della Giustizia senza alcun motivo, se non la competenza "territoriale" - a Roma via Arenula, sede del ministero, è a pochi passi da Largo Argentina, dove si trova l'Udeur - ma rischia di diventare un martire, quando tra pochi mesi quando l'inchiesta verrà archiviata. E di ritornare su uno scranno dove merita di sedersi esattamente come la volpe merita di stare a guardia del pollaio.

E' questa la differenza tra '92 e 2008. Oggi, anche un cieco vedrebbe che la politica ha molti più argomenti di ieri per criticare oggettivamente il comportamento della magistratura. In più, la proliferazione di elementi di indagine che per la loro stessa natura sono spesso difficilmente interpretabili - le intercettazioni telefoniche - rischia di rivelarsi un boomerang di dimensioni colossali. E permettere a un ministro della Giustizia di fare dichiarazioni eversive ("non fidatevi di certi Gip"), ricevendo in cambio solidarietà perché la guerra tra politica e giustizia sta arrivando al più alto livello di recrudescenza mai registrato. Quello in cui saltano le marcature, tutti sono contro tutti e nell'opinione pubblica rimane nella testa la diffusa sensazione che a vincere siano sempre i paraculi, anche quando - scusate la semplificazione - a vincere è il giudice X, o il politico Y. Insomma, i due contendenti arrivano a questo "scontro finale" esattamente come Rocky e Ivan Drago nell'ultimo round dell'incontro della vita. Si menano botte una più forte dell'altra, ma intanto si tengono in piedi l'un l'altro con la mano libera. Forse sì, tra il '92 e il 2007 di differenza ce n'è poca. Ma soltanto se si ricorda che la storia ritorna sempre, ma la prima volta come tragedia. La seconda, in forma di farsa.
 
(nella foto: ingresso dell'hotel Rafael ai bei tempi che furono)

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ritratto di Gregorj
 

Gregorj, applausi:

Una campagna mediatica di dimensioni epocali ha permesso di far entrare nella testa di una percentuale non indifferente della gente che i magistrati sono dei pazzi asserviti al potere politico. E questo non è vero, almeno per il 99% dei casi. Ma la classe giudiziaria di errori in questi anni ne ha commessi a bizzeffe, tanto da riuscire a far perdere tutte le certezze anche ai suoi sostenitori più accesi.

Mi rimane solo il cruccio che la nostra Magistratura - se è composta come dici per il 99% dei casi da persone serie - non abbia avuto il coraggio (o la forza o gli strumenti) di denunciare e cercare di eliminare o quantomeno mettere in condizione di non nuocere, gli elementi marci che ne hanno incrinato l'immagine.

La mia opinione è che anche la Magistratura stessa sia niente altro che emanazione della politica e ne condivida i mali (primo tra tutti la lotta per il potere fatta dalle correnti) per cui sia incapace di auto-curarsi e di rimediare ai casini che ha fatto negli anni passati.

Come ho detto, potrebbero anche essere le regole o le procedure ad essere la sorgente del male e, poichè queste regole deve cambiarle la politica siamo certi che non sia facile cambiarle. Eppure non ho mai sentito, nelle innumerevoli giaculatorie di questi anni, qualcuno che denunciasse questo problema. C'è sempre e solo stato l'ostensione del feticcio dell'"indipendenza" che però nessuno ha spiegato in cosa consistesse se non in una cosa che rasentava l'incontrollabilità della Magistratura da parte dell'unico organo che - al momento secondo Costituzione - è preposto al suo controllo, ossia quella schifosa accozzaglia di cialtroni che si chiama Parlamento.

Questo post è un "attentatuni" all'insegna della trasversalità di giudizio nei confronti di noi frontisti. Di ampio respiro e sapiente regia nel saper dove colpire, sia su di un versante (le colorite immagini di mignotte e coca, Balsamo e Citaristi perdonate lui) che sull'altro (la possente e però raffinata messa in burletta della inchiestona pastetta di Capua a Vetere, in un quadro sì realistico da veder spuntare persino il maccarone in bocca al querulo giudice che sta lavorando per lui), vince il premio Paolo Mieli prima quindicina del 2008.
Promettente.

@ ricchiuti
premio Mieli? rasp rasp (grattatio pallorum non est artifizium, sed bona res contra malefitium)
@ L.Mollea:
grazie, e hai ragione su tutto. Ma la questione della riforma è troppo complessa per finire in mano a gente così...

Monetine, monetine, monetine!

ps> infatti per antispam devo scrivere craxi...un segno!

Meno male che per le mie crisi di astinenza ogni tanto ci sono queste ospitate.

Sull'articolo, nulla da aggiungere.
La chiusura è sconfortante, ma tristemente vera.

Un sorriso indaffarato, ma che non dimentica...
^_^
Mister X di Comicomix

Non mi curo delle beghe tra magistronzi e politicazzi. Rimpiango i tempi di Cicciolina in Parlamento. Mi risulta che anche allora c'erano le manette, ma molto più divertenti.

ooops, per un attimo mi è sembrato di essere su giornalettismo, scusate, scusate
:D

> per un attimo mi è sembrato di essere su giornalettismo

Eh già, ci mancavamo soltanto io, il giamba e quell'altro come si chiama... juppes?

Nel merito: sui giornali e in tv di tutto si è parlato, tranne che di molti particolari chiave quivi elencati. Persino a me, ignorante in legge, la questione della incompetenza territoriale aveva fatto fare un saltino sulla sedia. Pare che molti cronisti non abbiano avuto la stessa reazione.
Resta l'impressione in questo paese,e specialmente in certe regioni, in cui il rapporto tra potere dei partiti e gestione della cosa pubblica sia talmente distorto che anche l'azione della magistratura non riesca ad essere ortodossa.
Extremis malis, extrema remedia ( e complimenti a G. per il premio Mieli!!! :p )

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