
Anche per la stagione autunno-inverno di quest’anno si conferma la moda di occupare strade, autostrade, stazioni ferroviarie e qualsiasi luogo pubblico dove si possa creare disagio a chi non c’entra una mazza e mettere la conseguente pressione alle controparti.
Tanto, un giudice che ti manda a casa col premio per l’alto valore sociale e morale del gesto non si fa fatica a trovarlo. Quindi, ecco sbocciare in anticipo sulla stagione gli scioperi spontanei dei metalmeccanici che sciamano disordinatamente sulle vie di comunicazione nazionali con le loro carabattole costringendo la società autostrade a chiudere il tratto Ancona-Loreto per la gioia di chi si trovava da quelle parti e di chi aveva in animo di passarci. Stessa musica a Mestre con traffico ferroviario bloccato e passeggeri che, suppongo, non abbiano perso l’occasione per cambiare piani avendo la possibilità di rinunciare ad un banale viaggio a favore di una esperienza di condivisione della battaglia salariale della classe operaia.
Le forze dell’ordine, ovviamente, osservano la situazione con l’indifferenza che gli è imposta dalle regole folli di questo paese e “presidiano” i luoghi dei blocchi. In poche parole, partecipano da lontano al pic nic senza poter muovere un dito.
Intanto, mentre chi subisce l’ennesimo sopruso travestito da battaglia sociale trascorre il suo tempo sperando che si trovi un accordo, il governo “auspica”: auspica che la trattativa si concluda nella sede naturale, cioè in Autogrill.
Film già visto, trama logora che si ripete all’infinito con le parti in causa che denunciano le altrui irricevibilità e vanno da papà governo a chiedere l’apertura di un tavolo, possibilmente vista mare.
E il papà accorre convocando Federmeccanica perché è il papà che decide cosa deve offrire alla controparte (“Quando parliamo di retribuzione, parliamo di potere d’acquisto” – Damiano dixit) aggiungendoci che un qualche peso ce l’ha anche la diminuzione della pressione fiscale. Quei diavoli di Federmeccanica dovrebbero diminuire le tasse, Sant’Iddio!, che così non si può andare avanti.
Il papà, come suggerisce Giordano digrignando la dentiera, mica può essere neutrale, specie quando negoziano due controparti private: la sua la deve dire, e non ha vergogna a dirle con le parole di Amato che si riportano lettera per lettera:
«Sono solidale con il mondo del lavoro metalmeccanico. Gira, gira, il problema della produttività lo paga sempre Cipputi. Non voglio incoraggiare Cipputi a ignorare il problema della produttività, ma finisce che è lui che paga le infrastrutture che non ci sono, le discariche che mancano, i processi che durano 10 anni. Tutti costi che alla fine gravano sui costi delle imprese che poi dice a Cipputi: pagali tu».
Chissà cosa ne pensa lo psichiatra che ha in cura Topo Gigio in versione Ministro dell’Interno: forse viene da lì il suggerimento di esprimersi secondo l’istinto senza curarsi eccessivamente della coerenza logica del discorso. Che, tradotto per chi non abbia tempo e voglia di risolvere la sciarada, dice più o meno che non si può chiedere sempre agli operai di pagare i costi dell’inerzia politica, ma bisogna chiederlo ogni tanto anche alle imprese, sulle quali quei costi gravano già parecchio.
Ancora troppo difficile? Capisco, ma meglio di così non si può interpretarlo e occorre l’atto di fede: questa gente ha responsabilità di governo, è bene ricordarlo.
Ci sono dei posti dove dichiarazioni di questo livello non portano alle dimissioni, ma direttamente in sanatorio: qui, invece, ti ergono a grande statista e finiscono sui giornali nella sezione economia.
Del resto, dobbiamo rivendicare orgogliosamente le peculiarità del modello Italia e ricordare al resto del mondo che qui si sperimentazione sociale più che politica e che potrebbero anche ringraziarci per la disponibilità a sobbarcarci gli enormi costi che comporta la ricerca di un’alternativa al buon senso.
Non vi chiediamo di contribuire, ma lasciateci lavorare che potrebbe convenire a tutti. Un domani, forse, ci direte grazie. Nel frattempo, guardateci pure con due occhi così e prendeteci pure per il culo.
Loro non capiscono che qui dobbiamo ricomporre le divisioni nel mondo padronale, che l’immobilismo di Federmeccanica paralizza la trattativa e che gli operai, pronti a fare il salto verso la qualifica di impiegati, non possono pagare anche questo.
E, come sempre, visto che Tizio non può pagare e Caio nemmeno, finirà che pagheremo tutti. Anzi no, pagheranno i soliti stronzi.
(Nella foto, momenti di negoziazione)














speriamo di no:
ho appena postato qualcosa sull'argomento, cribbio! :-) :-) :-)
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