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La libertà muore in macelleria

Comincio a pensare che sia arrivato il momento di fermarsi a riflettere sulla necessità di esportare democrazia perché, a quel che si dice, pare che cominci a scarseggiare pure in Occidente. Se anche la perfida Albione sterza decisamente verso la collettivizzazione forzata del diritto dei singoli individui, significa che abbiamo un grande problema.

Già ad inizio d’anno, il primo ministro non eletto Gordon Brown si era distinto per la trovata di mettere a pagamento le cure mediche per gli obesi, considerati soggetti pericolosi dal punto di vista sociale in quanto portatori di un modello di comportamento non in linea con i desideri dello Stato.

Siccome certe idee, specie quando non trovano una resistenza convinta, si portano appresso il rilancio verso sistemi sempre meno liberi, ecco che Mr. Bean torna alla carica prendendo ispirazione da quanto già avviene in Italia, paese notoriamente allergico alle libertà individuali.

Anche di là dalla Manica, quindi, sembra che verrà adottato il meccanismo del silenzio assenso per incrementare la disponibilità di organi da prelevarsi sui cadaveri – sempre sperando che siano effettivamente tali – per trapiantarli sui circa mille pazienti che muoiono ogni anno dopo una vana attesa.

L’operazione che ha in mente Brown è veramente impressionante e dovrebbe far riflettere quei pochi che ancora credono ad una rivoluzione liberale: se anche paesi che possono vantare una tradizione plurisecolare nel campo non si fanno più alcuno scrupolo nel ridurre le libertà dei propri cittadini, significa che siamo di fronte ad un declino inarrestabile della qualità della classe politica che non risparmia nessuno. Pazienza per i cittadini di quei paesi che sono abituati ad essere considerati proprietà collettiva e soldatini al servizio del bene comune usi a combattere senza risparmio per la solidarietà coatta, ma per coloro che sono meno avvezzi a confrontarsi con chi prova a nascondere la propria incapacità dietro alla maschera dell’imposizione, dev’essere una scoperta poco tranquillizzante.

E, soprattutto, è una notizia poco rassicurante anche per i “dissidenti” esteri, come chi scrive, che hanno sempre guardato a quelle sponde come modello a cui non dico arrivare, ma almeno tendere. E’ ovvio che, se si spengono i fari, non ci sarà speranza alcuna di arrivare sani e salvi in porto.

Con buona pace dei sostenitori della solidarietà sociale a tutti i costi, il sottoscritto fa una certa fatica a rassegnarsi all’idea che, un giorno o l’altro, saremo tutti destinati a diventare proprietà dello Stato il quale, dopo che saremo ufficialmente morti, sarà libero di scatenare i suoi macellai a prelevare qualsiasi pezzo corporeo ritenuto utile al bene comune gettando il resto.

Quindi, pare di capire, dopo la morte la collettività erediterebbe la proprietà di ogni singolo corpo potendo farne ciò che desidera: allora, se così è, sia la collettività a pagare le spese dei funerali o a trovare il sistema di smaltimento dei residui inutili. Magari, in un bell’impianto di compostaggio. Il tutto nell’ipotesi che uno sia effettivamente morto e fuori dalle tentazioni che qualcuno potrebbe farsi venire nel momento in cui i miei polmoni, che oggi non valgono al kilo il prezzo di un filetto, acquisissero improvvisamente una valore di molto superiore per chi lo voglia e per chi avrebbe a portata di bisturi l’occasione di arrotondare lo stipendio.

Sia chiaro, trovo personalmente lodevole la decisione di chi sceglie di autorizzare l’espianto dei propri organi a favore di altri, ma considero assolutamente fuori luogo che una decisione di coscienza che è di pertinenza esclusiva del singolo venga violentata dall’introduzione di meccanismi che, oltre tutto, sono un obbrobrio giuridico.

Ma chi l’ha detto che il silenzio equivalga all’assenso? Chi tace non acconsente. Chi tace non dice niente, cioè né sì né no. E, nell’incertezza, visto che mi sembra il minimo sindacale che su certe decisioni ci debba essere l’espressione esplicita del consenso, si propende per il no.

Il problema non è di secondo piano perché, al di là della sua applicazione su decisioni così delicate, l’accettazione di questo principio giuridico apre nuovi ed imprevedibili orizzonti alla sua estensione anche ad altri momenti di scelta, magari che si verifichino in vita. Uno che non risponda al telefono quando un call center intenda offrirgli un treno di salumi, aderisce automaticamente all’offerta? Gli astenuti alle elezioni, votano automaticamente per il partito che ha raccolto il maggior numero di voti validi o in proporzione ai voti ottenuti da ogni singolo partito? E potrei continuare, perché l’idea di dare per scontato che chi sta in silenzio dica per forza di sì può portare veramente lontano. Probabilmente, fino oltre il ciglio del burrone verso il quale tutti noi, come lemmings, ci dirigiamo ad alta velocità e senza fare, e farci, domande. Poi, però, al momento del salto, se sento qualcuno che si lamenta, lo spingo io.

(Nella foto, negozio liberale)

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ritratto di Mthrandir
 

Concordo in tutto.

Metti che un qualche mio organo, facendo tutti gli scongiuri del caso con annessi toccamenti di parti nobili, si renda così disponibile per salvare la ghirba - che so - di un Pecoraro Scarso (oppure anche di un Bondi) ......

...... come potrei anche solo pensare rendere un tal cattivo servizio all'umanità (che pure probabilmente meriterebbe una punizione del genere)?

Devo assolutamente ricordarmi di esprimere per iscritto il mio dissenso a norma di legge .... :-)

"Poi, però, al momento del salto, se sento qualcuno che si lamenta, lo spingo io."
Ti do volentieri una mano...

ErreBi, tu sei un pericoloso sovversivo:-)
Pensa se accadesse l'inverso e fosse il cervello di Pecoraro - o quello di Bondi - a migrare nel tuo cranio:-P
Luciano, la fila non è lunga e ogni aiuto è bene accetto:-)

> Pensa se accadesse l'inverso e fosse il cervello di Pecoraro

Così avrebbe due peni.
La penso esattamente come te, Mthrandir. Credo che lo stato non debba farci essere più buoni per forza.

Il punto è che non ne ha alcuna possibilità. Lo può imporre, ma mica significa che uno è più "buono", meno che mai obbedendo ad un diktat che lo riguarda dopo morto. Ma sono fiducioso che ne vedremo delle belle anche prima:-)

Come al solito ho perso un pezzo. Come diamine siamo passati da "gli obesi sono responsabili di essere obesi" a "ti espiantiamo tutti gli organi quando ci pare, quando ci piace, morto o non morto"?
Mi aggiornate per favore? :-S

capemaster scrive:

Credo che lo stato non debba farci essere più buoni per forza.

Come ad esempio capita già con lo smaltimento dei rifiuti campani altrove...

A parte le facili ironie (le mie per prime) quel che non mi è possibile accettare è l'idea stessa di Stato "Buon papà" che abbia il diritto-dovere di stabilire che cosa sia eticamente corretto.

Rivendico invece il diritto di decidere da me, fermo restando l'invalicabile limite della libertà altrui (in un quadro di poche e chiare regole, condivise anziché imposte), ciò che voglio essere e come intendo interagire, senza che sedicenti possessori della verità (arroganti idioti col fuoco al culo) si permettano di farlo al mio posto, in nome di una qualche masturbazione ideologica.

Sono proprio un pericoloso anarcoide antisociale ...... :-)

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