
Luca Casarini è stato condannato a recitare un’Ave e un Pater poiché ha peccato, ma in nome di un fine nobile e meritevole. Non è la sentenza di un confessionale, ma quella del tribunale del popolo di Padova che, nel riconoscere la colpevolezza del leader no global del reato di interruzione di pubblico servizio, mitiga la sentenza riconoscendo al reo l’attenuante del particolare valore morale e sociale che ha ispirato l’azione.
Ovviamente, lo scopo fu altamente morale e sociale perché Casarini, assieme ad altri intrepidi eroi, a rischio della propria vita e con assoluto sprezzo del pericolo, bloccò il transito ad un treno che trasportava materiale bellico alla base americana di Camp Darby quando la guerra in Iraq faceva ancora notizia.
Finalmente una bella notizia e la conferma che la giustizia italiana, stanca di dispensare equità in nome di chi non esiste, cioè del popolo italiano, sceglie di elevare la propria rappresentanza fino alla seggiola che sta alla destra di Dio, scalzandovi lo storico occupante.
E’ un bel progresso, corre ammetterlo, perché una sentenza emessa in nome dell’alta morale e della finalità sociale vale assai di più di condanne e assoluzioni stabilite per conto di chi, su questa terra, passa e se ne va. Per Casarini, invece, la decisione del tribunale è più ambiziosa perché, quando sono in gioco principi altissimi, la condizione materiale di reità o di innocenza non risolve la questione e si rende necessario l’approfondimento per capire se una violazione della norma laica comporti conseguenze anche per l’anima del colpevole.
E qui la valutazione esce per forza dall’analisi cruda e asettica del codice penale, ma va profondamente meditata soprattutto la ragione etica del gesto per evitare che una condanna inflitta in virtù di una regola umanamente imperfetta possa in qualche modo compromettere la salvezza dell’anima dell’imputato escludendolo dal premio ultraterreno della contemplazione del volto divino.
Inevitabile, quindi, che il giudice, in casi come questi, debba spogliarsi della toga laica, indossare i paramenti, raccogliersi in meditazione per prepararsi al contatto soprannaturale col depositario del Verbo e, finalmente, riceverne l’illuminazione santissima.
Può darsi che siano i primi vagiti della tanto promessa, e mai realizzata, riforma del sistema giudiziario italiano e i primi incoraggianti segnali che, in futuro, il giudizio del Tribunale verrà emesso da un giudice salito al ruolo di Giudice Supremo Custode della Morale Collettiva.
La sentenza che riguarda Casarini, quindi, ha una conseguenza rivoluzionaria che, per altro, era già stata anticipata dalla reverenda Forleo un paio d’anni fa, prima che salisse anima e corpo nell’empireo dei martiri.
D’ora in avanti il codice penale dovrà recepire i Valori della Morale e i Coretti Principi della Convivenza Sociale e sarà chiamato a stabilire se la violazione della regola sia una banale disubbidienza o se, al contrario, possa costituire offesa al Solenne Principio Universale.
Chiaramente, ogni Giudice Supremo sarà libero di dare il proprio responso secondo la Sua personale convinzione politica, religiosa o calcistica a seconda del reato contestato al suddito. O in base alla risultante della somma di tutte le convinzioni per cui non dovremo stupirci se un omicida verrà condannato ai lavori socialmente utili perché accoltellare un interista potrebbe essere considerata azione comunque rispondente ad una comprensibile frustrazione dovuta alla diffusa percezione di ingiustizia subita dalla tifoseria bianconera.
Coraggio, popolo! Ora è finalmente arrivato il momento di attingere a piene mani al diritto di mettere in pratica qualsiasi azione che la nobiltà di scopo possa giustificare agli occhi del Tribunale di Dio. Basta con le estenuanti trattative sindacali col padronato e mano alla pistola, che uccidere uno sporco sfruttatore capitalista è atto di particolare valore morale e sociale. Si rischia, tutt’al più, una contravvenzione per disturbo della quiete pubblica.
«Apprezzo l'attenuante speciale perché fatta valere in un momento in cui tutto ciò che accade viene trasformato in atto da codice penale o da galera, invece una società civile deve saper separare gli ambiti e quindi i crimini in senso stretto dalle necessità più alte».
L’avesse detto Ruini o Bagnasco, ora penderebbe da una forca mediatica bersagliato dagli sberleffi “laici” dell’esercito della salvezza che difende gli irrinunciabili diritti della società e l’indipendenza dello Stato, quello con la “S” maiuscola. I quali, immagino, non avranno difficoltà a battere le mani a Casson che, con apprezzabile nonchalance, difende l’operato del Giudice Supremo di Padova riconoscendo che lo sconto morale è previsto nel codice penale italiano da tempo immemore, cioè dai giorni della dittatura fascista. Alla quale, mi par di capire, vada tributato il doveroso riconoscimento per aver introdotto un principio così civile che nessuno – destra, sinistra o centro - ha mai sentito il bisogno o l’urgenza di modificare.
«Questa sentenza è un’arma per la battaglia contro tutte le guerre».
Tutte, tranne quella che qui è la preferita e che nessuno vuol smettere di combattere. Quella di religione.
(Nella foto, momento di grande valore morale)














Quando stamattina venendo a lavoro ho letto quella locandina... SONO INORRIDITA. Ben venga la mia scelta di smetterla di venire qui in treno (che fra scioperi, ritardi e suicidi, passava un giorno sì e quattro no), ma devo dire che la sentenza che avrei voluto vedere è più o meno:
Casarini sarà lasciato in una stanza non sorvegliata per 5 ore con tutti i PENDOLARI presenti quel giorno in stazione.
Non so se mi spiego. Che poi, se lui ha quell'idea, buon per lui. Per tutti quelli che si ricordano, invece, che l'Italia sarebbe ALLEATA degli Stati Uniti (e lo era durante la Guerra del Golfo), e che magari apprezzavano pure la cosa, quel tizio è solo un cialtrone!
Vaalyah, sai benissimo che in particolare su quel tipo di argomenti, hai il mio PIENO sostegno!
E il tizio non è solo un cialtrone...è uno dei tipici frutti dell'educazione sinistrorsa italiana, quella che alleva i figliuoli secondo i principi del faccioilcazzochevoglio, esecuzione pratica della teoria del tutti diritti, nessun dovere.
La cura giusta sono i lavori forzati ad oltranza.
Domani prendo una catapulta e sfondo una vetrina a caso di palazzo bruno caccia. Però il sasso (di almeno 20kg) lo avvolgo in un bel cartoccio formato A0 su cui scriverò ben visibile
AVETE ROTTO IL CAZZO
(UTILE CRITICA SOCIALE)
sentenza da marziani in un regime comunista!
grazie per l'informazione però!
see u,
Giangiacomo
Sentenza alquanto interessante e sicuramente illuminata, basata su un'altissimo senso di giustizia che trascende l'umana miseria intellettuale .......
....... adesso nessuno rompa il cazzo se domani faccio saltare in aria Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo Chigi, il Quirinale e quant'altro mi venga in mente, in nome di valori etici superiori, da me insindacabilmente scelti come guida e luce verso un mondo migliore ......... :-))))
Senza parole
Un pot–pourri schifosamente amalgamato di diritto e morale, in cui i giudici, notoriamente esperti della prima, non solo debordano ciecamente nella seconda, ma ne accettano a priori ed a insindacabile giudizio il valore.
Si analizzi la morale, attentamente in ogni sua parte, senza darla per scontata, e poi si veda se genera attenuanti o aggravanti.
Cose da pazzi.
Signori e signore, mi spiace dovervi riferire di tali eventi, ma questa è la filosofia della cosiddetta giustizia all'amatriciana. Mezzo confessionale e mezzo cavillare bizantino con la voglia incontrollabile di dimostrarsi civilmente superiori al resto del mondo. Il quale ci osserva con aria divertita come si guarderebbe ad un esperimento di laboratorio coi topi fluorescenti. Siamo fenomeni da baraccone, ma non lo sappiamo.:-)
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