
Non so perchè continuo a comprare la carta igienica stampata col logo del Corriere. Forse è un modo inconscio per espiare qualche grave delitto commesso in una vita precedente. Ieri mi capita di leggere, a proposito di supposte similitudini tra il caso Alitalia e la vendita di Alfa Romeo, questa lettera al direttore (minuscolo) e ho rischiato lo svenimento quando ho letto che Romano (Sergio) sostiene che Romano (Prodi), nella vendita dell'Alfa Romeo, usò strumenti di mercato. Affinchè il popolo sovrano si renda conto di come il mercato recitò la sua parte nell'operazione, ecco la ricostruzione della vicenda che i pennivendoli non racconteranno mai e poi mai.
E dopo che l'avete letta, sempre che ne abbiate voglia, ditemi un po' se comprereste una macchina usata dal Presidente del Consiglio in carica (sia chiaro, la scelta di Air France mi trova favorevole, per cui non mi si rompano gli zebedei citandomi Formigoni).
"Alla fine dell’85 l’IRI, ma solo nella testa di Prodi, va uscendo dal tunnel delle perdite eterne che ne hanno caratterizzato le gestioni precedenti. Il come, per chi ha seguito le puntate precedenti, è noto. I giorni radiosi, però, non riguardano la gloriosa Alfa Romeo che è in crisi nera da più di un paio di lustri.
L’Alfa appartiene all’IRI via Finmeccanica (Fabiano Fabiani, che la presiedeva, è quello che avrebbe dovuto andare in RAI al posto di Petroni [n.d.M.]) e può permettersi di restare attiva soltanto grazie alle robuste iniezioni di fiducia (sotto forma di denari pubblici) che l’IRI dirotta sui bilanci di Arese. Per protestare contro questi sprechi, non si registrano occupazioni degli stabilimenti e nemmeno invasioni pacifiche dell’Autostrada dei Laghi. Allegramente, si tira a campare perché, tanto, passa Pantalone a saldare i conti. Il soggetto meno felice di tutti è il Governo, cioè la rappresentanza di coloro che pagano (i cittadini).
Si decide, dunque, che sia giunta l’ora di vendere. Finmeccanica si muove e prende contatti sia con Crysler sia con FIAT. La risposta è un gentile due di picche, anche perché si tratterebbe di comprare un rottame industriale per di più in perdita cronica. Nel solo biennio 1985 – 1986 le perdite ammontano a circa 1.000 miliardi, ammortizzate parzialmente con 615 miliardi dall’IRI. Ma la voragine effettiva è di 1.485 miliardi e per coprirla ha richiesto 1.388 miliardi complessivi di trasferimenti “pubblici” (a partire dal 1979).
Come nelle favole, spunta dal nulla un’offerta di acquisto da parte della FORD la quale, probabilmente, ritiene che si possa usare un marchio di grande tradizione e una casa con clienti affezionatissimi per sbarcare in Europa. Anche a costo di doverla strapagare. L’offerta, infatti, è di ben 3.300 miliardi (secondo alcune fonti 4.000) per acquisire gradualmente il pieno controllo entro 8 anni, piano di investimento di 4.000 miliardi per il quadriennio successivoall’acquisto, ottime garanzie per coloro che risultano impiegati nel carrozzone. Unica condizione, restare in società con Finmeccanica per almeno un quadriennio perché è vero che sono americani, che hanno i quattrini, ma non sono scemi. Sanno benissimo che il giorno in cui Finmeccanica uscirà definitivamente salteranno gli interessi della “politica” a sostenere il progetto e la FORD si troverà sola. L’offerta viene formalizzata il 30 settembre del 1986 e resta valida fino al 7 novembre dello stesso anno. Nessuno fiata. Non i sindacati, non il Partito Comunista, non i lavoratori. E’ chiaro che fiatare di fronte a questo autentico colpo di "culo" non conviene a nessuno.
A nessuno? Invece no, Romano Prodi si fa cogliere da uno dei suoi numerosi scrupoli, che sconfinano spesso nell’eccesso di zelo quando si parla di amici, e informa carinamente Romiti dell’offerta ricevuta. Nulla di male, magari lo fa per forzare politicamente la mano alla FIAT e ottenere un . Che, puntualmente, arriva il 24 di ottobre. Ora, qualunque persona dotata di normale buon senso, all’apertura della busta della FIAT avrebbe avuto un attacco di riso isterico e avrebbe respinto al mittente una controproposta così formulata:
1. Prezzo di acquisto: 1.050 miliardi, in 5 rate, prima rata nel 1993!(prezzo reale di acquisto tra i 300 e i 400 miliardi);
2. Investimenti: 4.000 miliardi entro il 1995!;
3. Posti di lavoro: da tagliare per recuperare competitività!
Il “pregio” dell’offerta, che in soldoni è molto inferiore a quella americana, è che la FIAT scarica da subito Finmeccanica (magari perché conta di tenersi i conferimenti “pubblici” e perché, al contrario degli americani, i suoi contatti con la politica ce li ha lo stesso).
Il 6 novembre indovinate un po’ chi si aggiudica l’Alfa Romeo?
Ma è ovvio, la FIAT! E perché? Perché il piano FIAT è meno rischioso di quello FORD. Così la pensano i soloni dell'economia e della politica italiani. E lo ribadisce nientemeno che la Commissione Europea, sulla base della documentazione fornita dal Governo Italiano (nota bene) poiché sostiene che è si vero che la FORD pagherebbe di più, ma parte del prezzo dipenderà dai risultati futuri del progetto di ristrutturazione aziendale. Quindi, siccome si sa come sono gli italiani, i rischi che finisca in vacca sono elevati. Un autentico capolavoro, specie perché, alla luce dei fatti successivi, il successone FIAT è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia la Commissione Europea (stesso link), alla quale la FORD si è rivolta, condanna Finmeccanica (e quindi l’IRI, visto che Finmeccanica paga con soldi non suoi, ma dell’Ente, cioè dello Stato) a restituire i quattrini disinvoltamente ficcati nei bilanci della ormai ex proprietà del Gruppo: 615 miliardi di rimborsi, la condanna più alta mai inflitta fino ad allora per pratiche di aiuto di Stato in violazione alle normative della Comunità. Sarà questo uno dei record di cui Romanone va tanto fiero?"
(Nella foto, logo)














mah... domanda per aspiranti assessori comunali:
il fatto che la giuBBe abbia comprato dal comune di Torino lo stadio delle alpi per 25 milioni pagabili in 5 rate, e non ne abbia versata ancora nemmeno una, in attesa che Pantalone finanzi i lavori di ristrutturazione e adeguamento, se non di rifacimento completo è spia di uno o più delle seguenti ipotesi:
- la giuBBe ha studiato il caso Alfa Romeo, con ripetizioni private in casa
- la giuBBe fa parte più o meno esplicita del gruppo fiatte
- la giuBBe è società privata quotata in borsa che gode del diritto divino di deroga al divieto di aiuti pubblici
- prodi e chiamparino sono compagni di merende
- lapo elkann non ha ereditato i vizi del nonno, ha ereditato tutte le virtù
come esercizio finale, aggiungere nel luogo appropriato le parole "ma anche", in modo da accontentare anche le congiunzioni in quota PD
La giuBBe è semplicemente la giuBBe. E vanta tra i suoi simpatizzanti anche Uolter, mi pare. Il che chiude il cerchio di illazioni.:-)
purtroppo gli italiani non sanno la vera storia del manigoldo. Lui e la sua allegra brigata stanno comunque preparando un colpo a sorpresa. Faranno ritornare attivo il Vesuvio. Si ormai penso che gli manchi solo quello da fare. Buon uicchend e.... w giubbe....
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