
Napoli affoga nella merda? Tranquilli. Guido Viale, ex leader di Lotta Continua ed “apprezzato” economista impegnato nel campo della sostenibilità ambientale, ha pronta la ricetta per uscire dall’emergenza. E si tratta di un’idea geniale nella sua sconcertante semplicità: basta imporre una tassa sulle bottiglie di plastica.
Certo, non come unica alternativa possibile perché non basta aver bruciato quattromila miliardi di vecchie lire in quattordici anni per non risolvere il problema ed aver accumulato più di mezzo miliardo di euro di debiti e non basta pagare un milione al giorno per spedire la spazzatura in Germania dove viene smaltita per produrre energia. No, ci sarebbe il piano B, cioè l’idea a potenziare la raccolta differenziata, cioè un bel lavoretto gratuito di preselezione dei rifiuti svolto dalla cittadinanza a favore dell’amministrazione pubblica che, con calma, si prenderà il disturbo di passare a raccogliere. Se e quando gli va, come si conviene alle aziende di servizio pubblico.
Ma l’economista non si accontenta di così poco, perché ci sarebbe anche un’emergenza da affrontare e quindi bisogna agire con fermezza vietando in tutta la regione la vendita di prodotti imballati, almeno fino al ritorno alla normalità.
Sensazionale intuizione quella di Viale, soprattutto semplice da mettere in pratica perché andare a fare la spesa con la brocca e con le scatole di latta da riempire di quello che sta dentro le confezioni è faccenda che si realizza in un attimo. Oddio, ci sarebbe un problema irrisolto, e cioè se l’obbligo debba estendersi anche ai produttori che i lotti destinati al mercato campano dovrebbero consegnarli sfusi se no il progetto crolla: infatti, se la merce vien tolta dagli imballaggi al supermercato, il problema resta intatto variando unicamente il luogo fisico di produzione della spazzatura.
Però è un dettaglio sul quale l’esperto si è messo al lavoro e confidiamo in una soluzione a breve. Il messaggio per la classe politica partenopea è chiaro: qualcosa di ragionevole si può fare, e subito, per uscire dall’impasse, magari guadagnandoci qualcosina visto che, sull’argomento, la buona amministrazione di della banda Bass..olino e Iervolino ha sempre mostrato un certo interesse.
Interesse che continua a sfuggire alla magistratura le cui indagini si svolgono a ritmi assai più compassati di quelli di Calciopoli e i cui risultati sono meno entusiasmanti di quelli raggiunti intercettando scemette in bikini a caccia di notorietà.
Evidentemente, l’argomento non è abbastanza importante e non ha lo stesso fascino delle due indagini principali, però quattordici anni per capire chi abbia sputtananto una cifra da capogiro sembrano un filino troppi.
Così, poi, non ci si deve stupire se si risolvono a mandare la polizia a sfondare le barricate erette per strada da gente incomprensibilmente esasperata. E dico che si tratti di rabbia ingiustificabile perché questi amministratori se li rieleggono costantemente con percentuali bulgare da più di un decennio: il luogo comune reciterebbe che chi è causa del suo male debba piangere se stesso, e in questo caso non si può liquidarlo come banale.
Probabilmente la “concorrenza” non avrebbe fatto meglio, ma manca la controprova. Il fatto sicuro è che Bassolino e la Iervolino, con la cortese collaborazione bipartisan dell’amministrazione centrale dello Stato, hanno intasato di soldi i conti delle pubbliche casse locali e hanno quanto meno assistito alla dilapidazione del tesoro senza dire “bao”.
Anzi, annunciando tronfi che l’emergenza era finita. Ora giocano a rimpiattino con le responsabilità, affermando che loro – per carità” – non c’erano e, se c’erano, dormivano. Colpa del commissario che noi non c’abbiamo poteri. Ma Bassolino è stato commissario e la Iervolino è sindaco dai tempi di Tiberio Gracco. Risulta a qualcuno una denuncia, una lamentela, un distinguo? No, di emergenza in emergenza hanno cavalcato la tigre e adesso fischiettano simulando indifferenza. Tanto c’è Guido Viale e la tassa sulle bottiglie: nuovi fondi all’orizzonte, nuove emergenze, nuovi piani. Voglion dire, per cominciare, nuovi “investimenti” e nuovi “posti di lavoro” con la certezza che entrambi subiscano l’inevitabile mutazione genetica e, usciti dal bozzolo, spicchino il volo verso un futuro da “nuovi voti”. Chapeau.
(Nella foto, l’oro di Napoli)














Comprendo che la gente sia esasperata, un po' meno capisco l'atteggiamento pervicacemente "nimby" di quei partenopei che non accettano la riapertura dell'impianto di Pianura per far fronte ad un'emergenza enorme come questa!
Ovvio che, smaltiti i rifiuti ordinari, sarà ora di passare a sbarazzarsi di quelli più pericolosi, inquinanti e costosi: Bassolino e Iervolino.
Sono 15 anni che gestiscono Napoli e dintorname, col risultato di aver dato una mano di bianco sul muro marcio e ammuffito, e nel frattempo essersi ingoiati i ricchi contributi per la mediazione...
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