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Buon anno al lutto ipocrita | La Voce del Padrone
 

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Buon anno al lutto ipocrita

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Dopo la morte del settimo operaio rimasto coinvolto nel rogo delle acciaierie Thyssen, scatta la corsa all’adozione dell’iniziativa più ipocrita. Naturalmente non sono mancate le immediate dichiarazioni dei politicanti, su tutti il più direttamente interessato, cioè Chiamparino. Ma anche gli altri non si sono fatti mancare niente e via promesse e “Mai più stragi simili”, “La sicurezza sarà la priorità”, “Chi ha sbagliato deve pagare”, “Solidarietà alle famiglie”.

Roba trita e ritrita sentita centinaia di migliaia di volte, tanto che si potrebbe tranquillamente affidare ad un registratore la dichiarazione e spingere il tasto “play” alla bisogna.

Come accade altrettanto di sovente, dopo le dichiarazioni di rito comincia la competizione che deve incoronare il re degli ipocriti, cioè quello che ha il fegato di proporre l’iniziativa più spettacolare con scopi simil-solidaristici.

La prima idea, che sa di spontanea e autentica contrizione, viene a Chiamparino in persona dopo la rituale consultazione col Cardinale: festeggiamenti sospesi a Torino e lacrime obbligatorie imposte alla Città che, volente o nolente, dovrà fare la faccia triste e dimostrarsi vicina alle famiglie delle vittime.

Lodevole falsità. Chissà cosa fa stasera Chiamparino a mezzanotte? Verserà lacrime amare contorcendosi nel letto oppure stapperà ugualmente lo spumante? Oppure ci fa l’improvvisata e tiene un bel comizio? Mah, non stiamo più nella pelle in attesa di conoscere le intenzioni del sindaco di Torino.

Delle morti sul lavoro parlerà anche Napolitano, dicono, nel suo messaggio alla nazione: siamo un paese che non cede alla tentazione di tuffarsi nell’emergenza e, se non c’è, spera sempre che qualcuno gliene procuri una.

Ma l’oscar va sicuramente alla libera associazione “Articolo 21” che, nel riprendere l’idea del sindaco di Oriolo Romano, Italo Carones, lancia la campagna per lo spegnimento delle luci a mezzanotte in memoria di tutti coloro che hanno perso la vita sul luogo di lavoro. Una campagna che prende spunto dalla richiesta di uno dei familiari delle vittime che, appunto, aveva chiesto l’esatto contrario, cioè di non spegnere la luce su questa faccenda.

Cose che succedono quando si decide in fretta e furia di partecipare senza aver mai fatto un sol giorno di allenamento della coscienza.

Ma il punto è un altro. Il punto è che è ora di farla finita con le dimostrazioni pubbliche e con i flagellanti di professione che vanno in giro coi loro santini. Il punto è che è ora di rendere efficaci le regole tagliandole e semplificandole in modo da aver ben chiaro chi sia tenuto a fare e cosa sia tenuto a fare.

E’ inutile promulgare un’altra legge – che non sarà scritta sull’onda dell’emotività, giammai! – che vada ad aggiungere alle attuali altre obbligazioni formali destinate a restare lettera morta, ma è ora di scrivere a chiare lettere una regola chiarissima e semplicissima: il datore di lavoro è responsabile della sicurezza sul luogo di lavoro e, se succede qualcosa, a prescindere dal numero di estintori o dalla presenza dei salvavita, ne risponde civilmente e penalmente. Con una contropartita, perché non bisogna prendersi per il culo quando si parla di cose serie: se un lavoratore rifiuta di attenersi alle norme di sicurezza fissate da chi della sicurezza è responsabile, sia passibile di licenziamento in tronco. Sissignori! Perché sappiamo tutti che ci sono delle corresponsabilità e che le scarpe di sicurezza, tanto per fare un esempio, vengono consegnate e mai indossate da chi dovrebbe farlo perché son scomode e pesanti.

Questo significa affrontare seriamente il problema, senza bisogno di disdire concerti o di imporre rosari a città intere che, per una sera, magari vorrebbero anche pensare ad altro.

Si, d’accordo, scegliamo di essere antipatici anche nel giorno dell’ultimo dell’anno, ma chissenefrega. Non è smontando un palco che ci si mette al riparo da altre vittime e non è complicando le regole che smetteremo di andare a funerali evitabili. E allora si lanci la campagna opposta: stasera godetevela, perché dal due abbiamo finito di giocare!

Ma perché qualcuno si decida dovrebbero cambiare troppe cose. Prima fra tutte la peggiore malattia che affligge la classe dirigente italiana, cioè quell’inestinguibile passione per le parole che non lascia un briciolo di tempo per i fatti.

Non me ne vogliano le disgraziate famiglie dei sette operai che, assieme ad altri oltre mille, quest’anno non avranno da festeggiare un cazzo. Ma con gente così chiamata a trovare una soluzione, non saranno le ultime. Buon anno nuovo.

(Nella foto, lacrime?)

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ritratto di Mthrandir
 

santissime parole.
se la miglior legislazione antinfortuni del mondo (cit.) produce tre morti al giorno, cosa ne sarebbe dell'itaglia se non l'avesse adottata?
ah, già, dimenticavo: anche prima della 626 la media era di tre morti al giorno.
i fabbricanti di reti e scarpe antinfortunio sentitamente ringraziano.

p.s. buon anno a tutti

chiamparino suca!!!

"se un lavoratore rifiuta di attenersi alle norme di sicurezza fissate da chi della sicurezza è responsabile, sia passibile di licenziamento in tronco":
no, Mthrandir, se un lavoratore contravviene alle regole la responsabilità dell'incidente DEVE essere sua, non certo di chi le regole le ha imposte e spiegate - nel rispetto della legge - e non ha certamente la possibilità di controllare minuto per minuto che accidenti fa ciascuno dei dipendenti, neanche fosse il Grande Fratello orwelliano!
Del resto, questo SAREBBE lo spirito della 626, salvo poi che qualche ispettore del lavoro o, peggio, qualche giudice militante ne voglia stravolgere il significato, dimostrando ancora una volta - se mai ce ne fosse ancora bisogno - quale sia l'esemplare qualità della nostra magistratura (roba da invidiare i paesi del terzo mondo ...).
Buon anno, comunque.

baron, vedrai dopo che la nuova prioprità sarà affrontata con seria determinazione come cambieranno le cose. Buon anno:-)
Doktor, non sono d'accordo. Visto che roba come l'articolo 18 del santissimo matrimonio non si tocca, ci si prenda qualche rischio a non usare le attrezzature. Ma più distinguo ci metti, più la gente che dici tu si diletterà ad investigare sul come e sul perchè. Se il lavoratore lavora da te, vuol dire che hai controllato e, se non sei buono a controllare, cazzi tuoi. Semplice, lineare. Buon anno:-)

Anche a me, quando ho letto la notizia, sono cadute le "biglie"!
Buon anno "Scheggione";)

Siamo un paese alla frutta, e non abbiamo nemmeno cominciato col primo. Buon anno, Chris:-)

Sai, Mth, i problemi nascono molto spesso dalla non perfetta e personale conoscenza della materia su cui si legifera (oltre che, naturalmente, dalla visione ideologica e burocratica di ogni cosa).
La vecchia normativa sulla sicurezza partiva proprio dal presupposto che il controllo dell'azienda dovesse essere totale e quindi che l'imprenditore fosse responsabile di qualsiasi azione, errore, idiozia commessa da qualsivoglia lavoratore, a meno che non fosse provato (difficilissimo!) il dolo.
Si diceva, infatti, che le attrezzature di lavoro dovevano essere "a prova di imbecille"!
Fortunatamente, con l'andar del tempo, in sede europea ci si rese conto che tale impostazione non era realistica (da un lato vessatoria e dall'altro deresponsabilizzante, quindi meno efficace di quanto sperato) e, di conseguenza, si decise di puntare sulla responsabilità individuale, ovviamente e giustamente inserita in un quadro di sicurezza "intrinseca" del luogo di lavoro.
La nuova normativa elaborata, perciò, lascia al datore di lavoro il compito e l'obbligo di implementare azioni destinate alla diminuzione del rischio e di formare/informare i dipendenti in materia, in un quadro che dovrebbe essere di stretta collaborazione con coloro che tali rischi hanno tutto l'interesse a ridurre.
Naturalmente in Italia il recepimento della direttiva europea,con la legge 626, si è materializzato in maniera troppo burocratica (e troppo poco attenta al vero fine che non è la punizione dei trasgressori, ma la prevenzione di eventi negativi), ma lo spirito è rimasto.
Ecco perché bisogna dare la responsabilità di ogni azione a chi davvero l'ha in capo, ecco perché non mi sento di barattare colpevolizzazioni (anche penali, cazzo!) di questo tipo con la possibilità (pure sacrosanta, ci mancherebbe!) di licenziare gli autori di azioni dalle conseguenze nefaste.
Non mi sembra, cioè, questa una buona scorciatoia per aggirare quel famigerato - ed ovviamente (sic!) solo italiano - articolo 18, per i rischi che comporta ed anche in ragione di un impostazione culturale liberale, che non può prescindere dalla considerazione di meriti e colpe individuali.
Spero di aver meglio chiarito i termini della questione, pur se troppo sinteticamente, con l'ausilio di tanti anni d'esperienza sul campo.
Ancora, buon anno....:-)

applausi, anche il primo dell'anno. Il "mio" sindaco ha perso ancora una volta l'occasione per non dimostrarsi un seplcro imbiancato...

Doktor, capisco le tue argomentazioni alle quali non sono del tutto insensibile, ma resto convinto che il quadretto dipinto non sia realisticamente destinato ad entrare in una cornice. E' vero che esistone responsabilità individuali (e chi, più di me, non fa altro che parlarne ogni giorno?), ma è altrettanto vero che assegnare la responsabilità della "prevenzione" a troppi soggetti, anche ipoteticamente in collaborazione, finisce per diluirla e per azzerarsi. Rimetterla in capo al datore di lavoro forse non è "equo", ma accompagnata dalla possibilità per il datore di liberarsi di chi recalcitra mi sembra una soluzione commestibile. Di sicuro, così com'è la 626 non funziona e complicarla ulteriormente mi sembra una cura inutile:-)
Caro Luciano, hai notizie di dove abbia trascorso la mezzanotte Mr. Chiamparino?:-)

Mthrandir scrive:
Ma il punto è un altro. Il punto è che è ora di farla finita con le dimostrazioni pubbliche e con i flagellanti di professione che vanno in giro coi loro santini. Il punto è che è ora di rendere efficaci le regole tagliandole e semplificandole in modo da aver ben chiaro chi sia tenuto a fare e cosa sia tenuto a fare.

92 minuti di applausi! Assolutamente il mio identico punto di vista.
Queste IPOCRITE manifestazioni di solidarietà spiccia non servono ad un cazzo! Sicuramente non ai poveracci vittime degli incidenti, ma neanche alle loro famiglie!
Cominciamo invece a FAR PAGARE (letteralmente) chi ha responsabilità, e se vanno in rosso i cari buoni vecchi lavori forzati sono sempre un'ottima risorsa!

P.S.: Baron Litron, LOL per il tuo "saluto" al sindich! Tieni però conto che oggettivamente si tratta del miglior sindaco taurinense da troppi mandati a questa parte...e pensa soprattutto che i cittadini sabaudi (io abito in un comune in provincia) rischiano di trovarsi a Palazzo Civico un essere assolutamente senza alcuna lode ma con l'infamia soverchia di essere culo e camicia con quell'abominevole parassita di Castellani, qual'è l'improponibile Evelina Christillin!

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