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Dopo di me, il diluvio

In attesa che Repubblica tiri fuori qualche scoop sugli scheletri nell’armadio di Lamberto Dini, prendiamo atto dell’ennesimo mal di pancia del rugoso senatore liberaldemocratico che pare divertirsi parecchio a dispensare l’estrema unzione al governicchio Prodi salvo poi impedirgli un sereno trapasso ogni volta che si presenti l’occasione di staccare la spina.

Strano tipo questo nonnetto della politica italiana: a sentirlo parlare dice di avere in mente un progetto quasi condivisibile poi, quando si tratta di pigiare i bottoncini giusti in Senato, vota contro la sua riforma delle pensioni in forza del criterio del dissenso assenso.

E’ evidente che pretendere da un politicante italiano un minimo di coerenza sia eccessivo, ma Dini sta correndo seriamente il rischio di farsi ridere dietro perfino dall’UDC, il che non è certamente un buon segno. Il piccolo scrivano fiorentino, quindi, ha nuovamente diffuso un bollettino medico assai pessimista sulle sorti politiche dell’attuale premier, ma di logiche conseguenze nessuna traccia. Intendiamoci, per logica conseguenza qui non intendiamo la pretesa di Soro (capogruppo di un partito che non si è presentato alle elezioni, ma che sta bello caldo in entrambe la aule dello pseudo-potere) che Dini si dimetta da senatore, perché si tratta di una logica che ci vede solo lui. A chi appartiene ad una maggioranza incapace perfino di elaborare una corretta procedura di licenziamento, non si sta nemmeno a ricordare che la costituzione vigente non prevede il vincolo di mandato per i parlamentari (Articolo 67) o che, se proprio volessimo considerare le dimissioni per sopravvenuto disaccordo virtuosa (e mai vista) prassi, allora troppe ne dovremmo aver viste di rinunce (Follini docet).

La logica conseguenza che qui ci si aspetterebbe è quella della formale apertura della crisi di governo. Invece il lucertolone non ci pensa nemmeno. Anzi, rilancia.

Dini ci informa che, con comodo, nei prossimi giorni si farà latore di una sua proposta alternativa alle vane speranze di programma economico annunciate da Prodi per il 2008. E qui vien spontanea una domanda, e cioè che senso abbia elaborare una proposta da far adottare ad un governo che, a detta dello stesso proponente, non avrebbe i numeri per poterla fare sua.

O sono io che non comprendo i ragionamenti di lorsignori oppure ci deve essere qualche dettaglio logico che mi sfugge completamente.

Oppure ancora, più semplicemente, Dini sta solo giocando al gatto col topo e ha il solo obbiettivo di alzare la posta sul tavolo pur essendo chiaro ai giocatori che non sarà lui a ribaltarlo. Meglio non farsi illusioni: l’eventuale posta in gioco non ha mica a che a che fare con l’interesse del paese, ma sarà più probabilmente qualche rimpastino con annesso “maggiore coinvolgimento” di Lambertone stesso. E così il ridicolo raddoppia quando Dini liquida come assurda la convinzione di Prodi di essere stato mandato sulla terra, più esattamente in Italia, dall’Arcangelo Gabriele su incarico diretto di Dio. Se le sue minacce fossero finalizzate a ricavarsi un posticino di comando, saremmo al cospetto di ben due inviati celesti atterrati con la missione impossibile di salvare la Patria.

Considerando che, sempre dal cielo, abbiamo più di qualche eletto anche nel centrodestra, sarebbe ora di cominciare a preoccuparsi di tanta divina benevolenza nei nostri riguardi. A caldo verrebbe da scrivere una letterina al buon Dio con la preghiera di non darsi troppa pena per gli abitanti dello stivale e, magari, con l’invito a prendere in seria considerazione l’idea di richiamare qualcuno degli uomini della provvidenza al suo cospetto. E’ chiaro che una tale richiesta potrebbe anche sembrare una palese manifestazione di ingratitudine, ma credo che in molti saranno d’accordo che a tutti quanti convenga rischiare la ritorsione biblica in cambio di qualche decennio di tregua.

Del resto, è vero che ci sentiamo ripetere un po’ da tutti che l’eventuale dipartita di uno qualsiasi degli Unti del Signore si porterebbe appresso il vuoto (o il voto) con annesso diluvio universale, ma in certi casi bisogna essere pronti, farsi coraggio e affrontare la catastrofe.

Perché, a condizione di non salvarne nemmeno una coppia, un diluvio passa, ma questi restano.

(Nella foto, Buon 2008)

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ritratto di Mthrandir
 

Prodi ha parlato di erbacce, ha paventato un governo dopo il suo, terribile! "Pensiamo a chi verra' dopo"...
Come ho detto da me, pure se venisse Jack lo squartatore, lo accoglierei a braccia aperte.
Saluti.
P.S.
Dini parli meno e voti meglio (e' un augurio).

Scusa Mthrandir, ma il Ramarro non era forse colui che trasmigrò armi e bagagli qualche tempo fa, dopo aver giurato eterno amore al Berlusca?
Sì, perché se la provata affidabilità e la sempiterna coerenza costituiscono il tratto caratteristico del "Rettile in salsa d'Arno", allora stiamo proprio freschi!
D'altra parte, quanti e quali sono - fuori i nomi, che facciamo presto - gli occupanti del Palazzo tesi al nobile scopo del bene comune?
In fondo, poi, se qualcuno ha qualche titolo per ritenere di essere mandato e protetto dall'alto dei Cieli, questi è certamente la "Mortadella dal sorriso beota": con tutte le cazzate che ha fatto nella sua vita (dall'IRI in poi), il fatto di essere ancora lì a presiedere un governo - sia pure di livello così basso che più basso non si può - altro non appare se non un vero miracolo ......
...... certo che di tali miracoli faremmo tutti volentieri a meno .... :-)

Politicrack, se uno vuol fare una cosa, la fa e chiacchiera meno. MI sembra che non sia il caso del signore in parola:-)
Doktor, non ne farei una questione di affidabilità: ognuno fa i suoi interessi. Il problema è che fa SOLO i suoi interessi e non ci aggiunge un fico secco del resto. Sui miracoli, non saprei cosa dirti: a noi poveri italici danno solo quelli in saldo:-)

Ha ragione Doktorfranz: Lamberto Dini è uno dei personaggi più disgustosi dell'intero panorama politico italico.
Un maestro del salto della barricata, unico nel suo genere, essendo sopravvissuto in carica ministeriale per ben tre governi sucessivi con casacche diverse!
Ministro del Tesoro del governo Berlusconi I, quindi Presidente del Consiglio egli stesso, indi Ministro degli Esteri nel governo (chiamiamolo così) Prodi I...
Un doppio salto carpiato con avvitamento che fa un baffo ad Evel Knievel ed una capacità di sopravvivenza che fa sembrare le esibizioni di Harry Houdini dei giochetti da asilo nido!

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