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Candidare Speciale? Meglio di no

D’accordo, gaudio e tripudio per la sentenza del TAR che fa a pezzi l’ennesima decisione uterina di Padoa Schioppa e che dimostra il grado di dilettantismo di uno che fa il ministro come farebbe il barone universitario. D’accordo la richiesta – inutile – di dimissioni e logica propaganda contro l’occupazione di ogni poltrona disponibile da parte degli emuli meno dotati dell’esercito della salvezza.

Tutto bene, tutto quasi condivisibile. Meno condivisibile l’offerta arrivata all’eroe del momento, Roberto Speciale, per un seggio in Parlamento. Ma non solo perché sia indagato per qualche voletto personale a bordo dei Piaggio della Finanza o per la faccenda dei fondi riservati: queste sono robette che van bene per Repubblica, per i suoi fedeli lettori e per i pecoroni di Grillo che sono quelli che impongono la castità agli altri dal pulpito e poi fanno le porcherie in sagrestia. C'è anche questa ragione, ma non è la prima nè l'unica.

La contrarietà all’idea di portare Speciale in Parlamento arriva da una serie di considerazioni che, personalmente, ritengo quasi ovvie. La prima riguarda il conflitto in corso: deve essere chiaro, anche all’opposizione che ci si diverte, che la lite è solo in parte “politica”: lo è nei termini delle motivazioni che hanno portato quel canuto sempliciotto di Padoa Schioppa a rimuovere il generale dal comando della GdF per gratificare il suo vice-vampiro, ma nella forma è ancora una questione tra politica e organi dello Stato. Dare un posto in assemblea a Speciale significherebbe cambiare le carte in tavola e trasformare la vicenda in questione interamente politica. Ora, Speciale è difendibile se si ammette che sia stato rimosso per le ragioni note, cioè come rappresentante di una struttura che indagava la gente sbagliata, ma solo se si accetta che lo facesse da una posizione imparziale, come si chiede alla Guardia di Finanza. Se Speciale accetta l’improvvida offerta, va a remengo l’indipendenza e all’opposizione, per un minimo di coerenza, tocca mutare giudizio sull’operato del ministro dell’economia che andrebbe ridotto a quello che vorrebbe l’altro dilettante che dice di guidare il paese, cioè a un provvedimento carente solo nella presentazione formale. A quel punto, la richiesta di dimissioni farebbe veramente ridere.

La seconda ragione sta nella mia personale convinzione che una vita spesa dentro certe istituzioni, e vale anche per la magistratura, sconsigli dolci pensioni trascorse in un’aula parlamentare. E’ una questione se vogliamo, estetica, ma chi ha alle spalle una carriera di un certo tipo non mi sembra che possa offrire sufficienti garanzie di serenità quando passa in politica. Tanto per essere chiari, uno come D’Ambrosio può essere sereno nel guardare “politicamente” un partito al cui leader ha fatto una guerra spietata in tribunale? Anche se qui funziona tutto a modo suo, in tribunale si ragiona in un modo, in politica in un altro. Se così non fosse, una delle due funzioni basterebbe. E’ evidente che Speciale, nel corso della sua carriera, ha avuto “licenze” fuori dal comune e nessuno può garantire che non possa politicamente usare informazioni raccolte quando era a capo della sezione dei servizi di investigazione. Est modus in rebus, insomma.

Da ultimo, la terza ragione per cui l’offerta non andava nemmeno fatta sta nella sua condizione attuale di chi deve dare delle risposte in merito a quanto gli vien ipoteticamente contestato anche dalla Corte dei Conti. Apro una parentesi: pensa che fenomeni questi qua al governo che volevano mandare Speciale proprio alla Corte dei Conti per risarcirlo della “revoca” che avevano in mente. Ora, facciamo finta che avesse accettato, c’è da chiedersi se sarebbero saltate fuori le accuse di peculato o di distrazione di fondi dalle dotazioni riservate della Guardia di Finanza. E, sempre facendo finta, diciamo pure che le avrebbero tirate fuori perché la stampa italiana è nota al mondo per essere insensibile agli interessi dei propri editori i quali sono del tutto terzi rispetto ai loro “mandanti politici”. In quel caso, cosa sarebbe successo? Chiusa parentesi.

Ovvio che fino a quando non dovessero condannarlo Speciale sia innocente, ma sarebbe un gesto apprezzabile da chi si è sempre professato soldato e uomo dello stato dimostrarlo in questa occasione una volta di più, tanto per chiudere la bocca ai servitori di molti padroni citati all'inizio del post.

In sintesi, spero che Speciale respinga l’offerta perché aspettarsi che sia un politico a porsi certe domande somiglierebbe molto alla professione di fede nel racconto che Alice fa del Paese delle Meraviglie.

(Nella foto, una che crede nella politica)

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ritratto di Mthrandir
 

Dare lezioni di stile ai moralmente superiori mi pare un ottimo viatico per il futuro della politica italiana. Sono quindi daccordo con te. A giudicare dall'ultimo atto del diretto interessato, la lettera a Napolitano, credo ci sia da ben sperare. Ciao. Alice

D'accordissimo..

Spero che il Generale Speciale non cada nel tranello. Uno dei pochi uomini d'onore rimasti a dare il buon esempio in mezzo a "questo mondo di ladri"!

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