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Garantismo laico col cappio

Uno egli atteggiamenti che preferisco, e che accomuna l’oltranzismo cattolico e veterocomunista, è il modo porsi nei confronti del sistema con il quale si pretenderebbe di dispensare la giustizia. I troppi rappresentanti delle due categorie di cui sopra hanno una visione, per così dire, un filino etica sull’argomento per cui, appena si trovano di fronte alla sola ipotesi di un reato, sputano sentenze moralistiche immediate fottendosene allegramente delle prove. Ahimè, anche su queste pagine.

Il sistema giuridico che hanno in mente è il seguente: prima si valuta l’estrazione etnica del supposto reo, in seconda battuta si indaga sulle consistenze economiche dello stesso, poi si “pesa” l’impatto etico del reato in ipotesi, si mischia il tutto nel frullatore e si emette la sentenza senza passare dal tribunale. Facciamo qualche esempio. Se il presunto reato lo commette un extracomunitario povero, a prescindere dall’articolo della morale violato, si concede la presunzione di innocenza perché bisogna comprendere la cultura diversa, la difficile condizione di clandestinità e mondare il senso di colpa coloniale che siamo stati cattivi nel milleseicento. Quindi, lo si manda comunque assolto. Se lo stesso extracomunitario appare integrato e benestante perché sfoggia una maglietta di Armani, si fa come ad Anzola dell’Emilia e si organizza una fiaccolata per protestare contro la violenza sessuale in genere offrendo solidarietà alla vittima e poi, nel caso la vittima si ravveda e confessi che si è inventata tutto, si fischia facendo finta di niente. Poi c’è il caso degli italiani: quando sono di colore, basta la sola ipotesi di discriminazione, desunta esclusivamente dal racconto della vittima, e si scatena l’inferno. “A morte il pizzaiolo razzista” e i ministri si mettono in fila per stigmatizzare, condannare e promettere giri di vite.

Il caso più sfavorevole è quello degli indagati italiani senza attenuanti religiose: bianchi, buona istruzione, perfettamente integrati, con un lavoro normale. Per loro basta una voce di corridoio o una storiella da cortile e la forca è garantita. Anche se il caso ha smesso di mordere la coscienza della pubblica opinione da un pezzo e nonostante la crema intellettuale della blogosfera stia dormendo della grossa, qui ci prendiamo la briga di segnalare che i RIS di Messina hanno depositato la perizia che riguarda gli orchi di Rignano Flaminio stabilendo che non c’è una sola prova a carico delle bestie laziali.

Uno dice: adesso, visto che i moralisti si ritengono portatori dell’illuminazione divina, chi a suo tempo chiese l’esecuzione di piazza, scriverà un post altrettanto lungo per chiedere scusa alle vittime vere del linciaggio mediatico e si cospargerà il capo di cenere. Oppure, siamo generosi con chi ha delle difficoltà a confrontarsi laidamente con la legge, si scusa e scrive una riga soltanto che fa più o meno: “Ho scritto in data tal dei tali una marea di cazzate al vostro riguardo”.

Invece? Invece niente, cari i miei pellegrini virtuali. Adesso a sinistra tiene banco la promozione delle sciacquettine da fiction perché c’è da fare un’altra festa al demonio e a destra è tempo di shopping (non di senatori) per il Natale.

I poveri sfigati che insegnavano a Rignano e i loro compagni di sventura benzinai e registi tivvù, si fottano. Chissenefrega. Anzi, c’è pure chi si ostina a difendere l’indifendibile sottolineando l’attesa di sei mesi per la raccolta degli elementi: evidentemente, è gente che non ha mai visto una puntata di CSI. Ma conta qualcosa la prova laica? La risposta è fin troppo semplice. No, non conta assolutamente niente perché la sentenza è stata già emessa e l’esecuzione ha avuto luogo. Al limite, siamo di fronte ad un caso di riabilitazione postuma, una formale rettifica della memoria buona solo per gli archivi.

E’ chiaro che non sia una priorità e che, in fondo, la questione non interessi nessuno. Loro tirano dritto e si concentrano sul prossimo caso: c’è Garlasco con la foto porno trovata nel computer di Stasi, c’è il caso di Perugia sul quale dobbiamo ancora decidere se dare la colpa all’americana perversa (che è extracomunitaria, ma bianca e americana che è sempre un bel punto di partenza) oppure al tizio giunto pochi giorni fa dalla Foresta Nera (chiedo scusa, Foresta di Colore).

Il tribunale del popolo ha da fare, mica si può occupare di questi piccoli incidenti di percorso. La Giustizia che impartisce, nel suo assolutismo, non ammette smentite e non accetta discussioni. Loro hanno la verità impressa a fuoco nella carne ed è una verità che arriva dritta dall’Olimpo dei loro dei. Per questi sostenitori del garantismo e del diritto laico a geometria variabile, il massimo dell’equità di giudizio resta ancora l’ordalia perché se la possono aggiustare a misura della loro fede. Ma preferiscono decisamente le pennellate bianche sulle porte degli untori.

(Nella foto, garantismo)

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ritratto di Mthrandir
 

Govenare gli italiani è come spiegare le cose a Mthrandir. Non difficile, inutile.

Sbatti il mostro in prima pagina, meglio se noto e ricco, ancor di più se schierato politicamente dalla parte opposta alla propria: è così da sempre e temo non cambierà mai.
Se poi in questo tessuto si innestano il politically correct e la certezza acritica delle proprie opinioni (vissute come verità assoluta ed incontestabile) siamo proprio fritti.......

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