
Più della caciara della politica, sempre pronta a mobilitarsi sulla tragedia e altrettanto impaziente di mettersi in fila ai funerali per fare bella figura, stupisce la reazione del sindacato nazionale che attacca lancia in resta la Thyssen Krupp nel maldestro tentativo di chiamarsi fuori da ogni responsabilità circa l’accaduto. Ha ragione Giannino che su Libero (ripreso dal Legno Storto) sottolinea le timide ammissioni di esponenti non di primissimo livello della FIOM: il sindacato della sicurezza se ne frega, ma conta solo i cedolini che riesce a garantirsi, salvo poi insorgere quando il danno è fatto. La riprova la fornisce anche Chiamparino che stamattina ammette che che il gruppo Thyssen l’argomento sicurezza non è stato nemmeno sfiorato, pur provando a sollevare dalla responsabilità il sindacato per denunciare i recalcitranti imprenditori italiani all’osservanza delle norme sull’argomento.
Il punto va perfino oltre a quanto lamenta Giannino. Il punto è che il sindacato ha perso la sua mission originale da tempo immemore e si è trasformato in partito politico a tutti gli effetti. Tutto il sindacato, non solo quello cigiellino che fa la faccia cattiva per ragioni di copione, ma poi si accorda coi montezemoli sul programma del governo e si concede vanesio alle interviste auspicando lunga vita al suo governo di riferimento.
L’ho scritto molte volte, ma basta guardarsi i siti istituzionali della Trimurti per comprendere immediatamente che siamo di fronte a tre partiti politici mascherati: convegni sul razzismo, anatemi e aperture sulla finanziaria, seminari sul federalismo fiscale, bioetica e un giorno intero dedicato a Giuseppe Garibaldi (Il radicalismo democratico e il mondo del lavoro).
Però non lesinano sforzi per organizzare referendum farlocchi sul welfare e vanno in fabbrica a difendere il loro business privato dei fondi pensione chiusi e dei CAF. Io mi chiedo, e chiedo a chi vorrà pensarci sopra un secondo: è questo il compito di un sindacato?
La mia personale risposta è no, a meno che non si voglia alimentare l’equivoco di una organizzazione che formalmente dice di fare una cosa, ma nella sostanza ne fa una diversa. Su certi temi, oltretutto, non è nemmeno questione di orientamento politico perché tornare a casa vivi – anche dopo gli straordinari – è un diritto che prescinde dalle convinzioni politiche, dagli orientamenti religiosi e da quelli sessuali.
Di questo dovrebbe occuparsi un sindacato degno di questo nome, non di propaganda politica. Invece, siccome non se ne occupa, ecco che arrivano le richieste di inasprimento normativo, nuove leggi e nuovi regolamenti, come se non ne avessimo abbastanza.
Io dico, invece, che basterebbe una piccola riforma di impostazione per cambiare musica: si metta in capo a coloro che dovrebbero contribuire a controllare che si rispettino le regole la medesima responsabilità che sta sulla capoccia delle aziende. Sissignore! In casi come questo le responsabilità dovrebbero essere divise in modo equo tra datore di lavoro e rappresentanza dei lavoratori per cui, nel registro degli indagati, oltre ai dirigenti incaricati di presiedere all’applicazione delle norme sulla sicurezza, dovrebbero finire le rappresentanze sindacali responsabili della medesima omissione.
Troppo comodo avere permessi pagati senza nemmeno l’obbligo di mettere i piedi in fabbrica. Anzi, già che ci siamo, mettiamo in capo ai lavoratori l’onere di pagare gli stipendi a questo sciame di fancazzieri professionisti e poi vediamo se, quando hanno un po’ di tempo per passare in fabbrica, prendono solo fischi o se arriva anche qualche calcio nel culo.
Del resto, non sarebbe neanche illogico che fossero i lavoratori a pagarsi i propri rappresentanti. Al contrario, sarebbe anche una soluzione più pulita in termini di potenziale conflitto di interessi perché se il sindacalista lo paga l’azienda, anche in termini di sollevamento dal compito per cui dovrebbe farlo, cioè lavorare, chi mi dice che in sede di negoziazione il sedicente rappresentante faccia gli interessi di chi non lo paga?
Questo gli operai se lo chiedono oppure si bevono il vino annacquato offerto a profusione da quelli che “manca un’adeguata formazione professionale che ci vogliono fondi per organizzare i corsi”?
Si facciano due conti e scorrano l’elenco dei morti sul lavoro: cerchino bene e provino, se hanno voglia, a trovarci un sindacalista.
(Nella foto, sindacalista)
Edit: Rinaldini della FIOM i fischi li ha sentiti forti e chiari. Però, a dimostrazione di quanto gli interessi la cosa, ci informa che lui il suo intervento l'ha fatto. Amen














Perfettamente azzeccato il tuo punto di vista.
Ho voluto anch'io dire la mia, soffermandomi sull'utilità delle reazioni...
hai detto parole sante. Vorrei però spezzare una lancia a favore degli imprenditori: conosco gente che lavora nei cantieri... Non nel senso che li ho visti una volta, ma che sono buoni amici... beh, tantissime volte sento che il datore di lavoro gli dà tutte le attrezzature di sicurezza e loro stessi (appena il capo si volta) le tolgono perché "danno fastidio". A questo punto mi domando... se uno si fa male siamo sicuri sia al 100% colpa del datore di lavoro???
Vaalyah dice una grande verità che chiunque conosca le fabbriche - ed io le conosco - sa perfettamente: gli operai sono solitamente i primi a non voler "tra i piedi" protezioni che intralciano e rendono più scomode la operazioni da eseguire, nonostante si tengano normalmente periodici corsi per migliorare la cultura della sicurezza.
In più - e ciò è molto grave - se un imprenditore eroga misure disciplinari, che sono peraltro imposte dalla legislazione vigente, in caso di non osservanza delle prescrizioni in materia di sicurezza, i responsabili sindacali sono ferocemente in prima linea contro tali decisioni, arrivando in alcuni casi a veri e propri ricatti.
Vorrei però anche fare una riflessione sul caso specifico.
Io non so se nello stabilimento incriminato le regole fossero rispettate, quindi mi astengo dal giudicare prima di avere le informazioni necessarie: vedo invece che altri - molti, moltissimi altri - nelle mie stesse condizioni di attuale ignoranza dei fatti reali partono a spron battuto con campagne mediatiche ideologicamente colpevoliste.
A me tutto ciò sembra quantomeno scorretto e, pur condividendo l'opinione che sia necessario accertare la verità ed eventualmente punire i responsabili (tutti, ovviamente, non solo quelli "comodi"), sono pronto a scommettere che si troverà qualche modulo a cui manca la prevista firma e qualche verifica eseguita il giorno dopo rispetto al previsto, utili al fine di criminalizzare le aziende nel loro complesso.
Del resto, in questo Paese di merda (scusate il francesismo), così carente di cultura industriale e così ricco di baggianate ideologiche, tale operazione è già in corso .......
Aggiungerei un pizzico di cinismo.
Togliatti diceva che quei morti (i nostri soldati abbandonati al gelo in Russia) servivano più da morti che da vivi...
Sembrerebbe che anche ai nostri sindacati anti-padrone questi morti servano e questo proprio dando ragione al tuo articolo.
Altrimenti non si vedrebbe perché i singoli sindacalisti (uomini essi stessi fatti di carne ed "occhi") non avessero visto e non vedano nel posto di lavoro dove essi stessi vanno (quando ci vanno) che, per esempio, le linguette degli estintori sono rotte e quindi da ricaricare (l'estintore, sicacalì... no la linguetta eh eh).
A Napoli possiamo capire.. ma nell'"operoso" Nord e tanto de sinistra questo è inaccettabile.
Ergo il motivo deve essere "togliattiano".