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Ma non basta più neanche morire

In questo paese è assolutamente illusorio attendersi soluzioni concrete a qualsiasi tipo di problema. La massima ambizione possibile è quella di ottenere un poco di pressione mediatica sui rimbambiti governanti di turno e qualche provvedimento d’urgenza destinato a restare teoria. In altri termini, si tratta di puntare come massimo risultato alla soddisfazione temporanea del desiderio di vendetta.

Così registriamo, in piccolo, la ribellione della ministra Turco nei confronti della gestione dell’ospedale di Vibo Valentia che pare collocarsi un tantino fuori media circa la qualità dei servizi di cura offerti. Intanto sono morti in due per due sciocchezze, ma da adesso possiamo stare tranquilli perché Livia la Rossa afferma che:

“Alla luce dei risultati dell'ispezione che ho disposto attiverò tutti i poteri che sono nella facoltà dello Stato. E sono pronta a chiedere al presidente del Consiglio, d’intesa con le autorità regionali, di adottare misure straordinarie. Perché quello che è successo a Vibo, un anno fa e ancora ieri, è inaccettabile”.

Bontà sua, al secondo centro abbiamo mandato gli ispettori a constatare il livello di servizio del nosocomio calabrese e dobbiamo ringraziare il solito Stellone nazionale se la pelle ce l’hanno rimessa solo un paio di ragazzi particolarmente jellati.

E la promessa riguarda il bla bla bla delle misure straordinarie, l’inaccettabilità e il mai più. Ma mica si agisce sull’onda dell’emotività o sotto la pressione dei media: ci stavano pensando da un sacco di tempo e, dopo approfondite valutazioni, si son mossi ora per pura coincidenza.

Come per caso si decise di riformare il codice della strada proprio in occasione di un paio di incidenti causati da ubriachi al volante nei confronti dei quali si disse che avrebbero usato il pugno di ferro tanto perché certe cose non dovessero ripetersi mai più. Tempo qualche mese e il giro di vite divenne solo un generalizzato inasprimento delle sanzioni amministrative a Ahmetovic una star del firmamento della moda.

E nacque così anche il famigerato pacchetto sicurezza sul quale oggi il governo scivola di continuo e sul quale speriamo di scrivere la parola fine ad uno dei peggiori esecutivi che si sono alternati a Palazzo Chigi da che è finita la seconda mondiale: lo “pensarono” dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto e promisero fuoco e fiamme sul bisogno di tutelare la legalità. Il pacchetto che stanno discutendo oggi, e sul quale non sono capaci di trovare un accordo, è un pacco ancora più truffaldino della versione originaria e, se mai vedrà la luce, sarà soltanto l’ennesima legge destinata a gonfiare di pagine il codice penale, ma senza aver portato ad alcun contributo utile.

E ci mettono pure la fiducia accusando l’opposizione di un ostruzionismo che si costruiscono in casa, da soli, senza bisogno che qualcuno abbia la necessità di obbiettare alcunché. In compenso, siamo bombardati dalle prese di posizione sui principi irrinunciabili del programma, dalle rivendicazioni identitarie e dai richiami ai temi alti della politica come se questo indegno teatrino lo stessimo facendo noi.

Continuano a mettere pezze al culo a pantaloni logori senza nemmeno più preoccuparsi che, almeno, siano in tinta col colore originale. Anzi, per essere più trendy le mettono ancora più slavate così il costume di questo carnevale in pianta stabile assume un’aria più artistica.

E si tira avanti così, di emergenza irrisolta in emergenza da “irrisolvere”, col solo obbiettivo di tirare a campare. Intanto la ruota della fortuna gira e ognuno di noi tiene le dita incrociate sperando che non esca il numero della lotteria che conserva nel portafoglio.

Perché ogni tanto è vero che per cambiare qualcosa è necessario il sacrificio di qualcuno, ma qui da noi non basta più neanche morire.

(Nella foto, agenda governativa)

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ritratto di Mthrandir
 

Mthrandir scrive:
In questo paese è assolutamente illusorio attendersi soluzioni concrete a qualsiasi tipo di problema. La massima ambizione possibile è quella di ottenere un poco di pressione mediatica sui rimbambiti governanti di turno e qualche provvedimento d’urgenza destinato a restare teoria. In altri termini, si tratta di puntare come massimo risultato alla soddisfazione temporanea del desiderio di vendetta.

Purtroppo devo concordare al 100%.
Ha ragione il Censis, la società italiana è una poltiglia e non si vede via d'uscita!

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