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Somari si diventa

Sui media non trova spazio lo studio dell’OCSE sulle performance scolastiche delle nostre giovani speranze quindicenni chiamate a competere con i loro pari età mondiali soprattutto in materie scientifiche. La ragione è chiarissima: i nostri sono in zona retrocessione sia come preparazione individuale sia come piccoli soldatini di un esercito pubblico in rotta prolungata.

In altri termini, la scuola italiana – che poi è quasi completamente pubblica – prepara le nuove generazioni ad usare i telefonini e a rollare canne, ma si disinteressa alquanto delle competenze acquisite nei settori più tradizionali. Ovvio che si preferisca tacere sull’argomento perché l’idea che i futuri sudditi del regno possano fondare le proprie scelte sull’ignoranza enciclopedica certificata da diplomi e lauree rallegra moltissimi di coloro che tengono le redini della diligenza. Una bella garanzia per il mantenimento della situazione corrente per cui meglio far finta di niente e occuparsi dei travagli interni di Rifondazione Comunista o dei “Me ne frego!” di Bossi.

Poi non bisogna stupirsi se si parla di scuola solo per riferire delle ambizioni piromani di tre stronzi adolescenti o del moltiplicarsi dei fenomeni del bullismo. E’ quello che vuole la cupola dirigente, ma soprattutto è quello che si aspetta la gente cosiddetta normale.

Perché il dato che allarma di più è proprio la rilevazione delle aspettative dei genitori nei confronti della qualità della formazione scolastica. Se andate a leggere la tabella T 5.6 del rapporto, potrete constatare che il disinteresse sostanziale dei genitori per la qualità delle competenze fornite dalla scuola ci colloca al dodicesimo posto su un totale di 56 paesi presi in considerazione confermando quella che, lontano dai numeri, è più di una sensazione diffusa. In Italia conta – relativamente - il pezzo di carta, comunque portato a casa, perché qui la forma è sempre sostanza. Se dietro quel diploma c’è il vuoto, non interessa a nessuno.

E’ la logica della scuola dell’obbligo post sessantottina che, in quanto tale, si è data la missione del baby sitter abdicando a quella della formazione. I risultati sono di fronte a tutti: professori che giocano a fare gli amici degli studenti, interrogazioni programmate, esami concordati, frequenze al limite del facoltativo, corpo docente reclutato troppo spesso tra quelli che non saprebbero fare altro mestiere che il custode distratto della prole altrui.

Vien quasi da rimpiangere, come fanno quelli che parlano sempre delle meraviglie del proprio passato, la scuola dominata dalla rigida disciplina “kulturale” del PCI ante conversione democratica con il contributo della dottrina sociale cattolica. Tirava su degli automi del libero arbitrio, ma almeno aveva il pregio di risolvere molte indecisioni sulle tabelline.

Oggi siamo alla speculazione scettica anche sull’aritmetica di base promossa per raggiungere l’obbiettivo truffaldino dell’educazione alla libertà di pensiero, ma segretamente dettata dal bisogno di ampliare la base di incertezza sulla quale appoggiano i piedini intellettualmente tremebondi i nostri devoti di YouTube.

Disinvestire in cultura, impedire la concorrenza tra scuole per farle tutte ugualmente povere e pari nel niente offerto, assumere decine di migliaia di precari che son precari prima nel curriculum e poi, solo molto poi, nel tipo di contratto di lavoro significa non andare a casaccio, ma seguire una strategia chiarissima.

Allevare somari serve a tenere in scacco il paese e ad impedirgli di porsi domande dalemianamente irricevibili. Soprattutto, costringerebbe l’intellighenzia politica a fare lo sforzo di dare risposte più simili alle buone tagliatelle della nonna che alla nouvelle cuisine: più sostanza, più quantità e prezzi abbordabili.

Ecco spiegato il susseguirsi di lanci di finti bersagli per distrarre ulteriormente lo sguardo stupito dei bamboccioni veri, che non sono i trentenni che stanno a casa di mammà, ma l’intero “corpo elettorale”. Che si chiama “corpo” mica per caso, che se avesse la testa le cose andrebbero ben diversamente da oggi.

(Nella foto, prodotti scolastici)

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ritratto di Mthrandir
 

Complimenti vivissimi, Mthrandir!
Ci sono almeno due passaggi degni di nota:

"In altri termini, la scuola italiana – che poi è quasi completamente pubblica – prepara le nuove generazioni ad usare i telefonini e a rollare canne, ma si disinteressa alquanto delle competenze acquisite nei settori più tradizionali."

"In Italia conta – relativamente - il pezzo di carta, comunque portato a casa, perché qui la forma è sempre sostanza. Se dietro quel diploma c’è il vuoto, non interessa a nessuno."

Sottoscrivo in pieno anche il resto dell'articolo, ma in particolare queste frasi riassumono quello che io penso dell'ambiente scolastico attuale.

D'altronde in questi giorni la scuola è al centro dei dibattiti, e la conclusione è la medesima cui sei giunto tu, come dimostrano l'assurdo decreto di Fioroni e la testimonianza sul blog del prof. Giorgio Israel...

Sempre detto: una volta esistevano le lauree serie. Adesso hanno fatto 30 milioni di lauree inutili, con cui ti puoi pulire sai che orifizio, fatte solo per dare un pezzo di carta in mano a dei pecoroni che non hanno abbastanza cervello da riempire un cucchiaino da caffè. Se la testa non ce l'hai vai a fare un altro lavoro! La dignità si ha anche senza una laurea. Invece nooooo, facciamo ste lauree idiote dove un imbecille fa un esame di... occhio, storia del cinema (leggi: guarda 3 film in videocassetta e raccontali al prof), ne esce più cretino che mai e poi il suo pezzo di carta vale tanto quanto il mio che mi son fatta il mazzo. Poi ci domandiamo perché avere una laurea non fa trovare lavoro. Grazie al cavolo, chiunque ha una laurea oggigiorno. Ciò non vuol dire ne capisca qualcosa.
Ad esempio: liceo scientifico sperimentale di fisica (fisica dalla 1a al posto che dalla 3a) e facevamo più ore di latino che di matematica e fisica messe insieme. E' VERGOGNOSO! Capisco che i politici non capiscano un boia di numeri (sennò i conti pubblici come farebbero ad essere presi così male), ma solo perché qualcuno è tonto, mica dobbiamo obbligare quelli col cervello ad essere ignoranti!
Io propongo: almeno 2 ore di matematica e altre 2 di scienze varie al giorno obbligatorie in tutti i cicli scolastici, perché il conto in banca, le bollette, o la spesa, dovranno affrontarli tutti!
E scusate la sfuriata... ma oggi ad esempio ho scoperto che esiste la nuova laurea in "cultura del turismo" o una menata del genere. Ma per piacere...

Spesso i prof hanno poco da farsi rispettare se i genitori sono totalmente dalla parte dei loro figli e sono disposti a picchiare o portare in tribunale chi critica i loro pargoli (e quindi lor come genitori)

BiGi, di passaggi degni di nota ce ne son molti di più:-)
Vaalyah, anche tu mi diventi vecchia, acida e innamorata della frase "Ai miei tempi..". Rifletti (ma hai ragione):-)
SkZ: smettessero di rollare canne in giardino, i prof, tanto per provare a vedere l'effetto che fa:-)

Ehi, pupo, io ho sempre ragione! (solo che non mi dò retta :-D ) Comunque è anche vero che di prof decenti in giro ce ne sono. Ma se quando danno un 5 al pargolo il genitore va di corsa a difendere a spada tratta l'intelligenza svilita e fraintesa della sua creatura, senza pensare manco per un secondo che forse proprio la creatura dovrebbe prendere più seriamente la scuola e magari, ogni tanto (occhio, sto per bestemmiare) STUDIARE....

È tutto il sistema che è da riformare!

In Italia abbiamo ancora i concorsi dove i "titoli di studio" valgono punti addizionali...grazie che poi emergono lauree fantasma in scienza del turismo o roba simile...dove sta l'incentivo ad imparare e fare meglio se poi lo scemo di turno che ha impiegato 10 anni a finire l'università ti frega perchè ha due lauree (magari quella di cui sopra più un'altra).

Come dice Vaalyah poi, se metti un 5 al somaro di turno arrivano i genitori...oppure peggio, ti ritrovi in tribunale, perchè in Itlaia ogni scusa è buona per denunciare, tanto poi si trova un magistrato buono...

lancio un sasso, ma non si potrebbero reintrodurre, per esempio, le uniformi a scuola? So che è impossibile, perchè mezzo parlamento urlerebbe al "dagli al fascista", anche se in Inghilterra le usano da secoli, ma l'uniforme elimina le disuguaglianze tra chi, oggi, va a scuola in jeans Giorgio armani e chi non se li può permettere.

Vaalyah, concordo parola per parola.
Una volta c'era solo Scienze Politiche...ora la varietà cui possono attingere i giovani rampolli per non dover sforzare le meningi è molto più ampia...miracoli del progresso.

Per la storia del 5 al somaro di turno...il prossimo anno mia figlia andrà alle elementari: oh come attendo i consigli di classe (sperando che siano in orari acconci affinché io possa partecipare tornando dall'ufficio)
So già che mi farò odiare dagli altri genitori!

BIGI, non farti illusioni sui consigli di classe: tempo sprecato nel quale ti danno l'illusione di contare qualcosa. e poi ti fanno capire che s'era scherzato, e intanto sono passate due ore. mia figlia piccola sta finendo la quinta, non vedo l'ora, almeno alle medie (quelle dove la manderò) sono un paio di tacche più seri... figurati che sequestrano il cellulare (se acceso), e i genitori non hanno denunciato la preside.
quanto alle elementari, mettiti il cuore in pace: se hai la fortuna di trovare una maestra (sulle sette-otto che si alternano sugli alunni) non dico preparata e alfabetizzata, ma almeno volonterosa, e se le sue colleghe non le impediscono di lavorare, forse alla fine della quinta tua figlia saprà leggere i libri di geronimo stilton e, se s'è applicata molto, anche capirli. in più saprà i numeri fino al trecento e il verbo essere, ma solo fino al congiuntivo (passato escluso). per fare solo un esempio, nel libro di storia di terza non c'era Alessandro Magno, ma nemmeno come nome. in tutto il libro non c'era una sola data, e sì che nella storia antica di date importanti se ne possono trovare almeno una decina....e più si va avnti peggio è, almeno per le elementari.
poi ci si mette il buon ministrone fiorone: prima blocca del tutto la già inapplicata riforma moratti, con circolare apposita dell'agosto 2006, poi dà la colpa degli scarsi risultati dei nostri studenti.... alla riforma moratti, naturalmente, che ha rovinato intere generazioni di scolari....pietà l'è morta, ma anche la speranza non sta tanto bene
piuttosto, cercati qualche testo di didattica, o allenati a spiegare le cose, e insegnale a leggere al più presto, perché se vuoi che impari qualcosa dovrai insegnarglielo tu oppure spingerla a cercarsi le cose da sola. la minestra è questa, poco più che acqua calda: il resto dobbiamo metterlo noi (e i risultati si vedono).

Domandone da 10 mila €... ma a cosa diamine serve il cellulare ai bambini di 6 anni? E ancora meglio: visto che i genitori li portano a scuola e li vanno a riprendere e durante le lezioni DI CERTO I BAMBINI NON DEVONO PARLARE AL CELLULARE, perché diamine ci vanno a scuola? Meglio: perché i genitori glielo comprano, dannazione! Il primo cellulare l'ho avuto a 19 anni perché andando all'Università i treni non erano mai in orario e avvisavo se ritardavo, ma io tornavo da sola, da una città a 30 km di distanza, e alle 9 di sera!!!

quello, non l'ho capito neanch'io. mia figlia grande ha avuto il cellulare quando è entrata alle medie, e lo usa solo per avvisare se ci sono ritardi o cose strane, quando esce da scuola (anche perché se no glielo sequestrano). piuttosto non riesco a capire cosa succeda agli italiani nell'estate tra la fine delle elementari e l'inizio delle medie: a giugno non possono uscire da soli da scuola, e dev'esserci una lista di persone autorizzate al ritiro del pupo, a settembre invece liberi tutti, e chi s'è visto s'è visto. maturazione accelerata? io abito a duecento metri dalle elementari, e ho litigato più volte (senza esito) per cercare di far uscire le bambine da sole. no, niente da fare. poi vedi cinesi marocchini e rumeni che invece lo fanno e ti viene da domandarti se per caso siano più svegli di no, o se le maestre siano razziste (all'incontré, mi raccomando)...

BiGi ti auguro buona fortuna con i consigli di classe di tua figlia.
Mio cugino ha dovuto cambiare scuola a suo figlio perchè si era messo contro tutti gli altri genitori (nota di colore: era in una scuola privata...) perchè diceva che facevano poco.
Solo oggi a pranzo qualcuno mi ha raccontato che un insigne pedagogo italiano si è stupito - visitando una delle repubbliche asiatiche - che lì i pomeriggi i ragazzi si dedichino allo studio.