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In ginocchio da te

Sarà anche vero che gli anni trascorsi a macinar libri sotto l’occhio inflessibilmente vigile dei Fratelli delle Scuole Cristiane l’abbiano licenziato col massimo dei voti e col minimo di fede cristiana, ma la giovane promessa della politica italiana ha conservato di sicuro una spiccata tendenza alla genuflessione che, ormai, esegue con una tale perfezione del gesto che strappa applausi ad ogni replica.

Daniele Capezzone, un uomo difficile etichettare se non contando il sorprendente numero di “ex qualcosa” che riempie il suo curriculum politico, è il grande nome della presunta campagna acquisiti del Cavaliere Nero contro la quale era insorta tutta la minoranza di governo in nome del bisogno di una nuova etica. A dire la verità una campagna sgonfiatasi immediatamente alla notizia che non si trattò di shopping vero e proprio, ma del banale acquisto in saldo di un capo elastico e demodé che giaceva da tempo sugli scaffali a pigliar polvere.

Ora l’ex Presidente della Commissione Attività Produttive, ruolo simpaticamente ossimoro visto che, sul piano della “produttività”, il buon Capezzone non risulta aver mai vinto medaglie di pregio, ha recentemente traslocato nel gruppo misto con l’idea di accasarsi a Forza Italia nel più breve tempo possibile. 

Fin qui, nulla di eccezionale, di sorprendente e da eccepire specie da parte di chi scrive. Come sanno benissimo quelli che hanno l’inspiegabile pazienza di leggere ciò che vado scrivendo, qui non ci si dispera per i salti della quaglia parlamentari, a prescindere dalla riva del fosso da cui partono. Vendersi, tradire o semplicemente cambiare idea fa parte della routine umana per cui, al massimo, ci si concede una timida morsicatura. Magari qualche notazione curiosa, tipo che i radicali son personaggi politici da guardare con una leggera diffidenza scaramantica visto che, dopo aver “fuso” i socialisti nella Mosca nel Pugno decretandone la quasi scomparsa di scena, è bastato un annuncio di Capezzone per disintegrare Forza Italia in persona. Coincidenze (siamo a due, e con la terza fanno un indizio).

Il caso di Capezzone, però, ha le sue peculiarità e merita qualcosa di più e di diverso perché lui non è uno che si contenta di essere tollerato e compreso nel suo pendolarismo parlamentare, ma ci tiene un casino a metterci del suo. E, visto che gli piace tanto, lo accontentiamo volentieri occupandoci dell’articolo che gli ha dedicato il Foglio di ieri e il cui link fa bella mostra di sé anche su Decidere. Non si sa mai che qualcuno se lo fosse perso. Ebbene, una volta che si cambia casacca – e sempre che non si tratti di una squadra di football per cui l’esultanza è vietata per non indispettire gli ex (ancora?) supporters – un minimo di elogio per il nuovo datore di lavoro è anche doveroso. Quindi, buona lì sull’adesione al buio al prossimo futuro Partito del Popolo e delle Libertà e di Quello Che Vi Pare con la solenne promessa di portarvi un “sacco di impegno liberale”.

“Con il contributo di tutti può nascere una formazione capace di segnare la politica italiana per lustri. Berlusconi ha avuto grande coraggio e generosità. Adesso i liberali devono venirgli incontro”.

E’ sempre il solito sparachiacchiere da sala stampa che adora stare sul vago perché, quando si avventura nei dettagli, finisce immancabilmente per straparlare a casaccio di argomenti che conosce soprattutto per sentito dire. Ma va bene lo stesso, visto che non è il primo, non è il solo e non sarà il suo contributo al vacuo che arresterà l’imminente rivoluzione italiana.

Tanto che, afferma: “c’è un clima che rimanda alla gioiosa macchina da guerra, ovvero il sistema attraverso il quale, nel ‘94, si identificò il complesso sistema mediatico-giudiziario-economico che si abbatté su Silvio Berlusconi”. L’ultimo che usò quell’espressione fu Occhetto, quello liquidato perché “tecnicamente obsoleto”.

Il punto dove Capezzone diventa il vero e autentico Capezzone che conosciamo tutti, però, sta in coda e rappresenta il reale motivo che mi ha sempre spinto a considerarlo una figura politicamente inutile.

Pare sarà un partito più giovane e femminile, suggerisce l’articolista appena prima della fine, sperando che l’assist gli tiri fuori una considerazione in stile Mario Adinolfi da ciclostilare e distribuire nei licei che si commuovono per Moccia. Invece eccolo qua:

“Sì, ma senza la preziosa esperienza di uomini come Sandro Bondi - ci tiene a ricordarlo - non si va da nessuna parte”.

Ci si può “ricollocare” in molti modi, anche sul mercato delle idee politiche, ma un minimo di decoro e di rispetto per se stessi bisognerebbe pur mantenerlo. Voglio dire che ci sono due modi di offrire i propri servigi. Il primo esige classe, un minimo di preparazione e la consapevolezza di avere una propria dignità.

Per il secondo, quello dei servi, basta mettersi addosso la divisa dei lacchè.

(Nella foto, buona la seconda)

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ritratto di Mthrandir
 

Anche senza voler sposare la causa del Partito del Popolo delle Libertà, credo sarebbe opportuno, da parte di una persona intelligente e liberale come te, un atteggiamento almeno minimamente aperto e possibilista su quanto di positivo potrebbe determinarsi nel futuro quadro politico nazionale. L'entrata di Capezzone, come di qualsiasi altra figura del vasto (?) campo "liberal", all'interno di ciò che va delineandosi come grande forza di centro-destra (e che comunque, fatto fondamentale, ha un ampio potenziale consenso numerico e popolare), credo vada considerato positivamente, a prescindere dal giudizio sui singoli. L'intransigenza politica e culturale non credo porti lontano. Sarà che, per dirla con le parole di Lucrezio, "una volta cercavo la verità; ora mi accontento di una dolce illusione"

Nick, non credo che sia questione di possibilismo, di ottimismo o di apertura. O meglio, aperture facciamone pure, ma atti e parole hanno un significato e bisogna pure tenerne conto. Se no, che parlano a fare i politcanti? Nel caso di Capezzone, che è liberale senza sapere cosa sia il liberalismo e solo perchè gli piace il titolo, mi pemetto di riferire quello che dice lui e di aggiungerci quello che penso io. Di servi, di yes men, di gente senza faccia non abbiamo tantissimo bisogno. Siamo forniti a sufficienza. Per questo non riesco ad essere contento di acquisiti di tal livello. Io preferisco avere due vestiti buoni e ben tagliati che dieci cuciti alla cazzo di cane. Il prezzo è lo stesso, ma non vestono uguale. Credo di essermi spiegato a sufficienza. E poi, cazzo, veramente senza Bondi non andiamo da nessuna parte? Se è vero, siamo davvero nella palta, e molto più in fondo di quanto io stesso non pensi:-)

Caro Mthrandir, non sempre è possibile e, forse anche, giusto sceglierci le compagnie. Neanche io amo particolarmente certi soggetti che, a quanto pare, rientrano nell'ampio (circa 20 milioni di italiani) campo del centro-destra, ma tant'è. Quello che ritengo prioritario è non avere al governo dell'Italia gente come Visco, Padoa-Schioppa, Prodi e compagnia (o Veltroni nel prossimo futuro), perché ritengo che un mediocre centro-destra sia comunque preferibile a qualsiasi forma di sinistra. Semmai l'impegno è quello di cercare di sostenere il migliore centro-destra possibile, e, in quest'ottica, tutti quelli che, almeno in teoria, remano in senso liberista sono i benvenuti. Insomma è meglio guardarsi dal peggio che pretendere l'impossibile. Non è accomodamento, ma concretezza.

Concordo in larga parte con Nick: tutti coloro che si richiamano ai valori liberali non solo sono i benvenuti, ma certamente possono contribuire a spostare l'asse dello schieramento nella direzione più lontana possibile dalle posizioni social-populiste ben presenti anche nel centro-destra.

Il caso specifico di Capezzone non mi sembra particolarmente scandaloso e meritevole di esemplari stigmatizzazioni, sebbene la sua azione politica abbia ottenuto per ora ben miseri risultati e l'errore commesso - in occasione delle ultime elezioni - sia stato madornale.

Infatti la sua risposta al rimprovero in tal senso che molti (anch'io in una recente occasione) gli hanno comminato, ha una qualche ragionevolezza: la precedente maggioranza ha concesso davvero pochi spazi alle istanze liberali rispetto alle attese e le premesse poste dal primo DPEF di questo governo erano interessanti.

Rimane ovviamente il fatto che fosse, a mio parere, ampiamente prevedibile il seguito della storia e forse bisogna augurarsi che il nostro abbia appreso la lezione.

Preferisco infine non prendere in considerazione l'apprezzamento espresso per Bondi, nella speranza che si tratti solamente di una scivolata ...... :-)

Nick. il tuo discorso vale il giorno del voto. In quell'occasione lì, uno si tappa gli occhi e sceglie il meno peggio. Nulla da obbiettare in proposito. Eppure bisogna pur dirlo che certi soggetti non fanno al caso proprio senza preoccuparsi troppo del fatto che siano dentro al contenitore al quale si versato il voto. Poi, che certi tipi siano nel centrodestra (leggasi Storace) è cosa da condannarsi a prescindere visto che quello là condivide più idee con Diliberto che col sottoscritto. Dal mio punto di vista, Storace di destra non è, ma sarebbe un discorso lunghissimo. Resta il fatto che il ruolo di megafono del partito non è quello al quale ambisco e, giusto o sbagliato, quando ritengo di porre una critica, non mi faccio tanti scrupoli. Capezzone è dannoso, dammi retta.
E qui vengo a Doktor. Mi spieghi quale utilità porta con sè Capezzone? La marcia dei 400 di Roma? E' vero che tutto fa brodo, ma Capezzone è uno che ha bisogno di agganci per esistere, non è portatore o rappresentante di alcun interesse, se non il suo personale. Da questo punto di vista, lui o il sottoscritto sono la stessa cosa. Tra l'altro non è neanche che sia quel gran falco della tattica politica, come tu stesso riconosci. E allora? Che ce ne facciamo di uno così? Lo teniamo per scambiare poesie con Bondi?
Un abbraccio ad entrambi:-)

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