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Gordon's troubles

Se Blair non fosse cosi’ impegnato a salvare il mondo, si starebbe pisciando sotto dal ridere nel vedere Gordon Brown che sprofonda cosi’ presto. Sei stato dieci anni a rompermi i coglioni perche’ volevi ‘sto lavoro, Gordon. E io te lo dicevo che era un mestiere infame, soprattutto per quelli come te, preparati, intransigenti, colti, incorruttibili. Adesso hai capito, Gordon? Io cercavo solo di proteggerti: non hai la pasta del primo ministro, io l’ho sempre saputo. Non sei capace di rovistare nel fango, di ingoiare la merda.

Eh si’, non sono passati ancora sei mesi, e Brown e’ gia’ al collasso. Prima il fiasco dell’elezione che non e’ stata, con Brown che si e’ fatto ingolosire dall’opportunita’ di umiliare i conservatori, ma poi ha ritirato la manina in fretta e furia appena i sondaggi hanno cominciato a cambiare. Ma quello non era il suo campo: alla strategia elettorale, a vincere, ci aveva sempre pensato Blair. Il compito di Brown era quello di guidare l’economia britannica fuori dal tunnel, alla conquista di unprecedented heights. Amministratore attento, hard-working, reliable, trustworhty, questa era l’immagine che, in dieci anni, Brown si era riuscita a costruire, grazie ad una cresicta economica senza precedenti, disoccupazione ai minimi, tassi ed inflazione bassi. E il paese ci aveva creduto, a questo Brown un po’ noioso, pero’ preparato e pulito. Tanto che, quando a giugno prese il posto di Blair, pote’ permettersi di promettere la fine del regime di spin&sleaze che era costato a Blair molta della propria credibilita’. E l’opinione pubblica, invece di ridergli in faccia, a Gordon, si era fatta convincere – come se nei precedenti dieci anni il regno non fosse stato di fatto guidato da questo duopolio goodcop/badcop.

Meglio tardi che mai. E’ arrivato novembre, e l’immagine di Brown preparato e pulito, reliable e trustworthy, la troverete al massimo tra le cassette della frutta fuori dalle librerie dell’usato, dove finiscono i libri agratis. In tre atti, Brown e’ morto. Certo, la morte politica, a differenza di quella biologica, prende tempo. E quindi continuerete a vederlo sui vostri teleschermi per un bel po’, il vecchio Gordon. Pero’ e’ gia’ morto, come direbbe Russell Crowe. Prima c’e’ stata Northern Rock, la banca di Newcastle che aveva dato nuova dignita’ agli inglesi di serie B, quelli delle fabbriche e delle miniere che furono; quelli che e’ arrivata Maggie Thatcher e loro si sono ritrovati brutti, sporchi, e cattivi. Viene fuori che Northern Rock aveva finanziato la propria ascesa, culminata nella costruzione dell’Angel of the North alle porte di Newcastle, sull’Autostrada che porta in Scozia, comprando i famigerati subprime mortgages. E con la crisi dei subprimes di questa estate, e’ venuta giu’ pure Northern Rock. Solo che il governo non se l’e’ sentita di lasciar fallire una comapagnia di quelle dimensioni, ed ha pensato bene di utilizzare 25 miliardi delle nostre sterline (che sono quasi 40 miliardi di euro, due finanziarie) per salvare il culo alla banca (vi ricorda qualcuno? Non l’Alitalia, scemo, il cui capitale e’ del tesoro... la stramaledettissima FIAT!).

Ma non e’ tanto la decisione in se’ (che era, in effetti, a tough one) a pesare sulla posizione di Brown, quanto il fatto che la crisi della Northern Rock simboleggi la fine dell’eta’ dell’oro per la Gran Bretagna. La crescita rallenta, i prezzi delle case pure, e anche le altre grandi banche della city, i sopravvissuti, stanno una ad una annunciando perdite pesanti a causa dei subprimes. Insomma il fiore all’occhiello di Gordon Brown, 10 anni di crescita economica, quarter upon quarter, si e’ appassito; attorcigliato su se stesso, Gordon fa piu’ bella figura senza. The single most convincing argument in favour of Gordon Brown came crashing down.

Ma Northern Rock, viene fuori, era solo l’inizio. Perche’ poi e’ arrivata, la settimana scorsa, un’altra batosta per il Tesoro: la perdita dei dati (national insurance number + bank details) di venticinque milioni di britannici, praticamente meta’ del paese. Cioe’ qualche sciagurato ha spedito per posta due dischi con sopra tutte queste informazioni confidenziali, e sono andati perduti. Vi lascio immaginare la reazione, in un paese dove la proposta di una carta di identita’ e’ percepita come una suprema violazione della propria individual liberty e privacy. L’aspetto peggiore e’, di nuovo, il fatto che queste batoste per Gordon arrivino in casa: proprio dai dipartimenti di quel Tesoro che lui ha guidato per dieci anni. Passi far casino con la strategia elettorale, che lo sapevamo che non era il tuo forte, Gordon. Ma la normale amministrazione del Tesoro was supposed to be la tua fottutissima noiosissima semplicissima specialita’.

Ma il peggio, guarda un po’, was yet to come: ieri sera il Segretario Generale del Labour Party (se suona un po’ sovietico perdonateci, che qui veltroni non e’ ancora arrivato) si e’ dimesso dopo aver ammesso di essere a conoscenza del fatto che alcune donazioni ricevute dal partito non venivano dalla persona che, nominalmente, le offriva, ma da un magnate delle costruzioni che non voleva esporsi; e soprattutto che, presumibilmente, non era autorizzato a fare donazioni (probabilmente perche’, per ragioni fiscali, non ha la residenza UK). Insomma il Labour accettava soldi da uno che i soldi non li avrebbe potuti donare, ed il Segretario Generale era a conoscenza di tutto cio’. Bella roba per chi, come Brown, aveva promesso trasparenza, rispetto delle regole. Brown aveva avuto la faccia come il culo di istallarsi su un piedistallo di moralita’ alto due metri: adesso ha sbattutto il muso, and it’s all the more painful. Ben ti sta, stronzo.

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