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Il piccolo scrivano fiorentino | La Voce del Padrone
 

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Il piccolo scrivano fiorentino

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La moda della lettera al quotidiano nazionale prende piede e oggi è il turno di Lamberto Dini, compagno della governatrice del Costarica, quello che si è inventato lo schema del voto a favore determinato da una convinzione contraria.

Questo artista della liberaldemocrazia non finisce di stupire e ci tiene a sviluppare una teoria logica che i più hanno faticato non poco a comprendere. Secondo l’ex mammasantissima di Bankitalia, nella coalizione di governo trionfa il partito del tassa e spendi, almeno a dar retta alla serie di provvedimenti (tutti appoggiati da Dini medesimo) che hanno portato ad un aumento della spesa pubblica di qualcosa come 37 miliardi di euro interamente finanziati col furto fiscale.

Ben, bravo, sette più! Modestamente, lo sapevamo già e non c’era alcun bisogno di precisazioni visto che alla favola dei successi nella lotta all’evasione ormai credono soltanto i più cocciuti somari della propaganda filogovernativa. Ma loro sono anche giustificabili: la propaganda con la realtà fa sempre a cazzotti ed è il loro mestiere principale mettere in commercio falsi di marca.

Però Dini non può neanche pretendere che ci beviamo d’un fiato le argomentazioni sul partito della spesa che si anniderebbe principalmente negli enti locali e nelle regioni, come se la politica economica del governo la decidesse il Molise o la Liguria. Gli enti locali spendono e spandono quattrini non loro perché sono governati dagli scagnozzi della cupola politica, che sono i soli ai quali rispondono del loro triste operato. E le regioni, con qualche insufficiente eccezione, non fanno altro che replicare il modello centrale.

E’ vero che sono centri di spesa enormi, ma è altrettanto innegabile che non ce la si possa cavare scaricando le responsabilità sulle spalle larghissime del cosiddetto “sistema” che poi, quando vai a vedere chi è, non risponde mai nessuno. E nemmeno si può neanche trarsi d’impaccio chiamando in causa la “partitocrazia”, altro enigmatico luogo senza segreteria telefonica.

Le responsabilità sono anche e soprattutto di politicanti come l’estensore della lettera che, per disciplina di coalizione, vota a favore di provvedimenti che sono in totale contrasto con la buona gestione della cosa pubblica, ma che poi si nascondono al riparo dei distinguo e delle prese di distanza formale. Questo atteggiamento di totale autoesenzione da una responsabilità grave e diretta nei confronti degli elettori è soltanto un trucco retorico che si usa per intorbidire le acque dello stagno nel quale si pesca.

“È lì che operano quelli che si possono definire «i funzionari della partitocrazia», tutti soggetti che giustificano, motivano e consolidano la propria ragion d’essere nel chiedere e generare flussi di spesa pubblica aggiuntiva. I deficit di molte aziende sanitarie locali, enti pubblici e municipalizzate sono lì a dimostrarlo. D’altronde, come si spiegherebbe il fatto che ad esempio il disegno di legge sulla privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici locali è stato sostanzialmente snaturato in Parlamento e ancora giace al Senato? Siamo quindi in presenza di una rete capillare diffusa nel territorio che attinge il proprio sangue ai mille rivoli della spesa pubblica, sacrificando l’interesse dei cittadini ad una minore pressione fiscale all’interesse loro e dei propri partiti alla moltiplicazione della spesa.”

Non è mica vero: lì non si annida nessuno, ce li mandano o ce li nominano gli esecutivi nazionali dei partiti. Cosa pretenderebbe Dini da una classe dirigente così scelta? Professionalità? Indipendenza? Buona amministrazione? Non diciamo cazzate. Vanno lì per fare spesa, un pezzo per conto proprio e un pezzo per i loro sponsor.

E, se questa è l’analisi, perché Dini non si mette di traverso e dice chiaramente “No” quando si deve dire “No” invece di adeguarsi rivendicando finti mal di pancia per secondare l’unico obbiettivo di mantenere il potere?

La verità è che il novello Giulio di deamicisiana memoria scrive sì di notte, ma son scritti che al bilancio del paese non fanno altrettanto bene.

(Nella foto, “Giulio” Dini di notte)

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ritratto di Mthrandir
 

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