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Operation SichelSchnitt

Ieri, in una serata apparentemente tranquilla e dopo 18 mesi di “finta guerra”, è scattata l’Operazione “Colpo di falce” grazie alla quale Silvio Berlusconi, in versione Heinz Guderian pre natalizia, si presenta bello fresco alle porte di SedAN e coglie i suoi ex amici addormentati nei bunker della nuova Maginot.

Niente da dire! Con i suoi duecento difetti, Berlusconi resta uno degli animali da piazza più eclettici della storia repubblicana e conserva intatta una capacità di reazione che fa impallidire i presunti eredi del leader della ormai fu Forza Italia.

A parte la scelta del nome del futuro partito unico, vagamente comunistoide, e a parte i grandi rischi che comporta il colpo di teatro, l’uscita di Berlusconi è semplicemente da applausi avendo trasformato l’evidente debacle patita sulla spallata fantasma in un trionfo interno di grandissimo rilievo. Pericoloso dare per sconfitto questo signore di Arcore, quasi temerario sfidarlo nella leadership di un elettorato che per lui stravede oltre i meriti i meriti personali.

Qualcuno ha parlato di risposta alla costituzione del Partito Democratico e, in parte, è una visione condivisibile, ma soprattutto è un regolamento di conti interno di un centrodestra molto più compatto alla base di quanto sia ai vertici.

Da qui l’improvvisata che, poi, forse tanto improvvisata non è. Confesso che ero rimasto perplesso sulla faccenda dei gazebo contro il governo Prodi e questo dimostra quanto poco il sottoscritto capisca di politica: a certi colpi con destinatari i presunti amici proprio non riesco ad abituarmi. Obbiettivamente, la raccolta di firme contro il governo non aveva alcuna utilità pratica, almeno rispetto all’obbiettivo dichiarato, ma è chiaro – adesso - che il risultato incassato dal Cavaliere Nero era destinato a fare da maglio da sbattere sul tavolo della CdL. In sintesi, una prova che la gente era con lui e che certi cambiamenti di strategia politica invocati via lettera al Corriere non sono ciò che il “popolo” del centrodestra vuole.

E infatti così si spiega la mobilitazione in piazza, cioè una specie di referendum improprio, anche un tantino paraculo, per dire a tutti che la strategia di opposizione di Forza Italia è, a larghissima maggioranza, quella che vuole l’elettorato di quella parte.

Lavorando anche sui numeri, perché a sette milioni di firme non credo neanche se vedo, significa trasformare tutta quella gente in elettori in aperto contrasto con Fini e, già che ci siamo, anche con Casini.

In più, e passi che non me ne accorgo io che non vivo di palazzo, l’intera operazione gliel’ha organizzata sotto al naso preoccupandosi, ciliegina sulla torta, di gestirla comodamente in proprio. Come reagisce Fini, adesso? Chiede di ricontare le firme?

E’ evidente che si tratti di una manovra rischiosa, perché non è detto che quelli dei gazebo siano pronti a seguire Berlusconi al momento di una elezione vera e propria, ma cos’ha da perdere il buon Silvio? Se va dritta, prende in toto le redini del centrodestra e si disfa di una compagnia poco gradita ribadendo il tanto amato: “E qui comando io/e questa casa mia…” (copyright Gigliola Cinquetti), se gli va male può comunque mantenere un’influenza determinante “anche da fuori”. A 71 anni, è un rischio che può valere la pena correre, tanto più che la strategia del partito unico a destra si accoppia incestuosamente alla perfezione con la nascita del partito democratico visto che, entrambi, hanno il problema di ridurre al minimo la seccatura di dover fare i conti con ali frammentate e poco affidabili. Ergo, passata la buriana mediatica, non è difficile immaginare che Berlusconi e Veltroni non avranno soverchie difficoltà a trovare un’intesa su una legge elettorale che li miti ai due nuovi soggetti la competizione effettiva per il potere.

Personalmente attendo sviluppi, ma se il nuovo partito unico del centrodestra dovesse risultare effettivamente fondato su inginocchiatoi e socialismo liberale, il sottoscritto non avrà alcun problema a tornare nel solito “settore astenuti” o tra coloro che vanno al seggio per annullare il voto sulla scheda.

Un partito democratico lo si regge anche, ma due sono effettivamente troppi.

(Nella foto, la Casa delle Libertà)

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ritratto di Mthrandir
 

Amico mio, noi non mutiamo posizione di una virgola: la "creatura" deve essere il soggetto unitario entro cui far confluire tutti, o quasi (io ci voglio oltre ad An e Udc, anche Repubblicani e Riformatori Liberali, oltre a Rotondi).
E deve essere liberale e liberista, niente riedizione della Democrazia cristiana (partito dei moderati?, partito del popolo italiano, in acronimo Ppi?). E' e sarà quello che abbiamo in mente..altrimenti ovviamente faremo tutto quello che è in nostro potere - praticamente niente :D - per condizionarne la politica...speriamo bene.
P.S.: certo che il vizio autoritario non se lo toglie, eh? ;)

Carissimo Camelot,
da quel che leggo in giro finisce che la casa di tutti diventa il solito porcile. Questa è un'operazione che mi sembra abbia poco a che fare con la politica con la "P" maiuscola, proprio come il PD. E' un'operazione di potere e, quando si vogliono mostrare i muscoli, sai meglio di me che la ragione viene messa nello sgabuzzino. Per questa cosa contano solo i numeri, le idee no.
Ahimè:-)

Ti dirò, a me sta storia dei partiti unici pare una gran vaccata... comunque all'interno avrai i vari reucci che si sentono feudatari e signorotti del loro esiguo rappresentativo politico (gli elettori) e che vorranno fare un po' come gli pare... quindi dove starebbe la genialata di non dover più litigare "inter nos"???

Lo so mithrandir, e purtroppo condivido...ma per ovvie ragioni devo fingere ottimismo..dobbiamo sforzarci di essere ottimisti...

Se facciamo fuori, Bondi, Cicchitto e compagnia bella, evviva.
Sperando di non imbarcare altra rumenta...
Comunque ieri sera mi si sono chiariti parecchio i numerosi articoli del Foglio sul partito senza tessere...

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