
Non c’era bisogno di andare a guardare le quote dei bookmakers per vincere un bell’eurino sul governo Prodi che salva la ghirba al primo passaggio della finanziaria in Senato. Già ieri si era scritto che l’aria era quella e chi ha sperato fino all’ultimo stando a guardar fisso il televideo ha sprecato una serata che avrebbe potuto essere impiegata in modo migliore.
E’ chiaro che l’autunno di passione non sia finito perché manca ancora l’approvazione dello scempio welfare e la seconda lettura della finanziaria, ma personalmente credo che Prodi passerà anche queste due nottate.
Il motivo fondamentale che mi spinge a ritenere che la crisi, se ci sarà, sarà gestita in modo meno traumatico di un ritorno alle urne deriva dalla prova provata che Berlusconi abbia toppato alla grandissima nella sua politica degli annunci. Sempre che l’obbiettivo fosse quello di provocare una crisi vera, perché questi qua sono capaci di contorsioni mentali del tutto sconosciute a chi conduce una vita normale.
In particolare, credo che l’errore più grave sia stato quello di annunciare “l’acquisto” di un manipolo di senatori della maggioranza alla causa dell’opposizione con largo anticipo e in modo troppo esplicito. Di fatto una presa di posizione simile ha messo i giapponesi di Prodi e quelli che hanno interesse ad allungare il brodo (leggasi Veltroni) nelle condizioni di arroccarsi su una comoda posizione difensiva dalla quale tenere sotto scacco chi avrebbe veramente gradito farla finita non avendo timore di perdere il diritto alla pensione (Dini, Bordon e altri).
In caso di sgarro era già pronta la campagna demolitoria del “dagli al traditore corrotto” che Anna Finocchiaro, in stile ascetico e minaccioso, non ha mancato di citare nella sua dichiarazione di voto. Dillà, evidentemente, non sono state fatte proposte sufficientemente golose da convincere i “Giuda” a dare il bacio fatale.
Così la finanziaria l’hanno riscritta piano piano mollando di tutto a tutti in modo che nessuno potesse lamentarsi troppo e Prodi si è guadagnato un’altra proroga.
Detto di Berlusconi, due parole le possiamo spendere anche per i cosiddetti dissidenti. Ora, uno come Bordon dovrebbe spiegare meglio il senso del suo comportamento politico, possibilmente senza tirare in ballo il senso di responsabilità perché viene da ridere. Se un senatore ammette pubblicamente che la maggioranza di cui fa (o faceva?) parte non esiste più e ci aggiunge che tutto ‘sto capolavoro la finanziaria non è, perché poi vota a favore? Capisco che venderla come atto di responsabilità nei confronti del paese faccia un bell’effetto, ma la contraddizione resta. Lo stesso valga per Dini, col solo dettaglio che le sue considerazioni su un voto favorevole dato controvoglia portano l’allegato della necessità di superare il quadro politico attuale. Insomma, se non è zuppa, è pan bagnato. Mi sembra che siano due atteggiamenti da cerchiobottisti peracottari che stanno solo provando ad alzare il prezzo. Anche perché tutta questa vocazione all’obbedienza ad un interesse smentito dai giudizi che gli stessi danno sui provvedimenti che poi contribuiscono ad approvare fa pensare male. Di solito l’obbedienza è difficile che si accompagni volentieri con la critica, ma pensare che possa sposarsi col dissenso è deduzione che appartiene alla Logica Trascendentale.
Non è che qua siamo scemi e ci aspettiamo chissà cosa da chissà chi, però siamo restii a farci prendere del tutto per il culo e preferiamo sentirci dire le cose come stanno, e cioè che Tex Willer Bordon e il Governatore del Centroamerica stanno conducendo una trattativa con due squadre contemporaneamente e che il problema vero non è la passione per una delle due, ma l’ingaggio.
Non c’è niente di male, e neanche niente di bene. E’ la solita manfrina equivoca a cui si assiste in un paese dove la politica, quando parla di interesse, si riferisce esclusivamente ai significati meno nobili del termine. L’ultima considerazione la riservo ad Anna Finocchiaro, già citata in precedenza, e qui ri-citata per lo stesso motivo. Se la capogruppo dell’Ulivo (o del PD, o dei DS o di che cazzo di partito è non importa) ha in mano informazioni precise sulla corruzione tentata nei confronti dei “suoi” senatori ha una sola strada davanti, cioè fare un salto in Procura e firmare un esposto. Se non le ha e parla a vanvera, come spesso le succede, allora in Procura dovrebbe andare qualcuno del centrodestra (magari non Antonione che rischierebbe di confondere il cesso con l’archivio) a firmare una querela. Ma non succederà niente di tutto questo perché, in questo Paese, se un politico va in una Procura qualsiasi rischia seriamente di non poterne uscire se non per prendere la via della Casa Circondariale.
(Nella foto, rischi seri)














Ho letto la storia di Antonione...che tristezza, che personaggio approssimativo! E non ha neanche pensato per un attimo di dimettersi, neanche il gesto!
La gente lo vota (vabbe', con la legge elettorale attuale questo è opinabile) perché la rappresenti in Parlamento (ah no, scusate...siamo in Italia...) e questo vota a capocchia perché "si è confuso"??? Ma che se ne torni a casa sua a dormire!
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