Questo sito se ne sbatte del Web 2.0!

La partita della vita

Qualche parola azzardata. Forse qualche spinta di troppo. Ed il tragico destino del ragazzo romano, si avvera. Un colpo di pistola accidentale, incredibile e sfortunato. Così si può morire, persino in un autogrill, avvolti in una sciarpa bianco azzurra che, tragicamente, si è tinta di rosso. Nella testa solo una partita di pallone, gli amici e la squadra del cuore. Tatuata anche sul braccio. Poi la musica, la vita, una ragazza ed il futuro che pone troppe domande per dare ad ognuna risposta. Allora forse meglio non darle e cercare di vivere un po' alla giornata che si sta meglio. Vero? Ma ecco che capita l’imprevisto per tutti noi e tutte quelle domande che ci eravamo posti, arrivate naturalmente (perché arrivano sempre così), e alle quali non avevamo dato risposta, rispuntano in un tremendo deja-vu. Ora si ha solo paura. E basta.

Ci hanno provano gli intellettuali a riempire questo baratro, ed ecco apparire monologhi eruditi sui giornali, nelle televisioni e persino nelle radio. Persino sui blog, luogo dove ci si aspetta un po’ più di verità, abbiamo assistito ad uno spettacolo penoso fatto solo di pecore che si incanalano dietro al mainstream. Piuttosto che comunicare, la rete "libera" è stata teatro dell'apoteosi del qualunquismo. Come stupirsi quindi davanti a “generali” della falsa comunicazione che dichiarano che i blog ed i bloggers sono “roba pericolosa”? Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Ora ci rimane solo un ragazzo che ha perso la vita prematuramente e che le risposte, almeno in questa vita, non avrà. Rimane una famiglia, da sola, perché in questi casi si rimane sempre da soli. Contro tutti. Rimane un “quizzone” tragico, con domande troppo difficili che pretendono risposte che rimettono in gioco la vita dell’uomo.

Ma alla fine è meglio “giocare” una partita di “90 minuti” fine a se stessa piuttosto che provare ad imparare le regole per giocarsi il “campionato”. Anche perché di insegnanti bravi non ce ne sono, o almeno (loro) non te li fanno trovare. Ed ecco che il pretesto per trovare uno “scopo” semplice, comodo ed immediato, si pone davanti ad occhi vacui. Un semplice stratagemma che impedisce di guardarci allo specchio per rendere tutto più semplice. Si trova il capro espiatorio per fare un po’ di “gazzarra” contro un paio di divise - facendo di tutta un'erba un fascio - inneggiando alla libertà della berlina. Eccoli i forcaioli moderni che cercano di dimenticare il dolore e le domande. Il problema però è che il dolore non se ne va.

La verità è che sentirsi “onnipotenti” in un corpo “finito” è un metadone troppo affascinante per potervi rinunciare. E’ la bussola giusta per capire che strada imboccare, davanti ad un bivio maledetto dove si snodano, migliaia, centinaia di strade, di cui molte, senza uscita. Diogene ne sa qualcosa poveretto.

Basterebbe guardarsi negli occhi per riempire davvero l’infinito del nostro cuore, che al contrario del corpo, anela verità e mai sarà sazio finchè non ne sarà ricolmo. “Cercare” però costa troppa fatica e orgoglio, meglio la strada comoda e corta. Meglio la soggettività dei corollari che le funzioni vere e proprie. Meglio una strada che porta a giocarsi 90 minuti. Da Leone certo, ma che alla fine non farà altro che farci precipitare in serie B. Un campionato da girone dantesco senza ritorno.

Basterebbe “affrontarsi” davvero. Basterebbe guardarsi negli occhi gli uni con gli altri. Basterebbe riempire una volta per tutte quel vuoto e scegliere il sentiero giusto. Basterebbe giocare, la partita della vita.

A rileggerci

, ,

No votes yet
 

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Tag HTML permessi: <a> <strong> <em><ul><li><code><cite>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Maggiori informazioni sulle opzioni di formattazione.

Captcha
Un rapido modo per difenderci dallo spam: