
Surreale. Surreale è l'aggettivo adatto per definire il clima di silenzio venutosi a creare il giorno della morte di Enzo Biagi. Sembrava quasi incredibile che nessuno osasse, come al solito, direi, strumentalizzare il caso umano. Ma trattavasi di fogna in via progressiva di otturazione ed ecco che tra ieri ed oggi il tombino è finalmente saltato. Giù con le accuse di ostracismo, di regime, con le vesti stracciate.... L'editto bulgaro, le vergogne altrui, l'acqua calda, il fumo, l'arrosto... Che tanto gli italiani sanno e sanno giudicare. Ma su questo ho i miei seri dubbi, chè le lacrime, i feretri e gli scappellamenti reiterati di questi due giorni mi fanno pensar male. Diciamocela tutta: Biagi era un giornalista di regime che usava il servizio pubblico per fare una sfacciata propaganda contro i suoi oppositori politici, nonchè una pseudocultura ipocrita fondata sui valori della resistenza. Oggi viene sepolto con "bella ciao" al seguito del suo feretro, a che tutti possano ricordare come i soldi pubblici, anche quelli dei fascisti che pagano le tasse, siano stati biecamente utilizzati quando era in vita. Che il regime abbia deciso, di conseguenza, di liberarsi di questo suo scomodo adepto, non dovrebbe destare scalpore, anzi. Se fossi stato in Berlusconi, dunque, di fronte alle accuse dei vari Prodi e Giulietti, avrei rivendicato con forza e con orgoglio l'epurazione di Enzo Biagi e l'editto bulgaro, sempre sperando che la gente si fosse dimenticata di Socci e Masotti, onde evitare di ripetere la storiella della vacca e del mulo...
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In verità non mi era piaicuto l'editto Bulgaro di Berlusconi, ancora meno mi è piaciuta la faccia di tolla con cui l'ex-premier in questi giorni ha affermato di non aver mai fatto una cosa del genere.
E' vero: lui non ha mai proferito (pubblicamente) le parole "Tizio, Caio e Sempronio devono essere rimossi dal video", ma - in puro stile totalitario - non ce n'è mai stato naturalmente bisogno poiché i paggetti ossequiosi hanno poi senz'altro interpretato le sue parole nel modo in cui lui si aspettava che le interpretassero.
Intendo dire che, per quanto imparziali e livorosi siano stati Santoro e Biagi, il modo in cui sono stati trattati è professionalmente scandaloso.
Detto questo, io non ho mai apprezzato Biagi: solito tono paternalistico-saccente di chi si ritiene moralmente superiore e naturalmente dalla parte della ragione.
Se non altro non ha mai indugiato nella chiassosità e nel razzolare negli scandali, e questi sono aspetti che gli fanno onore.
L'editto bulgaro è semplicemente un prodotto del sistema-regime che vige in questo paese. Quando hai il potere usi le corporazioni parastatali a tuo favore. E' inevitabile. Ciò che fa ribrezzo è lo stracciarsi le vesti dei pagliacci che a sinistra accusano di regime Berlusconi, quando Biagi era proprio una delle più terrificanti creature che il regime ha creato. La responsabilità di ciò sta anche nel non avere il coraggio di mettere sul mercato la Rai privatizzandola completamente, cosa che Berlusconi con 5 anni e 100 deputati in più non è riuscito o forse non ha voluto fare.
Grazie a questo oggi ci tocca vedere un Tg3 statale che esalta un cronista fazioso come un dio, servendosi anche dei soldi di chi quando vedeva tale cronista fazioso cambiava canale. Questa è l'Italia, ragazzi, il Paese dei parassiti e dei servi dello stato.
Ma possibile che nessuno della destra sia mai riuscito a dire qualcosa come "chi epura lo fa in silenzio e non dichiara i nomi in conferenza stampa"? Biagi, Luttazzi e Santoro hanno fatto un uso criminoso della Tv. Verissimo. (Vorrei ritrovare un video del Fatto in cui si presentavano il capitale dei due candidati alle politiche così: Berlusconi XXX fantamiliardi in liquidità + XXX fantamiliardi in partecipazioni azionarie + XXX fantamiliardi in fondi esteri e dall'altra parte Rutelli 20 milioni di lire in conto corrente. 20 milioni di lire in conto corrente! Non scherzo.) Chi rompeva le palle è sempre stato cacciato dalla Rai. Ma in silenzio. Berlusconi è stato così ingenuo da dargli un pretesto per gridare al regime ancor prima di essere cacciati (o riconfermati).
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