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Se si impiccano i migliori

Un paio di giorni fa, a Ischia, si è suicidato un ragazzino di 14 anni, dicono a causa di una continua azione di demolizione psicologica operata da tre coetanei poi segnalati all’autorità per azioni di bullismo. Sempre secondo quanto riferiscono gli organi di informazione, le pressioni si sarebbero concentrate sul fatto che il 14enne fosse un secchione, cioè uno che aveva la passione per lo studio e che a scuola incassasse notevoli successi.

In sintesi, una storia già sentita che tra gli adolescenti si ripete identica a se stessa in quella fase della crescita dove il “gruppo”, che rappresenta la “media”, riveste un ruolo di fondamentale importanza. Poi, col tempo, un po’ la perde perché quella stessa media che stabilisce i canoni dell’inclusione o dell’esclusione si trasforma inevitabilmente in mediocrità e qualcuno dei migliori riesce comunque ad emergere. Non tutti, non molti ahimè, ma a volte succede.

Ora, al di là dell’esito tragico della vicenda, colpisce la reazione del “sistema”, che poi è una non reazione, che si limita, tanto per cambiare, a concentrarsi sugli aspetti eventualmente rilevanti sul piano penale che dovessero emergere a carico dei bulletti.

Mi sembra evidente che, per questa strada, non si andrà da nessuna parte, che è poi la parte verso la quale punta non solo chi guida il Paese, ma anche una bella fetta di coloro che si fanno trasportare volentieri verso il nulla.

E’ chiaro che le responsabilità penali, se ci sono, vanno accertate e punite, ma pensare di poter incidere sul fenomeno usando soltanto il codice e dopo che ci è scappato il morto è tipico di chi viaggia con la faccia che guarda in direzione opposta al senso di marcia: si accorge del paesaggio quando è troppo tardi.

Nessuno, e quando dico nessuno comincio dai ministri dell’istruzione e intendo arrivare all’ultimo scalzacane di insegnate che passa il tempo a rollare canne durante l’intervallo, che si sia mai chiesto se la scuola può fare qualcosa di intelligente per cambiare la direzione del vento. Forse non interessa, anzi certamente è così, perché basterebbe poco per provare a cambiare rotta.

Ad esempio, considerando i miliardi di euro buttati nel cesso per qualsiasi fesseria venga in mente al deputato di turno che deve ringraziare dei voti l’amico benzinaio pagandogli la ristrutturazione del distributore, nessuno ha mai proposto o pensato di riconoscere dei piccoli premi a chi consegua risultati superiori alla media nel suo corso di studi.

Qui non si tratta di mettere sul piatto cifre folli, ma di promuovere un meccanismo che non solo avrebbe il pregio di ficcare in testa ai ragazzi che il merito rende (e, magari, rende anche l’impegno per arrivare più lontano e meglio), ma avrebbe anche il non trascurabile vantaggio di porsi come elemento di bilanciamento agli scherni di chi, per incapacità o per demerito, sogna un mondo di inetti come quello al quale appartiene.

Se la scuola si schierasse apertamente coi migliori, senza andare continuamente dietro alle giustificazioni per i peggiori, forse molti casi come quello di Isernia ce lo saremmo risparmiato. Certo, nessuno si illude che questo basti a distruggere la sottocultura italica del “tanto peggio, tanto meglio”, ma sarebbe comunque un segnale importante e capace di incidere più di mille note sul registro. Poi so già bene che sono pronte mille obbiezioni sui possibili usi distorti delle premiazioni, sulle comunelle e sulle proteste dei genitori arroganti e acefali che non si spiegheranno mai perché il loro figlio coglione sia discriminato rispetto al figlio di qualcun altro che merita.

Tutto plausibile, perché qui ogni banalità diventa immancabilmente mafietta locale, specie quando c’è di mezzo qualsiasi cosa puzzi di “pubblico”, e si trasforma in territorio di caccia riservato ai furbi. Eppure qualcosa bisogna pur fare perché se a suicidarsi sono i migliori, se i migliori non hanno strumenti per sentirsi motivati e per difendere la loro scelta di impegno, punge vaghezza che il futuro di tutti sarà consegnato nelle mani dei resti. E ci siamo capiti, credo.

(Nella foto, cena tra i resti)

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ritratto di Mthrandir
 

Ma sai, io sarei pure d'accordo, però siamo in italia, non ce lo dimentichiamo. non è infrequente che chi ha voti superiori alla media, non abbia proprio interamente farina del proprio sacco.. se poi viene fuori che si beccano anche dei soldi, alè! già i genitori rompono abbastanza i mar*ni agli insegnanti adesso "mio figlio non merita voti così bassi" ecc, immagina se ci fosse un compenso monetario. c'è chi si prostituirebbe

Lo so, e infatti avevo già anticipato l'obbiezione da solo. Però prenderla persa in partenza mi sembra troppo.:-)

Ti dirò... io sono quella a cui non davano la borsa di studio perché... non so perché, sempre avuto i voti più alti della scuola, tanto che il giorno di consegna dei diplomi, la mia preside mi ha regalato una copia del suo libro preferito dicendomi che non aveva mai potuto darmi la borsa di studio per questioni burocratiche, ma che almeno la soddisfazione nel momento in cui uscivo, poteva prendersela.
I soldi andavano a gente non meritevole che però taroccava VAGAMENTE la denuncia dei redditi! -_-'
Comunque, per la cronaca, all'università, media alta implica ben... tenetevi... 25€ in meno di tasse! Follie! Se sei idiota ma tarocchi i moduli isee ovviamente ti tolgono di più!
Io proporrei anche corsi diversificati. I miei insegnanti di mate sono sempre stati abbastanza lungimiranti da dare a quei 4 che li seguivano più cose da fare e compiti diversi, così almeno non ci annoiavamo. Resto dell'idea che bisognerebbe premiare i migliori, non punirli! Ma come avete già detto... siamo in Italia!

Purtroppo la tendenza sembra quella di veder prevalere i resti. Sembra quasi assurdo che non si riesca a trovare delle soluzioni efficaci prima che ci scappi il morto, e comunque anche dopo il fattaccio quella che poi di solito si sente è solo banale retorica messa li per tappare buchi a domande a cui non si riesce a dare risposte pertinenti ed efficaci. L'incapacità delle istituzioni, e delle forze politiche tutte, destra, sinistra e centro, di comunicare tra loro, di cercare una collaborazione che porti a prevenzione e innovazione è sconvolgente in un paese come l'Italia, a cui, sembra sempre più, sembra sia lasciata al privato cittadino l'incombenza di escogitare nuove strategie dal momento che chi è predisposto a tale funzione se ne lava altamente le mani, pare che tutti i resti siano finiti sui colli, perchè di meritevoli e preparati ne ho visti ben pochi da che ne capisco di politica. Un saluto.

Il suicidio è l'estrema manifestazione di un malessere interiore la cui origine non può essere attribuita ad un unico aspetto del vivere quotidiano; temo la politica possa fare ben poco in tal senso. Piuttosto invece una società attenta (familiari, amici, prof...etc) avrebbe potuto e dovuto individuarne i segnali.

Una persona che decide di portare su off, ed inderogabilmente, l'interruttore della propria vita, non può essere considerata, in definitiva "il migliore" giacché la vita stessa è il primo esame da superare.

Il bullismo va combattuto a prescindere. E sempre, in maniera costante. Tutto il resto - oggi - è sterile retorica, anche la mia.

Ora, sull'onda emotiva di una giovane vita spezzata, si trovino i capri e si infliggano loro le dovute punizioni però, come hai scritto: "Mi sembra evidente che, per questa strada, non si andrà da nessuna parte".

Non mi trovo d'accordo su "gli strumenti per sentirsi motivati"... o meglio, ben vengano! ma non dimentichiamo che l'indole dei giovani è spesso trasgressiva e sprezzante nei confronti delle regole. Non credo per ciò si possa ritenere una valida soluzione.
Anzi, il mio personalissimo timore è che riconoscimenti conclamati che vanno oltre il voto, come premi in danaro e altro, potrebbero innescare ulteriori esplosioni di bullismo .

Io ieri avevo postato un commento...ma è andato perso...

Comunque grossomodo ero sulla stessa onda di Vaalyah (senza i suoi eccellenti risultati scolastici, purtroppo)...dicevo che, nonostante io sia tutt'altro che un estimatore della mentalità americana, un bel meccanismo di borse di studio stile oltreoceano ci vorrebbe proprio.
Il problema è che in Italia abbiamo quest'ideologia (di stampo innegabilmente sinistrorso) del "tutti diritti, nessun dovere" che vagheggia il "6 politico" a tutti, senza che chi è adibito a controllare e formare rompa i coglioni.
L'importante è avere un pezzo di carta in mano e fare il cazzochevoglio.

Ovviamente, in questo schema delle cose, chi emerge è un "diverso" che dev'essere emarginato e schernito in maniera più o meno fisica. Solo che, essendo uno migliore della media, non può godere della solidarietà degli opinion leaders della società.

BiGi, risultati scolastici e non, sei nel mio cuore insieme ai miei peluches! :-P
A me quello che dà ai nervi è l'istituzione di 10 miliardi di pseudo-lauree inutile in cui l'esame più difficile è guardare un film (giuro) e raccontarlo al professore. Dico, piuttosto di abbassare il significato di una laurea (così magari, quelli che si son fatti il c*** alla fine dell'univ un lavoro lo trovano) solo per dare a tutti in mano un pezzo di carta, che proprio per essere in mano a chiunque, non varrà nulla, perché non ricominciamo a pensare che OGNI lavoro ha la sua dignità? Trovate oggigiorno un bravo idraulico (il nostro avrà 900 anni!) o un bravo elettricista! Insomma, se una persona non è fatta per studiare (non riesce, non gli piace, preferisce fare altro) non c'è nulla di male se va a fare il commesso!

Vaalyah, sono lusingato! Il sentimento è reciproco (magari senza i peluches... :-))) )

Sul discorso dello svilimento della laurea vi racconto un aneddoto.

C'era una volta il Politecnico di Torino, che mi fregio di aver frequentato.
Orbene, l'ateneo era considerato molto prestigioso per il livello della formazione che veniva impartito ai laureati: peccato che si parli in questi termini di almeno 30 anni fa.
Perché già quando ho frequentato io il livello dell'insegnamento si stava avvicinando rapidamente al discutibile. Un proliferare di corsi che fornivano tonnellate di nozioni magari non tutte fondamentali, esaurite in un tempo didattico esiguo.
E tutta pura teoria, senza applicazioni pratiche sul campo: secondo il mio umile punto di vista se uno non applica non può ricordarsi alcunché! Le scarse attività di laboratorio previste erano peraltro organizzate "all'italiana", con gruppi di n persone attorno ad un unico esperimento...naturale conseguenza: c'era chi prendeva il controllo delle operazioni e gli altri dovevano stare a guardare (un fatto puramente logico...non si possono mettere 10 cuochi per preparare un'aringa!)

Risultato: se chiedete ad un ingegnere degli anni '70 come si usa la "carta di Smith" ve lo sa dire anche se non l'ha più utilizzata dal giorno in cui ha dato l'esame di Campi Elettromagnetici...io invece ho ancora seri problemi a ricordare i concetti fondamentali dell'Elettrotecnica!

Ma la vera botta distruttiva alla validità della formazione del Poli è arrivata negli anni '90 con l'introduzione di:
- corsi a tematica umanistica (ciascuno valevole quanto un'annualità scientifica)
- metodo di valutazione a crediti
- lauree brevi o diplomi universitari

Sugi ultimi, poi, ho testimonianza diretta di un amico che faceva l'assistente e in tale qualità conduceva parte degli esami. Ebbene, egli aveva avuto espresso diktat dall'Empireo di "turarsi il naso" e promuovere anche gli alievi che sparavano un certo numero di castronerie.
Il ragionamento che ho fatto io è proprio di base: se l'allievo non viene promosso, egli ne parlerà diffondendo la voce che il programma di studi è difficile e i potenziali iscritti potrebbero venire scoraggiati...ma questo significherebbe un minor numero di matricole e conseguentemente un introito ridotto per l'Ateneo!

Ora spiegatemi voi cosa c'entrano corsi come "Cultura europea", "Storia della filosofia contemporanea", "Storia della musica" o "Torino: sviluppo urbanistico e architettura della città" con un corso di laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni...
(e - non so perché - tutta questa iniezione di cultura umanistica mi pare ispirata da una ben precisa corrente politica...o no?)

io a scuola andavo bene e male, a seconda delle materie, dei giorni e delle simpatie per e da parte dei professori. mi prendevano in giro, ma per altri motivi, ho imparato presto a rispondere a tono (non con le botte perché m sarebbe andata male). non so, non posso sapere se il suicidio sia stato causato dagli sfottò dei compagni, o se questa è stata una scusa/ennesimo sopruso che ha spezzato la voglia di vivere. no lo sapremo mai, per fortuna.
quanto all'università (Torino anch'io, ma lingue), in una delle ultime lezioni dell'ultimo anno (notare il sottile sadismo) il chiarissimo gelò l'intera classe affermando: "ma non credete mica che il cinese che state studiando qui vi possa servire a Pechino?"
io, personalmente, me n'ero già accorto da tempo, imparavo il cinese (moderno) come avevo imparato al liceo il greco (antico): grammatica, versione, autori, tutto rigorosamente in italiano, tant'è che il cinese che so l'ho imparato in Cina. purtroppo non si può fare lo stesso con l'ingegneria (non esiste Ingeneerland), e della decadenza del poli di Torino già me ne parlava mio padre, che vi ha insegnato per 40 anni con sempre maggior disgusto. sarà per quello che le lauree sono sempre più banali, e i laureati sempre più ignoranti.... sarà perché insegnanti incapaci e pressapochisti non sopportano di avere allievi potenzialmente più capaci di loro, e allora l'appiattimento inizia già alle elementari, e i migliori rischiano di soccombere, in un modo o nell'altro. perché son diversi, e diverso è brutto (o meglio, diverso è bello, ma dev'essere una diversità omologata e certificata, se non non va bene)

Baron Litron scrive:

diverso è brutto (o meglio, diverso è bello, ma dev'essere una diversità omologata e certificata, se non non va bene)

Centrato in pieno!

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