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Col senno di poi

Col “senno di poi” in Italia siamo diventati vecchi. Invece che prevenire, la nostra classe politica, da trent’anni a questa parte, ha sempre preferito curare il male conclamato, col risultato di non risolvere il problema alla radice, ma di trascinarlo fino all'implosione. Se fosse per qualche otturazione poco male, un po’ di trapano e via. Invece si tratta di altro e di ben più grave rispetto a protesi montate male o capsule incastrate alla bisogna. E’ in ballo una economia che non riusciamo ad affrontare tanto quanto siamo immersi in una modernità che ci sovrasta senza capirla; una concezione latente che preferisce uno Stato che decide tutto e non lascia il cittadino libero di scegliere senza intervenire solo dove esso non possa arrivare; una tassazione poco equa dove il cittadino non è mai padrone dell’imposta e non sa mai dove i suoi soldi vanno a finire; un futuro incerto dove i giovani ancora non sanno se avranno o meno una pensione per poter vivere decentemente e serenamente la propria vecchiaia. Ed in più non si sa neanche se dopo una passeggiata si riuscirà mai a tornare a casa, senza prima finire sgozzati in un fosso. Dura da digerire. Soprattutto dentro un canale di periferia. Sinceramente denigro chi in questi giorni si è improvvisato “vigilantes” in un remake di un film di Charles Bronson. Non è così che si risolvono le cose. Non è tramite i passamontagna, le spranghe e le botte verso una comunità che si riuscirà ad avere un paese normale. Basterebbe far rispettare la legalità, quella legalità che manca in Italia da troppo tempo. Manca sia per gli italiani che "sgarrano" e, di conseguenza, manca anche per quelli che italiani non sono. E’ mancata con il centrodestra, e manca ora con questo governo, ancora più in difficoltà della precedente legislatura della Cdl, perché in crisi ideologica con una parte della maggioranza che non vuol sentir ragioni sulla mano pesante che dovrebbe adottare uno Stato in balia di una immigrazione sconsiderata e pericolosa. Ed io fra una coalizione che ne parla da sempre (anche se purtroppo non fà) e che ha nel suo imprinting l’idea che la legalità sia basilare, ed una coalizione che corre ai ripari con la mano pesante dello squadrismo, nonostante i litigi ideologici interni al fine di non perdere quel poco consenso ormai ridotto al lumicino, beh...io scelgo la prima. Ciò di certo non giustifica le omissioni a centrodestra, ma non toglie il dato palese: il governo odierno non sarà mai capace di poter affrontare i problemi del paese per le forti divisioni che compongono l'esecutivo. Ma le cose cambiano anche se non si vuole, è il ciclo della natura, ed avere personaggi a Palazzo Chigi impauriti di un clima che non comprendono e che non sanno affrontare li rende - per forza di cose - pericolosi. E la paura fa “novanta” anche nei pressi della “nuova democrazia Veltroniana” che - sempre in un'ottica “asinina” - dimentica i passati comunisti e quelli “Querciaroli”, comportandosi in un dejavu di un passato calpestato al passo dell’oca. Invece di impegnarsi in un decreto legislativo completo (che non passera mai per via della sinistra radicale), il governo si è adoperato per dare il “contentino” mandando a casa tutti gli immigrati irregolari, senza però chiedersi il perchè della loro presenza in Italia senza un lavoro od un permesso di soggiorno, senza sapere se stavano sul suolo italiano da più o meno di tre mesi, senza avere uno straccio di accordo con i paesi implicati nella baraonda dell’immigrazione selvaggia e senza neanche sapere realmente in quanti extracomunitari calpestano il suolo patrio. Uno sbandato ammazza una donna a Roma per tredici euro ed ecco che allora la goccia fa traboccare il vaso, rispetto ad una popolazione che ormai ha persino paura ad uscire di casa dopo le 21:00. Giù qualche baracca con le ruspe, qualche tirata d’orecchie e fra un mese, calati i riflettori, avremo gli stessi problemi. Bell’affare. Quelli che della multietnica si erano fatti promotori, quelli che dell’integrazione si erano fatti portavoce ora si sono trasformati in boia varando un provvedimento che sa tanto di “tappabuchi”. Un provvedimento che sa tantissimo di fascista, fatto in fretta e furia al fine di salvare l’ultima poltrona disponibile, ma che non è parte di nulla, con un pacchetto sicurezza che è passato alla decisione del Senato attraverso l’astensione di tutta la Sinistra radicale e che, non è mistero dirlo, così com’è non vedrà mai la luce. Allora basta un cenno di Walter ed il Professore risponde, lasciando tutti basiti davanti ad un “obbedisco” che dice parecchio sul futuro dell’esecutivo e su chi ora comandi dalle parti di Piazza Santi Apostoli. Inutile stupirsi, davanti ad una politica che non dà risposte, se degli imbecilli si fanno giustizia da soli. E’ la terribile legge del “senno di poi”, l’unica che sembra capeggiare nelle menti della “Casta”. Un gruppuscolo rinchiuso a Palazzo Chigi e che purtroppo adesso, ha anche paura. A rileggerci

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