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Sicurezza, e tre! Il culo del sacco

C’è da dire che vivere in questo paese riserva sempre delle grandi soddisfazioni, per lo più dovute alla lungimiranza della nostra beneamata classe politica. Ne parlo in generale perché, con qualche rara eccezione, è un corpo dirigente che riesce costantemente ad infrangere ogni record di ignavia e arriva, quando arriva, con ritardi degni delle ferrovie nazionali.

In tre giorni tre è stato offerto il peggio del peggio del teatrino al quale siamo ben avvezzi e, siccome non ci facciamo mancare niente, durante l’ultimo atto (sperando che sia l’ultimo e non l’ouverture di qualcos’altro) va in scena la vendetta di piazza contro un gruppetto di rumeni e si chiude degnamente il cerchio con l’invio di alcuni di loro in ospedale in gravissime condizioni.

Tombola! Manco a dirlo, tutti i politicanti si schierano in prima fila impegnati a condannare di qua e di là e ad implorare la gente a non cedere alla tentazione di farsi giustizia da sé. Bellissimo ed esilarante, se non fosse che la faccenda comincia a diventare seria e, al di là delle prese di distanza formali, c’è da aspettarsi che, in fondo, gli autori della spedizione punitiva possano riscuotere anche più di qualche approvazione. Perché? Perché gli italiani sono razzisti e xenofobi?

Ma va là! Queste sono ipotesi che fan bene alla coscienza lurida di chi ha fatto da spettatore indifferente a quello che gli accadeva intorno convinto di poter scaricare all’infinito il problema sulle spalle di chi non poteva evitare di farsene carico. E anche – perché no? – alla coscienza di chi si ostina a predicare il dovere dell’accoglienza ad ogni costo fottendosene allegramente della capacità ricettiva del paese. Dio e il partito lo vogliono e tanto basta alle anime belle e miopi che chiacchierano a vanvera di meravigliose teorie e pretendono che debba essere la realtà ad uniformarsi ai loro deliri onirici.

Invece succede che la gente italica, notissima nell’universo per avere una pazienza stoica e un livello di sopportazione da far pensare al fatto che abbia raggiunto la pace dei sensi, queste due caratteristiche non le possieda nelle dosi che vorrebbero le categorie di cui sopra, cioè infinita. E si rompe il cazzo, prima o poi, di dover subire violenze e indulti. Dopo di che succede che, fatti due conti e stabilito che chi delinque continua tranquillamente a farlo anche perché, quando lo beccano, rimedia al massimo una lavata di capo, qualcuno cominci a pensare che sia giunto il momento di ricorrere ad un sistema giudiziario un tantino più spiccio del normale e anche un filo più severo.

E’ ovvio che il sottoscritto non coltivi alcuna simpatia per chi impiega le proprie serate a bastonare tizio o caio, a prescindere dal passaporto che hanno in tasca, ma è altrettanto ovvio che trincerarsi dietro la condanna protocollare e continuare a sperare che la nottata, prima o poi, passi è da dementi totali. A meno che non si accetti, nel numero dei possibili sviluppi futuri, la possibilità che emergano i tribunali del popolo a fianco di quelli dello stato e che un bel pezzo di lavoro lo facciano loro e una più artigianale polizia giudiziaria.

I segnali non sono incoraggianti e da lassù non arrivano risposte plausibili. Anzi, nella compagine governativa c’è già chi tende a fare dell’accaduto un pareggio (un morto per noi, un quasi morto per loro e palla al centro) non vedendo l’ora di trarsi d’impaccio eludendo un momento che, chiaramente, considerano passeggero. Tra una settimana, quando la faccenda sarà sparita dalle prime pagine, le acque si calmeranno alla via così fino al prossimo inciampo.

Il problema è che, mentre per loro si tratterà dell’ennesimo caso isolato, la gente facilmente lo considererà un altro addendo e la somma si farà, giorno per giorno, sempre più consistente. Così, senza voler per forza fare la Cassandra, il numero di morti ammazzati finirà per fare da concime alle condanne con distinguo: “Brutto gesto, però….”. E tutti quei “però” cominceranno a pesare come sassi quando la nostra illuminata dirigenza deciderà che è meglio tornare indietro a fare il lavoro per il quale è stata eletta. Conviene ricordare che quando una classe politica arriva troppo tardi a realizzare che la piazza ha deciso di farsi giustizia da sola, non è raro che accada che la forca la sperimenti nelle vesti di protagonista dello show.

(Nella foto, sacco)

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ritratto di Mthrandir
 

Dico solo questo... addirittura il mio Don, in un eccesso di zelo si è trovato a dire che forse, ripristinare la ghigliottina come ai bei tempi della rivoluzione francese, sarebbe una bella cosa!

Vecchio vizio clericale quello di non sapersi decidere tra il perdono unversale e la pena di morte:-)

Grande post!
ti invito a dire la tua sulla scelta dell'assessore di AN di regalare la casa ai migranti: ne parlo da me!

Grazie GianMario. Raccolto l'invito e ora massacrami pure:-)

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