
Effetti collaterali:
“Questo farmaco ha implicazioni etiche e sono stati segnalati alcuni casi di utilizzi immorali. Si raccomanda di consultare il farmacista per valutare se, sul piano della coerenza con la dottrina, la ricetta fornita dal medico sia stata compilata avendo tenuto in debita considerazione l’insegnamento del Catechismo della Chiesa Cattolica, ultima edizione. In caso si riscontrassero incongruenze, sospendere immediatamente la terapia e consultare il proprio parroco di fiducia.”
Considerando l’ampia gamma di effetti indesiderati che si segnalano per qualsiasi farmaco in circolazione, molti dei quali gravissimi e potenzialmente letali, non ci sarebbe da stupirsi se i bugiardini del futuro saranno scritti con la raccomandazione papale a confrontarsi con il pastore della comunità prima di prendere la Novalgina. E’ ciò che ieri ha chiesto Monsieur Ratzinger all’incontro coi farmacisti cattolici per i quali ha rivendicato un diritto riconosciuto all’obbiezione di coscienza nei casi di farmaci destinati a scopi immorali, su tutti eutanasia e aborto.
A parte che questo diritto riconosciuto non è visto che il farmacista non è medico ed è quest’ultimo che, in scienza e coscienza, decide la terapia - anche farmacologica - adatta al paziente (il farmacista ha l’obbligo contrario, cioè di dare il farmaco a chi lo richieda via ricetta nel più breve tempo possibile e senza tante menate), la posizione di Ratzinger apre la strada ad interessanti prospettive nel rapporto tra farmacista e paziente che, fino ad oggi, è sempre stato piuttosto freddo. Cioè uno andava in farmacia, presentava la ricetta, ritirava il farmaco, pagava e ciao. Ammettiamolo! Che razza di sistema è? Ma un minimo di confronto sui grandi temi vogliamo o non vogliamo farlo? Siamo sicuri che guarire da un raffreddore valga la dannazione eterna?
Mi sembra evidente che la faccenda dell’acquisto di uno sciroppo non la si possa liquidare in quattro e quattr’otto concentrando l’attenzione soltanto ed esclusivamente sullo stato transitorio di portatore di sinusite. In questi casi occorre chiedersi se la malattia sia veramente dovuta a qualche maledetto virus o non sia piuttosto un messaggio celeste che ci è stato indirizzato per aver commesso qualche marachella. Nel primo caso si curerà con lo sciroppo, ma nel secondo sono indispensabili anche dieci “ave” e un “pater” che, se no, non ci si può considerare guariti del tutto.
Per ora siamo fermi ai grandi temi dell’esistenza (ma quale cazzo sarà il farmaco che provoca l’eutanasia che viene così bellamente prescritto dal medico? Viene prescritto solo a chi ne faccia richiesta o anche come antidolorifico definitivo?), ma c’è da scommettere che, una volta sfondato il muro, espandere la faccenda sarà solo questione di tempo.
Oggi si chiede l’obbiezione sulla RU 486, detta “pillola del giorno dopo” che entrerà in commercio a breve, domani si andrà all’attacco dell’Aulin perché chi soffre è vicino a Dio e non è morale prestarsi a mutare questo stato di comunione col divino.
E mica finisce qua, perché questa sarà la politica commerciale della farmacia cattolica, ma ci sarà da tenere in conto anche la politica commerciale di quelle musulmane, di quelle buddiste, di quelle protestanti e di quelle sciamaniche col risultato che, nel caso si trovassero tutti d’accordo sull’immoralità di qualche pomata contro la puntura degli insetti, ti tieni bozzi e irritazioni e cazzi tuoi.
Io passerò anche per anticlericale, ma non me frega un accidenti. Va benissimo che Ratzinger aspiri ad un modello di Stato paternalista in cui il Re decide cosa sia buono cosa sia cattivo per conto di tutti, ma è altrettanto legittimo che lo si inviti a darsi una calmata che non siamo mica tutti d’accordo che si tratti di un’aspirazione condivisa. Se un farmaco è laicamente legale, della coscienza del farmacista me ne frego e non voglio sentir ramanzine sugli scopi immorali, che poi sono immorali per lui e non per me e su questo punto entrambe le opinioni si equivalgono. Nell’indeterminatezza della parte dalla quale stia la ragione, vale la legge e punto. Poi, se Dio esiste e mi condanna all’inferno, quelli sì che sono cazzi miei, ma me la vedrò io con l’Amministratore Delegato quando sarà il momento. Anche perché, diciamocela tutta, questa idea si può estendere con grande facilità ad altri tipi di servizi professionali.
Perché il mio meccanico non dovrebbe avere una coscienza cattolica e, di conseguenza, rifiutarsi di ripararmi la macchina se non gli garantisco prima di non utilizzarla poi per andare a puttane?
(Nella foto, Codice Civile e Penale)














Post di Mthrandir: raccomandasi la lettura 3 volte al dì. Non nuoce alla salute, ma apre la mente e fa ragionare. Alla faccia alla diocesi.
Non ci contare, Cape. E' già tanto che non si siano fatte sentire le truppe cammellate vestite di viola a difendere la nuova, profonda analisi del dotto pontefice. Aspetto la citazione di San Bartolomeo della Spina che, in un paragrafo del fondamentale "Delle Erbe Mediche" preconizzava questo orrendo futuro:-)
Edit: Grazie per il link, l'ho visto solo ora
Grande.
Propongo di fondare un "Partito degli Utilizzatori dei Neuroni" e ti offro sin d'ora una carica a tua scelta: solo che se il buon vecchio Einstein aveva ragione, i voti saranno pochini...:-)
io sinceramente lo stato paternalista in quello che dice ratzinger non ce lo vedo.
Ce lo vedo invece quando lo stato dice ai commercianti cosa devono o non devono fare.
Mah...
Ratzinger ha tutti i diritti di dire ai farmacisti cattolici quello che la morale cattolica imporrebbe. Un farmacista se vuole definirsi cattolico e partecipare a queste "conventions" è giusto che segua i "consigli", basta che affigga sulla sua farmacia "attenti al farmacista cattolico".
Per il resto, se il farmacista usa un minimo il cervello vede che o rispetta le regole draconiane e chiude baracca o sta nel mercato e tanti saluti.
nota: a me la ru486 "pubblicizzata" come se fosse un rimedio contro il mal di testa dà un po' fastidio. Nell'idea che "prevenire è meglio che curare" mi sembra più corretto cercare di spingere sul cappottino di latex, piuttosto che far sottilmente passare l'idea che "gravidanza indesiderata = mal di testa". Ratzi non è d'accordo nemmeno sul cappottino, vabbè, pazienza...
Doktor, non credo che fondare un altro partito possa fare del bene a questo scalcagnato Paese. Al limite, farebbe bene alle mie finanze:-)
Astro, mi pare che il tuo commento sia contraddittorio. Nel senso che se Ratzinger "consiglia vivamente" di obbiettare su alcune categorie di farmaci (e non può fare di più visto che non ha potere legislativo) fa esattamente ciò che consideri paternalista, cioè dice ai commercianti quello che devono o non devono fare. Più light, ma solo per evidenti limiti di giurisdizione. Poi, e mi ricollego anche al commento di Luciano, non sono sicuro che una farmacia possa ragionare seguendo una logica puramente di mercato. Lo dico con qualche sofferenza, da liberale, ma credo che vendere tendaggi e vendere farmaci non sia la stessa cosa, soprattutto perchè esiste una sproporzione enorme sul piano delle informazioni disponibili per le parti contrattuali: un cliente non ne sa un centesimo rispetto al venditore e non è un gap colmabile. In più si tratta di prodotti (o beni) che riguardano la salute e qui entriamo nel classico ginepraio. Insomma, pur con qualche ritrosia, mi sembra corretto che il farmacista si debba considerare un "distributore qualificato" più che un venditore e che la transazione sia definita tra il medico e il paziente. Parliamoci chiaro: tra farmacista e cliente non si realizza uno scambio commerciale nel senso stretto del termine.
Poi, e chiudo il mio sproloquio, c'è la faccenda della morale. Ho scritto chiaramente che Ratzinger ha tutte le libertà del mondo nel seguire il suo disegno e di impartire "consigli" al suo club. Però sono altrettanto liberi gli altri di chiedere il rispetto di una regola democraticamente fissata per tutti (i farmacisti, in questo caso) che stabilisce che le ramanzine sulla morale siano impartibili solo a richiesta del cliente. E a patto che non ci sia troppa gente in fila:-)
Commenti vari in rigoroso ordine sparso, che so che Mthrandir ci tiene che io dica la mia con il solito spirito da castigamatti.
1) uno va in farmacia e si compra la medicina tal dei tali fosse anche per suicidarsi. Chi glielo dice al farmacista che poi questo la prende? Che magari arrivato a casa non ha un cambio di piani e la lascia sul comodino per mesi prima di buttarla o magari direttamente la fà andare a male nello stipetto dei farmaci?
2) se quello non ha la medicina, si butta dal tetto. Comunque si è ammazzato, giusto? Bene, allora la domanda è: non abbiamo il cosiddetto LIBERO ARBITRIO? Di credere/non credere, salvarci/non salvarci, fare quel cavolo che vogliamo??? Pure ai ladroni in punto di morte, a noi no? E quando uno vuole suicidarsi ma non ci riesce causa farmacista, all'inferno ci va lo stesso, perché citando alla buona il Vangelo "quando guardi la donna d'altri, hai già compiuto adulterio nel tuo cuore", ergo, se uno vuole suicidarsi con le miracolose pillole che vendono solo in farmacia del Vaticano (perché nelle nostre, pillole pro-eutanasia devo ancora vederle) ma non ci riesce perché Super Farmacista, l'eroe dei farmacisti credenti, glielo impedisce, comunque finirà all'inferno
3) il punto più ostico. MA E' POSSIBILE CHE TUTTI SI SENTANO IN DIRITTO DI DIRE LA LORO SULL'ABORTO E GLI ANTICONCEZIONALI, TRANNE LE UNICHE PERSONE CHE AVREBBERO IL DIRITTO DI FARLO, CIOE' LE DONNE CHE I BAMBINI SE LI SCODELLANO??? Il Papa potrà dire la sua sull'aborto dopo e solamente dopo che si sarà fatto uscire un pargolo da non oso pensare che buco! Ma dico, ci rendiamo conto di che pressione mettiamo a quelle povere donne? Il bambino si fa in due, nonostante questo, se lui il pupo lo vuole, ok, ma se lui non lo vuole, è sempre lei quella che deve decidere di abortire. Da un lato, se se lo tiene la vita ce l'ha rovinata, perché tirare su un pargolo da soli non è esattamente una passeggiata. Dall'altra, se abortisce comunque quella coi travagli di coscienza PER TUTTA LA VITA sarà solo lei, perché di storie ne ho sentite parecchie e sembra che il paparino, una volta saputo che non dovrà sborsare soldi e non avrà problemi causa prole non desiderata, si lava la coscienza dicendosi che comunque, quella che ha abortito, è stata lei! Beh, signori, sono proprio stufa. Esigo l'approvazione di una legge che dica: le uniche persone che possono commentare, vociferare, legiferare, parlare, PENSARE sull'aborto et similia devo essere donne! Punto!
E detto fra noi, io sarei pure credente... ma certe porcate proprio non le mando giù
A quando le armerie cattoliche?
Valyaah, ci tengo si, soecie dopo che il tuo psicanalista mi ha mandato quella certa relazione:-DD
Sui punti uno e due non dico nulla: per me la faccenda si risolve osservando cosa dice la legge: oggi dice che se io chiedo un farmaco, se ho la ricetta e se ho i soldi per pagarlo, il farmacista me lo deve vendere o se lo deve procurare nel più breve tempo possibile. La filosofia finisce qui, non ci sono altre estensioni possibili. Domani, se si deciderà che il farmacista potrà chiedermi il certificato di battesimo, quello della prima comunione e poi anche della cresima, ne riparleremo. Sul punto tre, avrei anche da obbiettare sebbene un pochino OT. Le donne la loro la dicono eccome, però l'idea che si possa parlare di un argomento solo dopo averne fatta esperienza diretta mi sembra decisamente fortina. Io non mi sono mai drogato, però due cosette su chi usa gli stupefacenti mi ritengo libero di pensarle. Il resto riguarda la responsabilità individuale per cui ogni caso fa storia a sè.
Nota: non dirlo in giro che sei credente, specie in certi ambienti tonacati che ti arriva la scomunica:-D
ErreBi: Immagino alla prima crociata utile, sempre che riusciamo ad organizzarne una:-)
Oh, tranqui, il mio don lo sa e detto fra noi, apprezza la logica dei miei punti di vista. Comunque vedi, se uno si droga, le conseguenze le potresti pagare pure tu... vedi se ti investe per strada, preda dei fumi di qualsivoglia cosa. Se fumi e dai fastidio agli altri, gli altri han diritto di dire la loro. Se una abortisce, non rompe l'anima a nessuno, tranne che al mucchio di cellule che 1) non può dire la sua perché... beh, non parla! e 2) è già stato riconosciuto non essere ancora un essere umano e già che ci siamo direi anche 3) è il feto che, in caso, può rovinare la vita alla madre, ergo, anche in questo caso rientriamo nei fatti precedenti, lei ha diritto eccome di dire la sua! :-)
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