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Se potessi avere, 30 euro al mese...

Alla FIAT si sono scoperti improvvisamente generosi e Marchionne ha ammollato un bell’aumento in busta paga ai quasi 76 mila dipendenti del mostriciattolo torinese in considerazione del fatto che quest’anno i conti vanno una favola.

Il totale del “regalo” ammonta a 30 euro mensili per tredici mesi tredici, cioè trecentonovanta all’anno a capoccia lordi cioè un bel po’ dei quali destinati alle fauci di Visco o versati nel pozzo senza fondo dell’INPS. Con un po’ di culo e senza grandi pretese, in tre mesi si possono comprare un bel lettore DVD ciascuno.

L’iniziativa della FIAT è stata immediatamente lodata da Confindustria che ci vede il primo segnale forte indirizzato al superamento della supremazia della contrattazione collettiva e contestata dai sindacati che giudicano l’aumento come un atto ostile. Ognuno tira acqua al proprio mulino, ma le cose stanno diversamente.

Non stanno come dice Confindustria perché la contrattazione collettiva non si supera aumentando gli stipendi a parità di rigidità contrattuale, specie quando l’aumento complessivo (meno di trenta milioni lordi annui) rappresenta l’1,5% dell’utile netto previsto per il 2007 (1,9 miliardi di euro tasse pagate). Se i rapporti sono questi, siamo al limite della beneficenza fiscalmente deducibile. Nei fatti, anticipare le richieste dei sindacati, che a rinnovo vogliono 117 euro al mese, significa semplicemente metterli un po’ sotto pressione usando lo schema del divide et impera sperando di chiudere a meno.

Ma non stanno neanche come dicono i sindacati perché di ostile c’è solo il quantum, non la sostanza: sarebbe stato un gesto di rottura aumentare le retribuzioni puntando sul variabile a scapito dello stipendio fisso perché oggi le cose vanno bene e si poteva osare – magari qualcosina in più eh? -, ma metterli in busta significa che se e quando le cose dovessero andar male, quel costo non potrà essere ridotto e, come è facilmente prevedibile, si tornerà ai buoni e vecchi prepensionamenti concertati con le parti sociali. In sostanza, con 30 euro al mese la FIAT si compra potere negoziale a parità degli altri fattori perché lo schema attuale le va non bene, ma benissimo, come ad ogni oligopolista che si rispetti.

Pensandoci bene, e considerando che in caso di tempesta c’è sempre un governo pronto a correre in soccorso del grande malato in nome della difesa dell’italianità, che interesse può avere la FIAT ad uscire dalle contrattazioni collettive? Ma, soprattutto, perché dovrebbe coltivare qualche ambizione in termini di revisione della struttura contrattuale dei suoi dipendenti a vantaggio di una forma retributiva più libera?

Una scelta del genere significherebbe rovesciare il tavolo al quale sono sedute le sue controparti e rimettere in discussione le ampie clientele così assiduamente coltivate in decenni di mercanteggiamenti che non hanno nulla a che fare con le logiche di mercato.

Magari è un giudizio fin troppo severo, ma l’esperienza insegna che la cosiddetta grande imprenditoria italiana vive di rapporti incestuosi con gli arbitri che scrivono le regole, o che dovrebbero scriverle, e sono rapporti amorevolmente ricambiati. E siccome la contropartita del contributo al mantenimento del modello socialista è l’impegno ad ingessare la situazione in modo che la concorrenza non rompa troppo i coglioni con l’aggiunta di politiche volte a favorire, per esempio, il trasporto su gomma in luogo di quello su strada ferrata, ecco che cambiare mazzo non conviene a nessuna delle parti in causa.

Quindi stiano sereni i sindacati che in FIAT nessuno vuol farli fuori e si diano una calmata quelli che dispensano messaggi su prospettive di rivoluzione nel mercato del lavoro perché non c’è alle viste niente di nuovo.

In effetti, sarebbe tutto il resto del mondo imprenditoriale ad avere bisogno di meno rigidità contrattuale e negoziale, quel mondo fatto di piccole e medie imprese che santi in paradiso non ne hanno. La flessibilità – anche retributiva - serve a chi ha cento dipendenti, un pochino meno a chi ne ha 76 mila.

Del resto, prima ancora che un’azienda, la FIAT è uno dei poteri politici italiani e il suo modo di ragionare è stato sempre lo stesso colleghi eletti: messaggi in codice, piccoli ricatti, sapiente bilanciamento tra promesse e minacce che tanto, alla peggio, paga comunque Pantalone.

Gente così è difficile che faccie le rivoluzioni. Di solito, le combatte.

(Nella foto, aumenti salariali)

Da leggere soprattutto Phastidio

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ritratto di Mthrandir
 

Si sono estremamente sprecati...
Intanto c'è gente che si suicida perché non riesce a stare dietro al mutuo...
(attenzione: io sono contrario all'ideologia di chi fa fatica ad arrivare a fine mese però acquista n boiate a rate...però quando si parla di mutuo, macchina, cucine e altre cose indispensabili purtroppo non si può fare a meno dei prestiti)

Con trenta euro lordi in più vedrai che che si risolve tutto. E non negarlo, disfattista!:-)

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