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Lo slalom sul pacchetto sicurezza

“Questa operazione risponde ad un progetto che ha come motore gli esponenti della sinistra più radicale che rappresenta chi non crede nella legalità”. Parole forti che certo non lasciano dubbi quelle dichiarate dal sindaco di Bologna, Sergio Cofferati il quale, davanti alla massiccia fuoriuscita dalla sua maggioranza di molti Ds, rispetto al problema della sicurezza del capoluogo emiliano, non ha dubbi:”Sono attriti che certamente si riproporranno anche dal punto di vista nazionale”.

Ed infatti non è un caso che il dibattito sul pacchetto sicurezza proposto da Giuliano Amato, discusso ma già rinviato dal Consiglio dei Ministri ad altra seduta, stia portando attriti tutt’altro che banali e semplici da superare. Il confronto con la sinistra massimalista, come aveva anticipato il sindaco di Bologna, sta di fatto avendo il suo culmine. Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Rifondazione Comunista è stato perentorio: “il pacchetto così com’è non lo votiamo”. In particolare, - spiega Migliore - “il partito è contrario ai finanziamenti per costruire nuove carceri, quando, i soldi pubblici sarebbero spesi meglio nei progetti di reinserimento dei detenuti: la nostra - dice Migliore - è una battaglia di principio e politica". Continuando Migliore ha anche spiegato come il suo partito sia contrario alla decisione di spostare a una competenza amministrativa le procedure legali per l'espulsione "anche per i cittadini comunitari" quando invece sarebbe stato meglio una direzione verso il rispetto delle garanzie costituzionali.

Certo questo non sarà l’unica “tegola” davanti alla quale il governo dovrà dare segnali di coesione ed autorevolezza. Gli stessi penalisti di fatto attribuiscono una deriva demagogica a questo disegno di legge. Oreste Dominioni, il presidente dell’Unione delle Camere Penali, ha di fatto stigmatizzato il provvedimento di Amato come “poco garantista”, puntando esclusivamente sulla pena è non al valore della giustizia. Che tradotto significa: carcere immediato e poi si vedrà. Dominioni riserva dei dubbi anche per l’abolizione del patteggiamento in appello, dove imporre insensatamente la celebrazione del giudizio di secondo grado si tradurrebbe in un inutile sperpero di risorse.

A buttar acqua sul fuoco ci ha pensato per la maggioranza il Ministro per i rapporti con il Palamento, Vannino Chiti, il quale ha auspicato un passaggio indolore al Consiglio dei Ministri. Ma il rappresentante viene clamorosamente smentito dai fatti. ''Con questo ddl - aveva affermato Chiti - il Governo vuole fornire una risposta piu' efficace alla richiesta di maggior sicurezza che si manifesta negli ultimi tempi. Si tratta, da un lato, di approntare una maggior tutela contro ogni forma di sopraffazione e violenza nei confronti dei soggetti deboli, dall'altro riconoscere maggiori poteri ai sindaci, in un'ottica di cooperazione nel contrasto di quei fenomeni che incidono negativamente non solo sulla vita e integrita' fisica della comunita' locale, ma anche sulla tranquillita' sociale, sulla coesione''.

Si mormora di un Giuliano Amato, a dir poco, sconsolato e che di fronte all’ennesimo stop abbia detto: "Avete posizioni anacronistiche, che vanno contro gli interessi del paese". Difficile, se non impossibile, a questo punto poter pensare al varo del provvedimento, almeno nella sua concezione originaria. Ancora, su un tema così scottante, viene alla luce un dilemma culturale davanti al quale molto spesso l’attuale maggioranza si è trovata divisa, stretta com’è tra il tentativo di riformismo da una parte e conservazione dello status quo dell’altra.

A rileggerci

Pubblicato su Confronto.it

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