
Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete!... Guardate i gigli come crescono: non filano, non tessono; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede? [Lc 12, 22-24, 27-28]
Lo scritto di cui sopra non è mica mio e si trova agevolmente in uno dei manuali delle istruzioni del cristianesimo al quale, con tutta evidenza, il nostro buon Ratzinger non crede ciecamente. Anzi, direi che sul tema il Sommo Pontefice ha opinioni radicalmente diverse e più in linea con la dottrina socialista della chiesa, al punto che stavolta mi prende gli applausi addirittura di Ferrero per l’uscita sulla condanna urbi et orbi del precariato.
Che poi è solo una parte del piagnisteo vaticano sull’emergenza etica in cui si trova la società occidentale avviata lungo la china di un inevitabile declino che porta con sé lo smarrimento dei giusti valori eccetera eccetera.
Però è interessante la soluzione proposta dal Papa, cioè un ritorno all’economia pianificata e all’obbiettivo della piena occupazione in una sorta di recupero della filosofia Fatalista (tanto per farci star dentro anche le parole citate all’inizio) con Dio al posto del Logos e tutti i bipedi in giro per il mondo a volersi bene che al resto qualcuno ci penserà.
Del resto, chiunque guidi un’organizzazione privata il cui tasso di democrazia interno è di poco superiore a quello birmano è difficile che possa provare sentimenti profondi nei confronti delle libertà individuale, tanto è vero che nella letterina inviata al Vescovo di Ivrea ci tiene a sottolineare che conta solo il bene comune che mai e poi mai si può credere di perseguire sommando il bene individuale:
“il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro”.
That’s it! Ma devo averla già sentita questa simpatica teoria e mi pare che tutti i tentativi di portarla sul piano più pragmatico della traduzione in modello sociale abbiano ampiamente dimostrato che gli effetti collaterali non fanno molto bene alla salute della libertà.
Il fatto è che ci si ostina a non voler minimamente considerare che ognuno ha una sua idea di bene comune. Tipo: Ferrero crede che sia un bene comune diventare tutti poveri allo stesso modo così nessuno invidia nessuno, io sono convinto che sia bene comune concedere a tutti la stessa opportunità per diventare ricco e se quello che non ci riesce invidia chi ci è riuscito è un problema suo e nessuno può obbligare chi ha vinto a rinunciare al trofeo per dividerlo con chi è arrivato ultimo.
Si tratta di una sintesi, ma dimostra che io e Ferrero non potremo mai fare sforzi nella stessa direzione perché puntiamo in direzioni opposte. Razionalmente parlando, è un dilemma senza soluzione, ma qui interviene la solita questione che il papa dice la verità (e quindi sostiene che il bene comune sia quello di Ferrero) e io sono un povero pirla per cui la competizione non la si comincia neanche.
Infatti:
“Quale occasione migliore di questa per ribadire che operare per un giusto ordine nella società è immediatamente compito proprio dei fedeli laici? Come cittadini dello Stato tocca ad essi partecipare in prima persona alla vita pubblica e, nel rispetto delle legittime autonomie, cooperare a configurare rettamente la vita sociale, insieme con tutti gli altri cittadini secondo le competenze di ognuno e sotto la propria autonoma responsabilità.”
E quando si comincia col giusto ordine e con la cooperazione a configurare rettamente la vita sociale, si finisce nei kolchoz in un batter d’occhio o associati a qualche Opera Nazionale Balilla che si preoccupa di insegnarti che sia giusto e retto mettersi la camicia dello stesso colore degli altri così nessuno protesta.
Quindi, assodato che un mercato libero è una jattura, che la presenza di contratti di lavoro diversi da quello dipendente è una minaccia alla correttezza etica che piace a Nostro Signore, che detti valori sono sono solo cattolici, ma universali, resta solo da aggiungere che l’individuo non può pretendere neanche di morire come gli pare perché la vita e la morte non sono nella sua individuale disponibilità. Sono di Dio anche quelle, zitti e mosca!
Quindi non siamo nemmeno autorizzati a cavarcela stoicamente con la cicuta e dobbiamo bere l’amaro calice fino alla fine. In qualche estremo caso, anche oltre.
(Nella foto, umani in marcia verso il bene comune)














Oh poi la chiesa si lamenta quando i fedeli scappano... Caruso (no, non quel vecchio cantante) ha esclamato sorridente: "Ah anche il papa è con noi contro il precariato". Giuro, ci sono cose che mi lasciano davvero davvero perplessa e non so esattamente cosa.
Ormai sono quasi stanco di ripeterlo, ma non è possibile stupirsi per esternazioni di quel tipo: anche la mente più debole e meno attenta non può ritenere che cattolicesimo e marxismo siano su fronti contrapposti, al massimo divergono relativamente ad argomenti di contorno e non per quanto riguarda né la sostanza del pensiero né il modo assolutista di porre la proprie convinzioni.
La vera lotta concettuale si svolge tra quelle culture collettiviste (per le quali, ad esempio, un'impresa si giustifica solo se persegue il bene comune, inteso NON come somma dei beni individuali) e la cultura liberale (per la quale il perseguimento del bene individuale produce anche, come coseguenza positiva, il bene comune).
Purtroppo in questo disgraziato paese il primo approccio parte in clamoroso vantaggio (per storia, tradizioni, struttura di potere) ed ha dalla sua parte anche una forza che deriva proprio dal NON essere liberale, cioé dal considerarsi latore di una VERITA' rivelata e quindi assoluta.
Ecco perché, tra l'altro, liberali e cattolici non possono essere realmente alleati, ma al massimo compagni di strada su alcuni, limitati, percorsi.
Poi, francamente, quando compaiono sulla scena individui come i Ferrero ed i Ratzinger, verrebbe voglia di sospendere gli effetti della propria cultura liberale e rendere un favore al mondo in altro modo .............
"Quando qualcuno addita la Luna, l'imbecille guarda il dito"
Questa è purtroppo la "lapide" per questo post che devo dire non è uscito molto bene, ma capita anche ai migliori come te.
Credo che ci siano 2 considerazioni chiave da fare:
1) Strategica: la dottrina Sociale della Chiesa (ma è il modo con cui il mondo è stato costruito, da Chi lo ha fatto) in queste sue valutazioni deve esser necessariamente "equilibrata": Un lieve squilibrio a dritta o a manca in ogni questione può causare disastri (lo abbiamo tutti chiarissimo quando si parla di anatomia e fisica umana: basta una lieve alterazione [+/-] della pressione, o dei globuli, o di quant'altro e si muore). Nella Dottrina Sociale (cosa ben più complessa, e delicata) questo lo rifiutiamo e cerchiamo di polarizzare scelte e diagnosi: o Destra liberalConservatrice o SinistraRiformista/socialista). Il che sta a dimostrare che il commentatore speso vuole analizzare cose che non conosce risultato semplicistico e populista.
2) tattica: già il discorso di Ratisbona (focalizzarsi sulle parole "antimussulmane" e non sul ruolo della ragione) ha mostrato palmarmente che anche commentatori di una certa esperienza si siano dimostrati miopi e limitati (qualcuno forse anche strumetalizzato o meglio strumentalizzante).Quelli erano commenti di una certa rilevanza fatti anche da gente con i contro (hai capito cosa), questo post, uhm, vabbeh, sorvoliamo.
In sostanza il Papa mi pare segnali che le condizioni socioeconomiche (tendenzialmente) prevalenti rendono (con altri fattori) sempre più difficile la creazione di famiglie "normotipe"; e se questo si consolida la società sarà sempre più disagiata (divorzi, figli non educati in famiglia, disagi anche psicotici sempre crescenti) e la condizione umana sempre peggiore. Capisci che [a mio avviso (e certo sono anch'io settario)] ridurre il tutto a Legge Biagi si/no o peggio ad uno scambio di favori di bassa lega [tra Governo Prodi e Vaticano] è proprio poco (sono esempi tu non hai parlato di questo ma era per farti capire il concetto).
Il mio non vuole essere un attacco è una critica cattiva, sai benissimo quanto ti stimo, però mi sembrava giusto ridare un attimo il valore giusto alle cose.
Con immutata stima. Chris.
Quindi, assodato che un mercato libero è una jattura, che la presenza di contratti di lavoro diversi da quello dipendente è una minaccia alla correttezza etica
non che non condivida quanto hai scritto ma... detto fra noi, e come peraltro avevi già detto pure tu in passato... la storia del "se sei un precario devi tirare 10 volte più di uno assunto a tempo indeterminato perché sennò facciamo solo gli interessi delle aziende" dove è andato a finire?
Scusate se rispondo solo ora, ma un paio di giorni di vacanza dal web (e dalla politica) fan sempre bene:
Elly, che la chiesa cattolica abbia una visione del mondo socialista non è una novità. Il fatto che si creda che sia politicamente collocata a destra è un vecchio trucco e lo si deve, per lo più, alla tradizione della DC (che non era un partito liberista di sicuro):-D
Doktorfranz, quoto. Anche quella tentazione finale di abbandonare per un attimo la signorilità liberale per mettere le mani altrove:-D
Chris, per te sarà un po' più lunga. A parte la faccenda dell'imbecille alla quale non rispondo in questa sede, veniamo ai "contenuti della controargomentazione:
1) I casi sono due: o mi porti una prova certa che Dio abbia creato il mondo, oppure ti rassegni alla discussione razionale. Voglio le foto, intendo, non un testo in aramaico antico perchè sennò te ne cito una cinquantina che provano che il tutto arriva da Osiride. Sulla scelta, scusami, se le alternative sono quelle che citi e se le citi considerandole equivalenti, avete le idee un tantino confuse: a meno che tu non ti riferisca al concetto di liberal anglosassone, ma nel caso sempre sinistra socialdemocratica è (quando va bene). Io ho citato dei passi specifici della lettera di Ratzinger in cui la posizione è chiara: il bene comune non è la somma del bene di ogni singolo individuo. Ognuno ha il diritto al lavoro sicuro. Fine delle trasmissioni, questo si chiama socialismo e punto. Se hai da integrare le affermazioni del Papa spiegandomi la differenza tra quelle affermazioni e la visione socialista del mondo, son tutto orecchi. Forse, sarebbe più coerente ammettere che la Chiesa cattolica ha una dottrina economica e sociale uguale a quella di Veltroni, sebbene più socialista e meno maanchista;
2) carissimo, l'idea secondo la quale è lo Stato che deve stabilire il modello "normotipo" o agevolare la diffusione di determinati comportamenti ritenuti moralmente buoni ce l'hanno avuta in moltissimi, nessuno dei quali liberale. A parte i reati, se io individuo decido che la mia famiglia va bene così, tu parroco o credente cattolico ti fai semplicemente i cazzi tuoi nell'ambito della libertà di opinione e di disaccordo. Ovviamente, a condizione che il mio modello non contravvenga al codice penale. Mi sembra facile come bere un bicchiere d'acqua. Se le cose stessero come dici tu, il mondo sarebbe una fotografia immutabile. Le società cambiano, in meglio o in peggio dipende dai punti di vista. Qualche dettaglio: il contratto di lavoro diverso da quello dipendente rende la condizione umana peggiore? Ma che stai addì? Un contratto di lavoro che non leghi come un matrimonio crea opportunità (avrai letto i dati sulla disoccupazione dopo l'approvazione della Biagi). Secondo: senti, io sono divorziato, i miei anche, ma non sono nè psicotico nè disadattato come tanti altri cresciuti in famiglie "normotipe". E' il solito discorso di chi vuol sempre trovare una responsabilità sociale sulla quale scaricare le proprie inadeguatezze. E' ora di farla finita, perchè i debosciati li nutrono quelli che hanno sempre l'alibi pronto (con annesso sconto di pena). Tra l'altro, il solo scrivere "normotipo" dovrebbe far venire l'orticaria: mi dici chi e cosa sarebbe "normale"? Il modello più diffuso? Un Stato liberale non si preoccupa di ciò che è normale o di ciò che non lo è: si preoccupa semplicemente di quattro cose e stabilisce cosa sia lecito e cosa no. Nell'ambito del lecito, tipo scegliermi una fidanzata piuttosto che un'altra, ti spiace se faccio da solo o devo chiedere il parere di una confraternita alla quale nemmeno appartengo? Se, di comune accordo con la signora di cui sopra, decido che va bene la convivenza (senza pretendere che lo Stato lo consideri matrimonio, ma a patto che mi liberalizzi il diritto privato), ti dà tanto fastidio? Tornando a noi, secondo te le condizioni di esclusione le crea l'oligopolio corporativo socialista o un sistema libero che premia in meriti? Il primo è quello del diritto al lavoro dipendente, tanto per essere chiari.
3) e chiudo. A prescindere dal fatto che ogni valutazione di coerenza delle dichiarazioni di Ratzinger con la dottrina del suo club è operazione che mi interessa tanto quanto la verifica di congruità dei numeri di tessera degli associati ad una bocciofila, resta il fatto che le parole sono pietre e son scritte chiare. Nulla di male, la preferenza per il collettivismo è legittima ed è espressa con nitida chiarezza. Anzi, in molte occasioni ho personalmente difeso il diritto ad esprimerle e a gridarle a gran voce. Però questo non significa che io mi ci trovi d'accordo. Anzi, sono quanto di più lontano ci sia dalla mia visione del mondo e col liberalismo non hanno nulla a che fare. L'importante è dirselo chiaramente, senza problemi e altrettanto chiaramente scegliere la propria collocazione politica. Se credi che stia, o possa stare a destra, benissimo. In fondo, a destra ci sono anche la Mussolini, Storace e Bondi, quindi va bene tutto. Ma è la destra sociale, Chris, quella i cui parenti più prossimi stanno con la cosa rossa.
Pensaci:-)
Valyaah: giuro che non ricordo di aver detto una cosa del genere, almeno non in quel senso. Se sei precario tiri di più perchè diventi un'impresa a tutti gli effetti. Poi, siccome qua le cose le fanno sempre alla cazzo di cane, non voglio dire che esserlo sia una fortuna. Io ho sempre sostenuto che fare contratti nazionali rigidi sia una stupidaggine che serve solo a sindacati e confindustria. Ma questa è altra cosa.:-)
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