
In questi giorni di gran polverone democratico ho potuto notare le perplessità di molti militanti a sinistra. E non solo di quelli duri, puri e massimalisti (quelli magari, dal loro punto di vista, qualche ragione per essere perplessi ce l’hanno), ma soprattutto da parte della militanza più moderata e meno estremista (diesse su tutti). Perplessità riguardo questo nuovo ciclo del centrosinistra, che altro non sembra se non un ribadire a tutti i compagni (moderati e non) che fino ad adesso si è sostanzialmente scherzato. Quarant’anni di cultura a sinistra fatta di ideologia e di insider nelle istituzioni sembra vacillare sotto i duri colpi del “Veltronismo”.
E’ logico sentirsi spaesati, perché a sentir parlare il sindaco di Roma sembra quasi di percepire un programma di centrodestra. Temi come la giustizia sociale, la comunità, l’accoglienza all’extracomunitario, la concertazione (solo per citarne alcuni) stanno lasciando spazio a valori come la meritocrazia, la sicurezza e l’abbattimento delle tasse. Cinque anni fa la sinistra ha chiesto al suo popolo di votare contro Berlusconi riguardo l’abbattimento della Biagi. Oggi invece sostanzialmente la difende dicendo di aver esagerato e di essersi sbagliata. Pensate cosa tutto questo puo’ significare per un metalmeccanico iscritto alla Fiom. Uno stravolgimento culturale di questo tipo non è di poco conto dato che sta smembrando (dall’interno) tutto quel filone di cultura gramsciana con cui abbiamo avuto a che fare dal dopoguerra (anche per chi non ha mai votato a sinistra) e con il quale abbiamo dovuto convivere. Se però per un elettore di centrodestra questa svolta riformista lascia il tempo che trova perché sa che alla fine il lupo perde il pelo, ma non il vizio, così non si può dire invece per un elettore a sinistra che a questo punto non può che ritrovarsi spaesato e senza più un ancoraggio ideologico sicuro. La nomea del “moralmente corretto”e la presa di posizione del partito - ben presto ripresa dai propri sostenitori - contro la destra e contro qualsiasi cosa essa facesse si sta pian piano sgretolando sotto i duri colpi degli spindoctor del sindaco di Roma, il quale se non sta facendo una rivoluzione (per lo meno a parole) poco ci manca. Erano pro indulto? Bene, ora comunicano di essersi sbagliati. Berlusconi era il male supremo, un essere pericoloso? Beh ora stanno comunicando che forse si era un po' esagerato.
Ma che cosa sta succedendo? Si tratta davvero di una svolta epocale nel filone culturale della sinistra italiana che di fatto traccerà un solco fra il radicalismo estremo riducendolo quasi ad oasi protetta del WWF? Oppure si tratta solo di slogan momentanei e di un accentramento studiato a tavolino per raccogliere consensi da parte dei moderati del paese che non hanno mai votato a riva gauche? Questo non è ancora dato saperlo visto che, a parte i tanti paroloni e qualche articolo sul Corriere, poche cose concrete bollono in pentola. Più il “Uolter” non si metterà di tutto punto a spiegare al suo popolo cosa sta succedendo e più tutto questo non potrà che ritorcerglisi contro. Solo quando Prodi sarà a “spasso” potrà essere il momento giusto per fare una formazione adeguata. Per il momento tutti stanno alla finestra a guardare la polvere adagiarsi a terra dato che la visuale è parecchio annebbiata.
Intanto per il Partito Democratico, e soprattutto per Veltroni, è tempo di organizzarsi. Primo passo la costituente a fine Ottobre a Milano dove ormai il sindaco di Roma sembra aver già organizzato tutto tramite la “divisione della torta”: A D’Alema più el 20%, alla Bindi e a Letta un’altra piccola parte e un'altro buon “pezzetto” alla Margherita (compreso Rutelli che concorrerà nuovamente per diventare Sindaco di Roma). Gli spiccioli verrano dati a Fassino (8%) e ai Prodiani (5%), il che la dice lunga sia sul futuro dell’esecutivo (molto corto) e sia sul futuro politico del Professore. Aspettando che si plachi quindi l’euforia e la confusione generale, sembra davvero che Veltroni abbia intenzione di far cadere il governo a Gennaio per poi andare al voto in primavera. Il centrodestra di certo vincerebbe (con la vecchia legge elettorale perché non ci sarebbe il tempo di mettere tutti d’accordo su un nuovo sistema di voto) e per il sindaco di Roma ci sarebbero 5 anni buoni di governo di centrodestra che gli darebbero il tempo per prender possesso del sistema a centrosinistra per poi giocarsi tutto nella successiva legislatura con tutte le carte in regola.
Questo di fatto sembra il percorso più plausibile (salvo capovolgimenti nella costituente e incrinature nei patti già siglati), mentre a districarsi nel mezzo ci sarà un centrodestra con un nuovo leader di nome Letta che probabilmente prenderà il posto di un Cavaliere sempre più vicino al colle del Quirinale. Ora bisognerà solo aspettare che le acque si calmino per vedere se tutto ciò prenderà forma, sempre però con un occhio attento e vigile al 27 Ottobre, giorno della nascita dell’asinello.
A rileggerci













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