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Turchia: Voglia di laicità oppure è solo opportunismo?

Il primo turno del voto per l'elezione del Presidente della Repubblica Turco aveva innescato un'aspra crisi fra l’esercito ed il governo, accusato di mettere a repentaglio il principio della laicità, in vigore nel Paese. Venerdì scorso, nel primo turno di voto, 361 deputati erano presenti in aula. Il Chp, maggiore partito d'opposizione, aveva boicottato la seduta e presentato ricorso alla Corte costituzionale. Dei 361 deputati presenti, 357 avevano votato in favore del candidato unico, il ministro degli esteri Abdullah Gul, designato dal filoislamico Akp. Gul avrebbe dovuto passare al terzo turno quando per l'elezione è sufficiente la maggioranza assoluta di 276 voti. I militari si erano espressi in maniera forte per la laicità dello stato e domenica, a Istanbul, oltre un milione di persone era sceso in piazza per difendere i valori di Ataturk. Anche le manifestazioni per il primo maggio si sono trasformate in espressioni di dissenso verso la scelta di Gul come candidato presidente. Si aspettava quindi dall'autorità Turca una posizione in merito alla validità della prima tornata elettorale sulla nomina del Presidente della Repubblica che doveva avvenire questa notte o alla peggio domani. Invece appena chiuso i mercati per non turbare ancor di più le borse già provate in questi giorni di incertezza, la corte costituzionale ha emesso il suo verdetto: la tornata elettorale di venerdì scorso non è valida perchè non esisterebbe il quorum. La stessa costituzione in questo caso non è molto chiara ma lascerebbe intendere che per la validità della votazione ci sarebbe bisogno di almeno i due terzi dei votanti. Presa la decisione da adesso in poi la decisione diventerà la regola. Gli undici della corte hanno quindi deciso con un risultato di 9 a 2. Prima ognuno ha consultato il dossier con i risultati ed il ricorso dell'opposizione e poi hanno emesso il loro verdetto. La via da percorrere è ormai abbastanza chiara: rinunciare alle votazioni per il Presidente della Repubblica - per non inasprire ulteriormente gli scontri - ed andare alle elezioni politiche anticipate. E' molto probabile che Erdogan possa dare l'annuncio già domani. La elezioni è molto probabile che si svolgeranno o nel mese di Giugno o in quello di Luglio. Bisognerà a questo punto vedere quanti partiti entreranno in parlamento (al momento ce ne sono due) dato l'alta barriera (circa un 10%)e dato che è capitato che il partito filo islamico l'Akp abbia già preso i due terzi dei seggi (34%). Se dovesse entrare un terzo, o addirittura un quarto incomodo non ci sarà più il problema di avere una maggioranza così schiacciante e con così pochi voti a supportarla. A quel punto poi sarà il nuovo Parlamento a scegliere il nuovo Presidente della Repubblica e sarà difficile poi per il partito della giustizia e dello sviluppo poter scegliere il proprio candidato per poi imporlo agli altri. Da tutta questa vicenda ne scaturisce il tema della laicità nei governi degli stati medio orientali e di un ritorno Turco, seppur moderato, ad una "teocrazia democratica islamica" a mio parere pericolosa per uno dei baluardi "occidentali" (almeno sulla carta) ai confini con l'islam. In tutto questo, non solo troviamo il muro di molti cittadini appoggiati dai militari e dal Chp - il partito dell'opposizione - contro un ritorno islamico che spaventa, ma anche le ritrosie della corte costituzionale che forse ha intuito che anche un Presidente della Repubblica filo islamico sarebbe stato troppo. Io però ancora nutro dei dubbi: non è che per caso questa forte incrinatura nella laicità della società Turca possa minare l'entrata in Europa della Turchia e che la decisione della corte costituzionale sia stata dettata non da un vero convincimento ma bensì da una necessità?
A rileggerci

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