
No, non possiamo domandarci chi è stato. Specialmente se questo significa alimentare una caccia alle streghe. Sono rimasto molto colpito da questo post pubblicato su La Voce del Padrone e intitolato "Possiamo ancora domandarci chi è stato?". Un po' perché parlava di un fatto di cronaca - il giallo dei bambini di Rignano - che per circostanze casuali mi sono trovato a seguire da vicino. Un po' (soprattutto) perché sul tema ho opinioni opposte a quelle dette, o, per meglio dire, sussurrate dall'autore. Il quale, nel caso, mi sembra che abbia ritrovato l'idealtipo di una situazione di omertà colpevole, che avrebbe permesso agli imputati di farla franca. E si è domandato, già che c'era, come mai gli italiani "non credono più ai propri figli", intendendo riferirsi con questo, suppongo, ai bambini la cui testimonianza non è risultata alla fine decisiva nel caso.
Non è così. Il caso di Rignano Flaminio, purtroppo, non rappresenta il caso esemplare di malagiustizia che si cerca di fare credere. L'istruttoria non è stata archiviata, ma è invece passata al vaglio di due tribunali diversi, nei quali sedevano giudici diversi sui quali, bisogna ricordarlo in questi tempi di oscurantismo, non vi sono sospetti che coprano oscure lobbies pedofile. E quei giudici, avendo letto attentamente tutte le carte, vagliato e soppesato le prove, hanno detto quello che c'era da dire: "Non ci sono riscontri alle accuse nei confronti degli indagati e soprattutto è stata fatta una indebita confusione tra indizi e prove. Ma anche una forte pressione dei genitori sui minori nelle denunce sulle presunte violenze sessuali". Quello che ha detto la Cassazione è arrivato dopo la bocciatura del Tribunale del Riesame, e ambedue gli organi hanno scritto nero su bianco che l'inchiesta è stata condotta male dal pubblico ministero. Lascio alle libere opinioni il significato della parola "male", ma rimane che il dato di fondo è questo: non ci sono sufficienti prove per tenere in carcere gli indagati. E se non ce ne sono per una carcerazione preventiva, figuriamoci per un'incriminazione.
E ora non venitemi a dire che è colpa dei media. Perché io me li ricordo i titoli in cui si parlava di "asilo degli orrori", a interrogatori non ancora iniziati. Invece ho visto un accanimento nella gente comune, un "dagli all'untore" che montava nei giorni successivi all'annuncio degli arresti; tutto questo nonostante un cronista del valore di Carlo Bonini (uno che ha messo la sua firma in una marea di casi di cronaca, sbagliando raramente se non mai) avesse sollevato dubbi fin da subito sulla consistenza delle accuse. Bisogna dirlo: l'atteggiamento era dovuto soprattutto al fatto che Franco Coppi, uno dei più grandi avvocati romani, difendeva uno degli imputati. Ma anche se ci fosse stato Perry Mason dall'altra parte, Bonini non si sarebbe fatto mettere in bocca cose false senza opportuna verifica. Nonostante ciò, la gente comune (la gggente) non ci crede. Negli autobus come al mercato fino sui blog, tutti sono pronti a giurare sulla colpevolezza di quelli che non sono ancora ufficialmente degli imputati. Ovviamente, nessuno di questi ha letto nemmeno una delle carte dell'inchiesta, nemmeno quelle che sono ormai pubbliche e si trovano a stralci sui giornali e in forma completa se si ha la pazienza di fare qualche fila.
No, i mostri sono tra noi. Devono starci, altrimenti come facciamo a minacciarli di evirarli, ammazzarli di botte se si azzardano a fare un'altra volta quello che non è ancora dimostrato che hanno fatto? In una marea montante di indignazione un tanto al kilo, si è deciso, e questo vale anche per quelli che per altri imputati applicano il principio del garantismo (che poi diventa teorema...), che erano colpevoli. Perché? Ma è ovvio. "Perché qualcosa deve essere accaduto!", dicono. Come se, pur accettando questo principio, non fosse fondamentale, oltre al cosa, anche il chi ha fatto qualcosa. Non importa che è provato che i genitori si siano accordati sulle testimonianze da fornire. Che abbiano pressato i bambini per ottenerne una confessione con metodi che sono agli antipodi della correttezza. Certo, l'hanno fatto in buona fede, e il motivo di sicuro ne spiegava l'urgenza. Ma proprio a causa di questo, come fa chi non ha conoscenza diretta dei fatti a emettere sentenza inappellabile, senza nemmeno considerare l'ipotesi che le cose possane essere andate diversamente? Difendo il principio per il quale tutti sono innocenti fino a prova contraria. E anche quello - più stringente - che bisogna conoscere le carte - tutte le carte - prima di dichiarare di essersi fatta un'idea certa su come sono andate le cose. Il che non rappresenta una grande conquista della democrazia. Ma soltanto un principio rudimentale di civiltà.














Tra le due posizioni apparse qui sopra, la tua è anche la mia. Io non ho seguito il caso da molto vicino, ma fin dall'inizio mi era parso censurabile il metodo di accertamento con una sedicente esperta ad interrogare senza registrazioni e senza terze parti bambini così piccoli su fatti così gravi. Allo stesso modo, la coalizione dei genitori mi era sembrata da subito un po' troppo unanime nella descrizione dei fatti, specie perchè sono convinto che non fosse possibile che tutti i bambini coinvolti li avessero vissuti e trasferiti in racconti in modo così uniforme. Erano impressioni, poi confermate delle pronunciazioni di chi le carte le ha lette, cioè i Tribunali che citi. L'avevo scritto molto tempo fa, qui.
io invece ho commesso un errore, nell'occuparmi del caso. Ricchiuti mi aveva messo da subito praticamente una pulce nell'orecchio, e aveva ragione al mille per mille, mostrandomi tutte le similitudini (inquietanti) tra questo e un altro caso. Io ho pensato che comunque il lavoro di un magistrato (il PM) andasse rispettato, e quindi non era il caso di dare giù da subito senza motivazioni sicure. Visto come è andata la cosa dopo, ho preso una toppa clamorosa :D
Lo sappiamo che Ricchiuti ha la vista più lunga della tua:-D
Stesso dicasi del delitto di Garlasco.
Ormai Alberto Stasi è colpevole. Punto e basta.
E chi se ne frega se le prove lo scagioneranno? Il popolino vampiro delle emozioni altrui vuole che sia lui il colpevole.
E il baraccone mediatico darà al popolino quel che vuole.
Il fatto che all'estero (soprattutto negli USA e in Inghilterra) la stampa si comporti allo stesso modo è il classico mal comune in cui non c'è gaudio.
E osano chiamarsi "giornalisti"...mah!
@ bigi,
con Garlasco c'è differenza. Nel caso di Rignano, fin quasi da subito sono usciti articoli che mettevano in dubbio la vulgata degli orchi, sia sul Corriere che su Repubblica. E il giorno dopo la sentenza della Cassazione, un pezzo in prima della Sarzanini illustrava le debolezze dell'inchiesta. Il che, sia chiaro, non vuol dire che auspico assoluzione per cani e porci, ma che bisogna vagliare attentamente le prove prima di scatenare un dàgli all'untore. Su Stasi, non essendo ancora venuto fuori nulla, sui giornali, a parte le cronache, è il caso di sospendere il giudizio. Proprio per non commettere, a contrario, lo stesso errore di Rignano.
Questo l'ho trovato su un sito. Come vedete, le indagini continuano.Ricordo agli esperti che si sono manifestati precedentemente, che la sentenza della Cassazione si doveva pronunciare sulle scarcerazioni di maggio. Non poteva, quindi, prendere in esame ulteriori prove acquisite successivamente al mese di maggio. Ricordo, inoltre, che la Cassazione si è espressa sulle prime sei denunce (il totale è una trentina). Ricordo inoltre che solo tre perizie non sono state registrate, mentre tutte le altre, sì.
Da Repubblica ed. Roma del 27 ottobre 2007 (sintesi articolo)
Le nuove indagini disposte dal procuratore Elio Costa-
E i carabinieri hanno già ascoltato oltre 100 testimoni.
Rignano, caccia agli orchi sul web.
I Ris: i risultati degli esami sul DNA trovato sui pupazzi sequestrati nelle case delle maestre sono slittati di cinquanta giorni.
Di Marino Bisso
Non ci sono solo le prove acquisite attraverso le testimonianze dei bambini durante gli incidenti probatori. Ora l’inchiesta di Rignano si sposta sul web. Fin dai primi passi dell’indagine, una delle ipotesi degli inquirenti è che dietro ai misteri di Rignano possa esserci un giro di pornografia minorile destinato alla rete. Un piccolo neo o un capo di abbigliamento indossato dai bambini della Olga Rovere potrebbe essere decisivo per trovare riscontro alla comparazione con foto e video tratti dalla rete. E’ un lavoro difficile e complesso ma gli inquirenti non vogliono lasciare nulla di intentato per scoprire cosa sia realmente accaduto ai bambini del piccolo comune sulla Flaminia. Per questa ragione, dall’arrivo del procuratore Elio Costa, l’attività investigativa si è intensificata. Ancora prima che la Cassazione rimarcasse la necessità di approfondire gli indizi accusatori, il Procuratore Costa con il sostituto Marco Mansi, ha disposto nuovi accertamenti. Duplice lo scopo. Non solo trovare conferme alle accuse contro gli attuali indagati, ma anche scoprire eventuali elementi probatori che possano scagionare definitivamente le maestre della Olga Rovere. E Intanto, accanto agli investigatori del web, i carabinieri continuano ad ascoltare possibili testimoni.”E’ impossibile che un pedofilo non sia rimasto coinvolto in altri episodi”, confida un investigatore “non si diventa pedofili da un giorno all’altro”. Tra le persone ascoltate in questi mesi anche una coppia trasferitasi recentemente a Rignano che aveva raccontato di “messe nere” e di un “giro di usura”. Accuse pesanti che sono state raccolte nel libro “Ho visto l’uomo nero” di C. Cerasa. “Non verrà lasciato nulla di intentato per trovare i colpevoli” ha assicurato il procuratore Elio Costa. E le indagini proseguono. “ L’accertamento della verità va avanti. Altre prove potrebbero presto sommarsi agli importanti risultati ottenuti con gli incidenti probatori”. Ne sono convinti gli avvocati Cardamone e Merlino, legali di parte civile insieme al penalista Ruggero: “Molto dipenderà dai risultati della perizia affidata ai Ris di Messina”: E’ fiducioso anche Carlo Taormina, legale di un’altra famiglia:” Credo che le indagini dei Ris possano fornire altre conferme ai sospetti degli inquirenti”: Gli esperti del Ris di Messina hanno già individuato tracce di DNA su molti pupazzi e peluche sequestrati nelle abitazioni delle maestre. Si tratta soprattutto di tracce di saliva. Ma la comparazione con il DNA delle piccole presunte vittime degli abusi deve essere ancora effettuata. I periti del Ris hanno chiesto una proroga di 50 giorni per cercare di dare un nome agli orchi di Rignano.
Da IL Messaggero del 27 ottobre 2007 (sintesi articolo)
Rignano, adesso gli orchi si cercano su Internet.
Al setaccio i siti frequentati dai pedofili: i bimbi avevano raccontato di essere stati fotografati.
….Dopo la testimonianza dei primi tre bambini, intanto vanno avanti le perizie sugli altri piccoli testimoni e si attende l’asito degli accertamenti dei Ris di Messina sui reperti sequestrati in casa delle maestre. Ma ia carabinieri è necessario più tempo e chiederanno una proroga.
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