
Bu! Francesco Storace, del cui programma politico non condivido un’acca, si è fatto uno spot degno di Oliviero Toscani con la graziosa collaborazione dei professionisti dell’indignazione politica tra i quali si iscrive, buon ultimo, anche il capo dello Stato.
Tutta questa agitazione nasce dall’annunciata intenzione di recapitare un paio di stampelle a casa di Rita Levi Montalcini, premio Nobel (dopo la vittoria di Al Gore qualcuno potrebbe anche smetterla con la retorica di cotal prestigioso riconoscimento) ed ex testimonial della Telecom.
Le stampelle di Storace volevano rappresentare simbolicamente una realtà evidente a chiunque legga un giornale ogni sei mesi: nella fasi critiche, ma anche no, questo governo sta in piedi al senato grazie ad un manipolo di vegliardi che a star lì ce li ha mandati un presidente della repubblica, non l’elettorato. Legittimo? Certamente si, stanti le regole attuali, ma anche incontestabile realtà. Nei fatti, questi anziani signori – con l’eccezione variabile di Cossiga – sono le stampelle di Prodi e senza i loro voti a favore il presidente del consiglio sarebbe nel suo castello reggiano a lavar ravanelli da quel dì.
Oddio, è anche vero che una certa specifica assenza di Storace e di altri due senatori che lo hanno accompagnato nella fondazione dell’irrinunciabile movimento-partito D-Destra ha contribuito a tenere attaccato il respiratore al governo, ma questa è un’altra faccenda.
Orbene, l’idea di Storace, nella sua vacua inutilità e insensibile alla contraddizione interiore dello statista, sarebbe passata tranquillamente sotto silenzio se l’intero centrosinistra non avesse fatta la brillante pensata di scatenare l’ennesima campagna di indignazione. Che poi, tutta ‘st’indignazione che percorre la penisola un po’ avrebbe anche rotto i coglioni visto che la maggior parte di coloro che ne cadono preda la riservano alle stampelle e non gliene avanza neanche una briciola per lo scempio che stanno facendo del paese che dovrebbero governare.
Si vede che è quell’indignazione presa in offerta al supermercato che sta attaccata solo alle stronzate, l’unica che la Grande Combriccola possa permettersi.
Il coro di strazianti lamenti per la deriva totalitaria ha cantato a molte voci, alcune migliori delle altre, come si conviene. Bertinotti definisce Storace come un corpo estraneo allo spirito della repubblica mentre Napolitano, sacro custode della nazione, stabilisce che l’idea delle stampelle sia intimidatoria (sic!) e, di conseguenza, indegna. Saranno coerenti con lo spirito della repubblica le nostalgie sovietiche del presidente della camera o degni gli applausi all’armata rossa che andava a fare un po’ di macello in Ungheria tributati ai tempi che furono dal presidente della repubblica. Mah, resta il dubbio. Invece, esiste la certezza che il peggio sono capaci di scriverlo solo i giornalai di regime, su tutti un bel pezzo dell’ANSA. Prendendo le mosse dalla più enorme cretineria consegnata ai posteri detta sulla vicenda, quella di Furio Colombo che ci vede anche il razzismo, l’agenzia di stampa, con una neutralità finta e pelosa, ci fionda il suo bel contributo mettendo a bella posta un paio di righe che ricordano al popolo l’origine ebraica sefardita di una delle maggiori esperte mondiali del sistema nervoso dei polli.
Come dire che, a guardarci bene, ha ragione Diliberto quando scuote la testa rassegnato ammettendo che Storace fascista era e fascista è rimasto. Detto da chi comunista era e comunista è rimasto farebbe schiattare dalle risate se non fosse che non solo nella testa dei giornalisti dell’ANSA e in quella di Diliberto la seconda appartenenza ideologica dia titolo ad almeno un quarto di nobiltà.
La verità è che tutto questo casino per una buffonata dimostra a quale livello di disperazione sia giunta la coalizione di governo che si aggrappa a qualsiasi cosa pur di provare a risalire la china di un consenso ottenuto “contra-personam” e buttato nel cesso per manifesta incapacità. E non potendo sostenersi ad alcunché di serio, prova a trovar sostegno con le ultime stampelle che ha. Che non sono quelle di Storace e neanche quelle della Montalcini, ma solo quelle della disperazione.
(Nella foto, senatore a vita)














Vero.
Tutto.
Peccato però che la stessa esistenza, nella coalizione antigovernativa, di idioti integrali come Storace dimostri inequivocabilmente l'impossibilità di puntare realisticamente a cambiare in senso liberale questo derelitto paese.
La speranza rimane ovviamente l'ultima a morire e l'impegno, ciascuno nel proprio ambito e con i mezzi a disposizione, continua inalterato ma, cazzo, una lobotomia no?
Sono perfettamente conscio che Storace non sia un personaggio raccomandabile: è sicuramente inaffidabile, losco ed arraffone, e gli interessa esclusivamente il proprio tornaconto (almeno, questa è l'impressione che mi ha sempre suscitato).
Però quanto da lui dichiarato è sacrosanto e se non altro ha avuto il pregio di dire "pane al pane" e inquadrare perfettamente il ruolo del Presidente della Repubblica: quello di pappagallo inutile.
Io personalmente mi rotolo per terra dalle risate (miste a mal di pancia) ogni volta che sento inneggiare alla figura del presidente come un savio illuminato garante dell'equilibrio dello Stato.
Non mi ricordo assolutamente Leone né Pertini se non a livello di faccia vista sui giornali o in tv; di Cossiga ricordo solo gli ultimi mesi quando è uscito dall'anonimato.
Poi da Scalfaro in avanti è cominciata la sequela dei Pre-Pre (Presidenti Predicatori): prima il tipo inquisitivo da "Penitentiagite" con OscaV Luigi...ogni discorso un delirio!
Poi è stato il turno del "Nonno Felice" Ciampi...buonismo e banalità a carrettate!
Ora abbiamo un altro campione di banalità, con in più un'aura di alterigia e pseudorigore morale che dà veramente sui nervi.
Ora, sarebbe veramente arrivato il momento di finirla con questa deferenza ipocrita verso figure che, eventualmente sulla carta, avrebbero dignità di rispetto ma che poi all'atto pratico non fanno altro che dimostrare ogni volta di aver fatto il proprio tempo.
Ma si sa, lo sdegno è lo sport nazionale in cui eccellono i nostri politici e i nostri imbrattacarte, un misto di "captatio benevolentiae" e di "political correctness": la prima utilizzata cercenado di accontentare chiunque possa essere foriero di voti, la seconda (altro non necessario regalo propinatoci dalla deviata mentalità bigotta americana) cercando di non scontentare le fasce di elettorato. Due concetti che sembrano uguali ma tali non sono.
In conclusione: sarebbe ora di cominciare a cambiare il guardaroba politico, e di mettere in naftalina i capi demodè.
Doktorfranz, la lobotomia presuppone la disponibilità del materiale da sezionare.:-)
Beh, Leone si portò a casa le posate (dicono) e Pertini era talmente lucido che durante una sua visita al contingente italiano in Libano dovettero staccargli il microfono quando disse alla truppa che l'Italia non li aveva dimenticati e i panettoni ne erano la prova. Tra l'altro, la classe politica è in ritardo sistematico sulla moda di almeno 50 anni. Bisogna ver pazienza...:-)
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