
Cominciamo con il peana intonato da Dario Di Vico sul Corriere di oggi che onora il suo debito di servile riconoscenza nei confronti del suo datore di lavoro scrivendo questa illeggibile porcata:
«Di fronte a tanta confusione, davanti all'incapacità di trovare un punto di equilibrio che non finisca per premiare come sempre la sinistra massimalista, Guglielmo Epifani insieme a Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti ha dato un contributo decisivo di leadership e di tenuta. Se vogliamo, ha fatto un dono alla democrazia italiana. Ha insegnato a una coalizione rissosa e inconcludente che le controversie si possono risolvere con il voto».
Ecco fatto! La farsa del referendum indetto dalla Trimurti finisce in gloria con la benedizione monteprezzemoliana che serve da stampella alla seggiola tripode di Prodi in un tripudio di scemenze e di falsità che questi travestono da democrazia.
Al referendum, secondo le raggianti dichiarazioni di Epifani e del resto della cupola sindacale, sono andati a votare in 5 milioni e ne sarebbe uscito un trionfo in favore del “si”, che poi era quello che tutti fortissimamente volevano a che hanno facilmente ottenuto.
Giornata memorabile di democrazia, si diceva, e brindisi per la memorabile vittoria che dimostra quanto i lavoratori apprezzino l’operato dei vertici dei sindacati e quanto siano soddisfatti del protocollo del welfare. Peccato che 5 milioni di votanti siano il 12% degli aventi diritto (16,5 milioni di pensionati, 23,1 milioni di occupati e 1,6 milioni di disoccupati stimati alla grossa e che fa 41,2 milioni di persone) e che i “si” portati a casa siano stati il 75% del totale. Rifacendo due conti, hanno detto "si" la bellezza del 9,1% del totale delle persone chiamate ad esprimersi.
Con questi numeri, si badi bene, abbiam preso per buoni i numeri semi ufficiali del sindacato senza contare i probabilissimi brogli che Gregorj citava l’altro ieri e che Cremaschi, la Fiom e la sinistra più incazzosa e incazzata continua a denunciare.
Se ci aggiungiamo che nelle fabbriche più sindacalizzate il “no” l’ha fatta da padrone e che tutti i “si” arrivano da non si sa bene dove, il cerchio si chiude a dimostrare che, qualunque cosa ne scrivano i media, ciò che abbiamo visto in questi giorni è un falso colossale confezionato a misura degli interessi correnti di una cricca di personaggi equamente rappresentati dagli oligopoli politici ed economici i cui deretani sono attualmente i più esposti alle brezze autunnali.
Carina la rappresentazione, ben pensata anche se recitata un po’ a braccio, ma sempre di farsa si tratta. Invece si pretende anche di farcela mandare giù come una roba grossa, come tiene a sottolineare Epifani:
«I primi dati sono già molto significativi e confermano che si profila una netta vittoria dei sì, al di là delle aspettative. I sì vincono in particolare tra i lavoratori attivi, tra gli operai e i precari»
Nemmeno lui, evidentemente, credeva di riuscire a trascinare alle urne bucate tanta gente e che l’operazione di maquillage del voto avrebbe avuto un successo tanto clamoroso.
L’importante è aver raggiunto l’obbiettivo che col protocollo sul welfare non ci ha mai avuto a che fare. L’obbiettivo vero era quello di creare l’happening per rivendersi al grande pubblico la centralità e la rappresentatività di tre organizzazioni di rottamai che fanno gli interessi di una stragrande minoranza di persone in combutta con i loro omologhi: la Confindustria delle grandi imprese, che esce a pezzi dal voto della Fiat, e la politica del riformismo medieval-rigorista della sinistra democristiana di lotta e di governo.
Il tutto avallato dai principali mezzi di informazione, che poi sono il braccio armato dello schema “tre per tre” di cui sopra, impegnati a mettere per iscritto che la democrazia trionfa sotto il peso del consenso espresso da meno di un cittadino su dieci.
Adesso è il turno delle primarie del PD, che si fanno domenica secondo il medesimo schema: gente che andrà a versare un euro nelle casse del nascituro partito riformista convinta di aver votato.
Lunedì i voti li contano alla stessa maniera, cioè quelli che hanno già nominato il segretario da un pezzo. Sono pronto a scommettere che si presenterà un numero di votanti che verrà considerato molto al di là delle aspettative anche in questo caso e che la nuova leadership non perderà l’occasione per rivendicare la propria legittimazione popolare e democratica. E sarà un’altra lezione che saremo invitati a mandare a memoria.
Poi si stupiscono se li costringono a soccombere nella competizione con un comico di quart’ordine che prende grandinate di applausi ogni volta che li invita ad andare a fare in culo.
(Nella foto, guardie di carta)














Beh, però il solo fatto che solo la maggioranza degli operai che si sono presentati (e cioè una minoranza) abbia dato il suo assenso ci fa ben sperare nei confronti di chi non si è presentato, non credi? ;-) Bonne soiree me petit A la prochaine Tintallie
Volendo, si può trovare una ragione per essere ottimisti anche dopo uno tsunami: di sicuro, i terreni calano di prezzo:-D
Baciotti:-)
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