
Nell’istantanea che un osservatore straniero può scattare oggi sulla politica italiana non manca niente. Politici con le mani nella marmellata, giudici sotto processo, cittadini in piazza, media prestati alla politica. Per noi spettatori abituati a questa assurdità non manca proprio niente. Invece manca tutto. Mancano istituzioni funzionanti invece di un parlamento intasato da una miriade di leggine clientelari, di un governo che deve correre in bagno ogni volta che scoppia una dissenteria nella sua stessa maggioranza, di una magistratura fuori uso che assolve gli imputati e processa le vittime. La crisi c’è. Sono le reazioni che mancano. Questa lurida politica ha anche il coraggio di passare per vittima, come fa Mastella a New York. Gli onorevoli si sentono offesi, ingiuriati, accusati solo perché provano quella sensazioni così sgradevole di chi si fa cogliere in flagrante e anzi scarica la colpa sulla sua vittima. La marea dell’antipolitica è il ruggito del coniglio, perché gli italiani continuano a guardare questo bubbone crescere sulla loro pelle aspettando solo che esploda. Continuano a gridare, a bestemmiare, a mandare a fanculo i politici soltanto perché non sono capaci di liberarsene. Per un popolo di schiavi è più facile lamentarsi che rompere le catene. Alla fine, quando la gola non ce la fa più a urlare, gli italiani tornano in letargo. Finito Santoro, gli ultras che ringhiano possono tornare al loro lavoro precario ritrovando il mutuo trentennale e una compagna che, magari proprio durante il v-day, ha mandato a fanculo anche la fedeltà di coppia. L’antipolitica ha bisogno della politica perché prendere a calci verbali il culo del politico è un tipico sport nazionale dell’Italia dopo i calci dati al pallone. In entrambi i casi l’antipolitica è il piede, che è anche l’antitesi del cervello, mentre il culo del politico è la parte meno nobile dell’uomo, ma anche quella più utilizzata per fare carriera. L’aria fetida della crisi è un fastidio. E’ meglio che l’antipolitica rimanga l’appuntamento sul blog di Grillo, tanto per far eccitare l’ormone dell’incazzatura senza provocare inutili eiaculazioni della coscienza politica. Idem per la politica. E’ meglio una politica sporca ma silenziosa, che non disturbi la domenica allo stadio e non occupi la prima serata con trasmissioni trasformate in tribunali popolari. Fate pure i vostri affari – dicono gli italiani ai loro padroni – purché in silenzio, così anche noi possiamo continuare nella nostra sordida vita. Per quanto lo disprezzi, il servo finisce sempre con l’imitare il suo padrone. Un popolo di schiavi guidati da un pugno di liberti. Non conta chi l’ha detto, quanto la fine che ha fatto, perché aveva capito cosa c’è veramente nella testa degli italiani. Perciò è finito appeso alla pompa di un distributore di benzina.














Standing ovation e perfetta identità su tutto il discorso! Bravo!
Grazie! Arrossisco... e mi sento dello stesso colore dei culi dei nostri politici!
J.
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