
Il mestiere (o il piacere) dello scrivere è davvero strano. Mai mi sarei aspettato di assumere l'onere di buttar giù due righe a difesa di Clemente Mastella. Eppure eccomi qui a farlo. Certo, il tentativo è parecchio ardito, perché quando tutto il mainstream e la blogosfera sono di fatto contro il Ministro, in un’ondata di populismo credo senza precedenti in Italia (forse solo Craxi e Berlusconi riuscirono nell'impresa di scatenare tale reazione), diventa difficile trovare una qualsiasi tesi favorevole a supporto della difesa. La mia simpatia però verso l’individuo bersagliato, verso il rinnegato, verso il boia di turno è per me un richiamo troppo forte per non tentar tale impresa titanica.
Osservando al microscopio il Ministro della Giustizia di certo non possiamo non vedere 40 anni di interpretazioni politiche che vorremmo morte e sepolte. Mastella è l’emblema di tutto quel centro moderato che per 50 anni, tramite anche errori, ha però permesso, con un ulteriore passaggio socialista, di arricchire il paese dandoci, in un certo senso, quel benessere Occidentale che ci ha traghettato nell’Europa unita di oggi. L’avvento della nuova moneta unita affiancata ad una classe politica italiana impreparata alle nuove sfide della globalizzazione, stanno però allontanando quel benessere. Questo riflette non solo sulla condizione dei singoli, ma anche sulla percezione globale della nostra classe dirigente ormai mal digerita dall’opinione pubblica. Se il ciclone tangentopoli aveva portato qualche vana speranza rispetto ad un cambiamento radicale dell’establishment, la seconda Repubblica ha di fatto perso l’occasione di rinnovarsi ritornando sui soliti binari del clientelarismo e del corporativismo, "qualità" (sempre se possiamo definirle tali) ancora più marcate in quest’ultimo esecutivo.
La reale percezione del cittadino di perdita nel potere d’acquisto causa un economia interna che ancora stenta a decollare, la scarsa consapevolezza di essere “padrone dell’imposta” e la difficoltà di districarsi fra servizi pubblici mal funzionanti e molto spesso inesistenti, hanno di fatto consegnato nuovamente il nostro paese all’antipolitica montando un odio, sempre più esasperato, verso tutti i nostri rappresentanti. Mastella, per sua disgrazia, è diventato il simbolo di questa "casta" da smembrare, del cerchiobottismo da abbattere, e del clientelarismo da richiudere in una cella per poi buttar via la chiave. L’emblema di tutto quello che è privilegio senza dar nulla in cambio, il simbolo dell’Italia politica che tutto prende ma mai rende.
A mente fredda però l’attacco a Mastella ha parecchio sapore di inquisizione, soprattutto perché la politica è spesso specchio del paese che va a rappresentare. Se l’italiano medio, per sua cultura personale, non è molto diverso dal Ministro della Giustizia, perché prendersela tanto? Un buon padre di famiglia non comprerebbe case alla prole (avendone la possibilità), magari trovando l’occasione e aggirando in maniera poco ortodossa qualche ostacolo? Mai nessuno, conoscendo chi di dovere, ha mai dato sotto banco un curriculum per far trovare il posto fisso al figlio? Se in Italia vige da secoli lo scambio di voti, ci sarà ben qualcuno che questi voti li elargisce in attesa di un feedback, o forse sono tutti fantasmi? Perché prendersela con Mastella quando dal dopo guerra ad oggi sono gli italiani stessi, ognuno al proprio livello di potere, a comportarsi così?
Ma ancora più scalpore fanno i politici della stessa maggioranza del Ministro tutti all’attacco (compreso chi tace per ovvie ragioni di backyard) verso il caprio espiatorio di turno. Ha un bel da dire ad esempio Antonio di Pietro (che ha trovato nella scia di Grillo un bel modo per ottenere consensi), quando anche lui l’anno scorso si trovava a Monza, come Mastella quest’anno, a premiare i piloti sul podio. Di certo non ci sarà andato a piedi ed in solitaria immagino. Quello che però mi fa riflettere è stato l’attacco indiscriminato di certa stampa schierata. Da alcune testate del gruppo l’Espresso (L’Espresso su tutti) è arrivato l’attacco più pesante verso il ministro, ed è strano come i media di De Benedetti si siano disinteressati della maggioranza e si siano buttati a pesce cercando di affossarne un suo componente. L’ondata antipolitica in questo momento è forte, anche i media non possono non cavalcarla perché il rischio sarebbe enorme, sia economico sia politico. Ma da qui a fare il gioco del Cavaliere facendo cadere il governo, ce ne corre.
Ecco che quindi le ipotesi si potrebbero anche sprecare nel cercare di capire il meccanismo e le nuove strategie a medio termine dei vari poteri che regolano le decisioni politiche ed i partiti di questo paese. Potrebbe essere molto probabile che Clemente Mastella abbia già predisposto il salto sulla riva destra del fiume politico e che quindi anche l’attacco indiscriminato nei suoi confronti (quelli pro centrodestra per fare cadere il governo e quelli pro centrosinistra per attaccare immediatamente un futuro avversario) , non sia nient’altro che il preparare l’opinione pubblica alla futura opposizione verso il nuovo governo di centrodestra pronto a salire in cattedra al posto di Prodi. Tutti questi attacchi altrimenti come si spiegherebbero se non in questi termini e modi? Montare di fatto un tale polverone su chi può far cadere il governo da un momento all’altro è troppo stupido e non quadrerebbe. Di certo non basta un “Grillo” qualunque che al massimo può trasportare qualche migliaia di pecore, ci vuole ben altro per la sinistra al fine di salvare il salvabile: o fare in modo di mantenere quei 543.000 voti (questo di fatto sposta Mastella) affossando da subito, tramite anche l’opinione pubblica, un probabile nuovo governo di centrodestra, oppure di tornare a trattare a testa bassa e a capo chino con il signore e padrone di Ceppaloni. Sembra si sia scelta la prima strada portandoci a pensare che ormai i giochi sotto banco siano già stati sottoscritti e vergati col sangue.
Difficile quindi stupirsi, alla luce di questi fatti, di come alla fine sia scontato questo attacco verso l’Udeur ed il suo anfitrione. Certo il personaggio come abbiamo visto cade dalle nuvole, perché ancorato al modo classico di fare politica. Ancora non riesce a spiegarsi il perché di tale astio nei suoi confronti ed in effetti non si può non sorridere davanti a questa ingenuità (se di ingenuità possiamo parlare). Di fatto è il chiaro sintomo di come questo tipo di vecchia politica sia già sulla via del tramonto.
A mio parere il “tiro al piccione” non è neanche tanto chiaro agli italiani, un pò per ignoranza politica ed un po' per il disinteresse generale che da sempre anima l'opinione pubblica media italiana. Solo i giovani (incredibilmente) sembrano svegliarsi, perché scevri dai giochetti politici sottobanco. Da qui poi a dire che questi stessi giovani pieni di entusiasmo ma ancora troppo superficiali (non tutti, ma quasi), abbiano le ricette per cambiare la faccia del paese, si fa fatica a crederlo. A tutto possiamo sottoscrivere ma non ad una soluzione strategica che non passi dalla rappresentanza politica che è alla base di ogni democrazia moderna. Non si troverà tramite la deflagrazione dei partiti la soluzione , ma solo nel ricambio del nostro establishment. Sfortunatamente noi siamo una generazione di passaggio costretta ahimè a subire il contraccolpo del “cambio di stagione”. Sono cose che capitano.
A rileggerci













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