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Ucraina più vicina all'Occidente

La “Rivoluzione Arancione”, così era stata definita nel 2004, sembra diventare inarrestabile. Sto parlando ovviamente delle ultime elezioni in Ucraina non ancora concluse ma che, nonostante tutto, danno ben viva la forza riformatrice filo occidentale. Vicende politiche che ci interessano da vicino dato che l’80% del gas europeo – erogato dai russi – passa attraverso la pipeline ucraina.

Con il 94,01% delle schede scrutinate, gli “arancioni” sono ancora in testa, di tre punti, con il 45,07% contro un 42,51% del premier uscente Yanukovic (lo scarso risultato socialista al di sotto del tre per cento potrebbe essere il suo tallone di Achille). Viktor Yuschenko, non si schioda dal 14% e nonostante non ci sia ancora una maggioranza stabile e di ieri la notizia che la “pasionaria” ed ex premier, protagonista della rivoluzione arancione, Yulia Tymoshenko, avrebbe intenzione di chiedere al presidente Yushchenko di formare il nuovo governo. La Timoshenko è la vera sorpresa di queste elezioni candidandosi a furor di popolo per la carica di premier, posizione da cui era stata licenziata nel 2005 dallo stesso Yuschenko. Ed è questo il vero dato da segnalare, perché colei che più di tutti ha incarnato la “rivoluzione” - che tradotto significa apertura verso l’Occidente ed il riconoscimento della sovranità nazionale rispetto la Russia – ha ottenuto ben dieci punti in più rispetto alla precedente tornata elettorale.

Vero ago della bilancia rimane a questo punto il 3,98% del blocco centrista di Vladimir Litvin che però non si è ancora sbilanciato evitando, per il momento di dare preferenze all'uno o all'altro schieramento. La vittoria del gruppo filo occidentale, per un popolo che ha intenzione di entrare stabilmente in Europa e di conseguenza nella WTO, sarebbe un buon biglietto da visita soprattutto per la comunità internazionale. Il nodo centrale sarà ora capire come un possibile governo Yuschenko/ Tymoshenko riuscirà a governare con una maggioranza risicata ed almeno per la storia recente di questo paese, la litigiosità politica delle varie anime che ha di fatto reso l’Ucraina vulnerabile rispetto soprattutto alle pressioni esterne (Russia su tutti), pone nuovamente questo paese sotto l’incertezza politica. Infatti la vera vittoria sarebbe alla fine una stabilità istituzionale che ancora tarda a venire.

In compenso la partita per il governo del paese ucraino, da parte degli arancioni, sarà lunga e complessa. Yanukovic, uomo di “Mosca” potrebbe mettere i bastoni fra le ruote soprattutto grazie al buon risultato del partito comunista (che ha superato il 5%). Il premier uscente ha in più dalla sua parte parecchie alleanze importanti come ad esempio certo Rinat Ahmetov, uno dei maggiori produttori ucraini di energia elettrica. L’industriale per altro è un anti-Tymoshenko convinto. In molti analisti pensano che se la parte politica di Ahmetov venisse messa alle corde ci potrebbero essere non pochi problemi al governo che succederà a Yanukovic.

La vera incognita però rimane sempre colui che ha “perso il pelo ma non il vizio”: Vladimir Putin. Fu proprio nel 2004 l’enorme errore del Cremino di supportare apertamente Yanukovic, in un periodo in cui lo stesso presidente russo era accusato di aver avvelenato il capo dell’opposizione Yuschenko. Mossa che gli fu fatale facendo balzare gli arancioni così alti quanto non lo erano mai stati. La rivincita fu presa immediatamente dal premier moscovita aumentando il prezzo degli approvvigionamenti di gas naturale agli ucraini. Decisione altrettanto controproducente visto la valanga di critiche che piovvero all’epoca anche dalla comunità internazionale (visto che la maggior parte di quel gas naturale sarebbe servito per “innaffiare” l’Europa).

Questa volta infatti, forse per la lezione di tre anni fa, il Cremino si è ben guardato di commentare queste nuove elezioni tranne qualche piccolo “ammonimento” di una nuova possibile impennata dei prezzi del gas. Questo non ha impedito agli elettori di scegliere Yulia, ma il problema resta: potrebbe Putin nuovamente prendere il coltello dalla parte del manico ed in caso di vittoria arancione rialzare i prezzi mettendo nei guai l’Europa e soprattutto l’Italia? Il pericolo c’è e la vera partita si giocherà come al solito a livello economico. Intanto la Tymoshenko sembra non curarsene forte dell’opinione pubblica che adesso sta tutta con lei.

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