
La costituente del Partito Democratico - per vederlo operativo però ci vorrà davvero un bel pò - ha rilanciato di fatto il dilemma del partito unico di centrodestra. Che lo si voglia poi chiamare "federazione delle libertà", oppure "partito delle libertà", poco cambia. Quello che invece fa la differenza è la volontà, da parte dei politici di cdx, di voler fare il grande passo. Certo la molla che ha fatto scattare la creazione del Pd è stata la sopravvivenza politica di partiti che, con le polveri completamente bagnate, hanno dovuto per forza di cose inventarsi una nuova veste per garantirsi il potere. Per non parlare del governo, il quale ha tra le sue fila i due ingredienti principali, e forse unici, del Pd. Un conto è però "vivacchiare" in un esecutivo con in mano il potere e un disegno "democrats" figlio dell'entusiasmo iniziale, un conto è invece stare all'opposizione in maniera "svogliata" ed avere un disegno politico futuro conseguenza di questa identità. A lungo andare l'apatia può diventare irreversibile e Berlusconi, forse, ha tirato troppo la corda. Prima ha ondeggiato, sbagliando, fra i presunti brogli del 9 di Aprile, mal digerendo una sconfitta, che alla fine a guardarci bene proprio sconfitta non è stata. Poi si è calato nei panni di un soggetto politico che a tutti i costi avrebbe dovuto dare una spallata definitiva senza però avere tra le mani strumenti politici per poterla attuare. Ed infine, usando le armi della parte politica avversa, è sceso addirittura in piazza. Purtroppo però la linea non stabile e "ballerina" della sua politica non ha ovviamente prodotto i risultati sperati vanificando anche il 1.500.000 persone scese in massa a Roma a protestare contro uno dei governi peggiori ed inutili che la storia della politica italiana del dopoguerra ricordi. Le problematiche però per il partito unico dei moderati di centrodestra è affascinante ma di indubbia difficoltà. Il primo ostacolo riguarda ovviamente Umberto Bossi che da sempre vuole correre da solo e che già più di una volta ha dato grattacapi al Cavaliere e il secondo è diventato Pier Ferdinando Casini che staccandosi di fatto dalla Casa delle libertà ha frenato il progetto di Adornato sul partitone unico di tutti i moderati. Gli unici su cui contare sono rimasti quelli di AN (tra l'altro non ancora presente nel Ppe, mentre l'Udc si) e qualche piccolo estimatore presente nella "NewDiccì" di Rotondi. Il Cavaliere parla spesso del fantomatico partito unico, ma alle parole non seguono mai i fatti. Persino i Circoli (coordinati da Michela Branbilla) vengono spesso decantati su molta della stampa di centrodestra come l'anticamera della federazione ma nonostante questo non si muove foglia. Parole, ipotesi o sogni? Di certo per il momento la politica sta a zero è l'unico rimedio all'addio imminente del cavaliere (a mio parere ormai mancano pochi anni davvero) sarebbe di incominciare almeno a fondere An e Forza Italia onde prevenire il fuggi fuggi generale che potrebbe scaturire dall'abbandono del Cav. E con il "fuggi fuggi" , addio sogni di poter riunire tutti quei moderati che a sinistra non ci vogliono stare. E sono tanti. Ho letto da alcuni analisti che a Berlusconi i partiti non piacciono. Motivo per il quale Forza Italia è rimasto ancora un "baraccone" di yes man da non dormirci la notte. Potrebbe essere, il Cavaliere è sempre stato un imprenditore di grandissimo carisma prestato alla politica. In cuor suo sono certo che lui possa pensare che forse il suo periodo è finito, e di fatto (per questioni di età) probabilmente lo è. Ciò non toglie che prima di andarsene - diciamo così - in pensione, abbia ancora una cosa da fare: dare una casa stabile e credibile ai moderati che cercano un disegno diverso "dall'accroccone" fasullo chiamato Partito Democratico. Che di certo non significherà ristabilire un bipolarismo, che in Italia peraltro ha fallito, ma di ricollocare una sostanziale fetta di elettorato che in questo momento si sente realmente "abbandonata" e senza un futuro politico.
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