
La società europea occidentale non è in crisi, è letteralmente alla deriva. Sfortunatamente, non solo nel maleodorante stivale, ma anche nel resto del continente. A ricordarcelo ci pensa Gabriele Pauli, esponente cristiano sociale tedesca, che durante l’estate ha elaborato una specie di Legge Biagi del matrimonio con lo scopo di promuovere la diffusione dello strumento di regolarizzazione della convivenza.
Dopo un’attenta analisi, la politichessa teutonica si è convinta che il vincolo eterno sia un requisito eccessivamente rigido, soprattutto perché si combina con una legislazione che rende l’eventuale interruzione della storia d’amore un po’ troppo onerosa. Qualsiasi persona normale ne avrebbe dedotto che il problema si sarebbe potuto risolvere brillantemente sfrondando un tantino le residue obbligazioni vaticane delle quali abbiamo fatto esperienza in tanti: separazione, periodo di meditazione triennale, richiesta di divorzio con tentativo di riconciliazione obbligatorio da parte del presidente del tribunale, avvocati, carte bollate. Con una consensuale, liberarsi del coniuge venuto a noia in Italia richiede praticamente cinque anni. In Germania non so, ma la situazione non dev’essere migliore.
Bene! Dando per buono l’assunto che ci si sposi di meno a causa del timore di non reggere per l’eternità la Pauli, al posto di semplificarne le modalità di chiusura, ha pensato di riformare il matrimonio introducendo la forma del matrimonio a tempo determinato, cioè un’unione che abbia durata prefissata in anni 7 (sette). Dopo di che, scade naturalmente. In breve sintesi, un matrimonio a progetto. I contorni della proposta non sono chiarissimi, nel senso che non si sanno alcuni dettagli fondamentali per cui diventa difficile esprimersi laicamente sulla pensata ed è inevitabile porsi qualche domanda su alcuni aspetti che potrebbero aiutare a comprendere meglio la portata rivoluzionaria della riforma. Ad esempio, il matrimonio è tacitamente rinnovabile oppure bisogna dare comunicazione al partner che si intende continuare oltre la naturale scadenza? Nel caso, ci si deve risposare di nuovo o basta un’accettazione scritta per raccomandata? Se la scadenza è di domenica, giorno tradizionalmente festivo, la stessa viene rimandata al primo giorno lavorativo utile precedente o seguente? In caso di proroga, si passa al rapporto a tempo indeterminato? Vale l’articolo 18 per cui, in caso di disdetta senza giusta causa, si può chiedere il reintegro? Se uno/a dovesse ritenere conclusa l’esperienza amorosa in anticipo sui termini, come ci si comporta? Gli anni di fidanzamento possono fungere da bonus in aumento o in diminuzione della durata delle nozze?
Son problemi, ma non sono nemmeno tutti perché, se vogliamo una forma veramente flessibile e capace di preservare i diritti alla libertà individuale, allora dobbiamo esaminare un’altra serie di ostacoli che andrebbero rimossi. Tipo la fedeltà. Ovviamente, si potrebbe pensare al matrimonio multiplo perché sprecare sette anni per accorgersi di aver sbagliato partner mi sembra delittuoso. Quindi, ci si sposa in una ventina e si prosegue con quella/o con cui va meglio. Naturalmente, dovrebbero essere includibili persone dello stesso sesso a causa del noto fenomeno dell’omosessualità latente, che è sempre dietro l’angolo, e anche perché potrebbe aver ragione Veronesi per cui, prima o poi, diventeremo tutti bisex. E i figli? Possono disdire la paternità/maternità anche loro in caso di insoddisfazione? Oppure possono continuare con la sola madre, ma non con il padre e con la sorella perché quei due lì gli stan sulle palle?
E poi ci sono gli obblighi di assistenza. Valgono solo per malattie eventualmente insorte in corso di contratto oppure si protraggono anche dopo l’eventuale recesso? E le patologie pregresse sono incluse? Si deve compilare un questionario e andare a visita medica?
Insomma, mi sembra che, per non aver voluto tagliare la sterpaglia di burocratiche obbligazioni necessarie per la rottura, si sia pensato di seguire una strada che necessita di essere ancora esplorata a fondo. Poi, sarà anche come dice Mingardi su Libero:
«Sposarsi continua ad avere senso per godere di alcune tutele, e per il bisogno di simboli che soddisfa, ma è cambiato il panorama delle sanzioni sociali. Un tempo, anteporre il benessere di un individuo alla sopravvivenza di una famiglia era socialmente mal visto. Ora, al contrario, siamo molto più severi con l'ipocrisia, coi tentativi di preservare le forme a dispetto della sostanza, anche perché, quando sono tante le opzioni a disposizione di ciascuno, non può che essere la sostanza quello che conta».
Saremo anche meno tolleranti con l'ipocrisia, ma mi sembra che in cambio siamo diventati di manica larga con la cretineria.
(Nella foto, gadget matrimoniali a tema)














Oddio, ho un sottile senso di deja-vù. Dov'è che ho già sentito parlare di questa proposta? Uff, memoria schifosa che ho.
Da qualche parte si è letto. Principalmente sui quotisiani on line e anche su qualche blog. Temo.:-)
Quando la realtà supera la fantasia...e magari era pure seria quando ha proposto un abominio del genere!
A quando la programmazione dei figli? Il modello cinese insegna!
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