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Israele si ferma per Yom Kippur

25 ore di preghiera e di digiuno da venerdì 21 settembre a sabato 22 settembre 2007

Il 22 settembre 2007, con inizio al tramonto della sera precedente, ci sarà Yom Kippur e poi, il 27 e 28 settembre (con inizio al tramonto del 26) la festività di Sukkot (che ha comunque durate diverse in Israele e nella diaspora).

Per il Kippur è previsto un digiuno di 25 ore per concentrarsi completamente nella preghiera e nella meditazione.

A Gerusalemme è tradizione recarsi al Muro Occidentale (Ha-Kotel) per chiedere perdono a Dio per le proprie colpe e i peccati commessi.

Kippur comincia con la preghiera in aramaico Kol Nidrei ("Ogni promessa"), che viene ripetuta tre volte in un tono crescente e con cui si chiede a Dio di annullare per il prossimo anno quelle promesse a lui fatte che non possono essere mantenute. 

Il progetto Judaism for Everyone [Ebraismo per tutti] spera quest’anno di attirare 100'000 persone per i suoi eventi di Yom Kippur. Questo sarebbe un astronomico incremento per il programma, che cerca di offrire un’osservanza significativa per Yom Kippur a milioni di israeliani che non trascorreranno in sinagoga il giorno più sacro per l’ebraismo.

Otto anni fa, l’allora Ministro per gli Affari della Diaspora Michael Melchior fondò il progetto perché aveva “la sensazione che solo una parte del pubblico, una parte importante e meravigliosa, ma solo una parte, sia presente a Yom Kippur”.

"Da bambino, Yom Kippur era il giorno in cui quasi non potevo sedermi in sinagoga, tanto questa era affollata. C’era il sentimento che in questo giorno tutti fossero presenti, tutto Am Yisrael [il popolo di Israele], e questo era per me il significato del giorno”.

Nativo della Danimarca, dopo aver fatto la sua aliya nel 1986, Melchior ha avuto purtroppo “la sensazione che questo non fosse vero in Israele”.

Così, come Ministro, nel 1999 ha avviato il progetto Judaism for Everyone per creare uno spazio in cui gli israeliani laici e religiosi possano entrambi interagire con la tradizione ebraica. “C’è l’impressione che nelle preghiere di questo giorno si preghi quasi solo sulle cose personali”, ha detto. “Non ci sono preghiere su come mettersi i filatteri o su come pregare tre volte al giorno. Nel giorno più sacro, si pensa al nostro popolo. È un giorno in qui si prega con i criminali, perché alla fine siamo tutti criminali”.

Nel corso del suo primo anno, il programma condusse degli eventi per Yom Kippur, tra cui delle discussioni sul significato del giorno, sul perdono, e sull’dentità ebraica, in otto centri comunitari e attrasse alcune centinaia di persone.

Quest’anno i programmi si svolgeranno in 230 località con circa 100'000 partecipanti nei kibbutzim, nelle piccole città di periferia e nelle grandi città, offrendo sia tradizionali ed informali servizi di preghiera sia dialoghi intensi sulle relazioni tra laici e religiosi, passando per eventi poetici.

È stato esteso anche il sostegno al programma, che ha ora una partnership con il Ministero per gli Affari della Diaspora, con l’organizzazione Yachad che istruisce buona parte del personale per il programma, la Community Centers Corporation, l’organizzazione rabbinica Tzohar, Amiel, il Ministero per l’Educazione, la UJA e altri ancora.

"Le festività ebraiche appartengono a tutti”, ha detto l’attuale Ministro per gli Affari della Diaspora Isaac Herzog, il cui ministero finanzia una larga parte dell’iniziativa, “e questo programma crea uno spazio culturale comune in cui tutti sono rispettati. È gestito con una prospettiva che invita ed include”. Secondo Herzog, il programma è parte di uno sforzo più vasto. “Intendiamo concentrarci sulle celebrazioni per il 60. anniversario del Paese [il prossimo maggio] per portare le persone a stare assieme e per dare espressione ad un ebraismo dai molti aspetti”, ha detto.

Gli eventi si terranno con questi orari: le preghiere di Kol Nidrei di venerdì sera avranno luogo alle ore 17 locali; le preghiere di sabato mattina alle ore 8:30 locali; il servizio di Ne’ila di sabato sera inizierà alle 17 locali. Le località, così come gli indirizzi e i contatti, possono essere reperiti telefonando allo (03) 606-6440 o nel sito web
www.byachad.org.il. Uno speciale machzorim, o libri di preghiera per il Giorno più sacro, è stato preparato per il programma, e sarà distribuito agli eventi. Può anche essere scaricato dal sito web.

Come può Melchior, un rabbino ortodosso ordinato alla Yeshivat Hakotel a Gerusalemme, creare e sostenere una celebrazione di Yom Kippur al di fuori della sinagoga ?

"Abbiamo capito che non si può attrarre queste persone in sinagoga, perché per alcuni è diventata un luogo che rappresenta la divisione. Non vi si sentono a loro agio o a casa. Così come l’ho detto per la Torah, se questo non è per tutti, non è per tutti. È la stessa cosa per Yom Kippur. Per molti è solo un giorno per andarsene a fare un giro in bicicletta. Mi piacciono le biciclette (sono il capo della lobby per l’ambiente alla Knesset), ma ciò non può essere il messaggio centrale di questo giorno speciale”.


Stando ad un sondaggio commissionato da Ynet Judaism e dall’Istituto Gesher in vista di Yom Kippur, la preghiera Ne’ila è la più popolare tra le signore, il Kol Nidrei tra i signori, i fedeli più anziani sono molto più attenti alle preghiere di Yom Kippur, i giovani sono presi dal digiuno, e tutti sono d’accordo che il Primo Ministro Ehud Olmert, più di qualunque altra persona pubblica, debba stare in sinagoga e chiedere il perdono della nazione.
 
Alla domanda: “A quale preghiera di Yom Kippur è più legato ?”, il 30% degli intervistati ha scelto Ne’ila, che conclude il servizio della giornata; il 27% ha scelto il Kol Nidrei, che apre invece le preghiere del giorno; il 9% ha scelto l’Yizkor, quando i fedeli commemorano i loro familiari defunti, i soldati caduti, le vittime del terrorismo e coloro che sono morti nella Shoah; il 7% ha scelto come favorito il famoso passaggio della U'Netane Tokef . Gli altri non hanno voluto rispondere.
 
Se si segmenta per definizione religiosa, le risposte date mostrano che le persone religiose e strettamente ortodosse sono legate soprattutto a Ne’ila (61% e 48% rispettivamente), mentre gli osservanti e i laici hanno scelto Kol Nidrei come la loro preghiera favorita per Yom Kippur (40% e 25% rispettivamente). Deve essere notato che il 42% dei rispondenti laici non ha voluto rispondere a questa domanda.
 
Un’ulteriore analisi dei dati ha rivelato che il 31% delle donne preferisce la preghiera di chiusura e che il 26% di loro si sente più vicino alla preghiera che le dispensa dalle promesse dell’ultimo anno, mentre gli uomini hanno fornito un risultato all’opposto, con un piccolo margine per Kol Nidrei (30% e 29%). Un’altra chiara distinzione è stata data dall’età dei rispondenti: coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i 24 anni hanno scelto Kol Nidrei, mentre coloro con un’età tra i 25 e i 44 anni si sono detti più vicini alla preghiera di Ne’ila. 
 
Nella seconda parte del sondaggio, si doveva rispondere alla domanda “Qual è la caratteristica più ebraico-israeliana di Yom Kippur ?”. Il 36% dei rispondenti ha indicato il digiuno, il 31% le preghiere, il 20% il silenzio nelle strade, il 7% la memoria della Guerra dello Yom Kippur [1973].
 
Anche qui è stata riscontrata una chiara distinzione tra religiosi e strettamente ortodossi, che ritengono che le preghiere siano la parte più importante della giornata (55% e 66% rispettivamente), mentre gli osservanti e i laici hanno detto che la parte più importante è il digiuno (42% e 38%). Dividendo per sesso, il 36% delle donne ha scelto le preghiere, mentre la maggior parte degli uomini ha scelto il digiuno (40%).
 
I giovani con un’età compresa tra i 18 e i 44 anni credono che il digiuno sia il momento più importante dello Yom Kippur, così come lo credono coloro che hanno un’età compresa tra i 55 e 64 anni. Gli intervistati nella fascia d’età 45-54 anni e con più di 65 anni hanno risposto che secondo loro la più forte caratteristica sono le preghiere.

Nella terza parte del sondaggio, si doveva scegliere da una lista una persona che deve chiedere il perdono della nazione.
 
In testa alle indicazioni è risultato, con il 37% dei voti, il Primo Ministro Ehud Olmert, seguito da Rabbi Ovaia Yosef (24%) per le sue dichiarazioni sui soldati caduti in battaglia, e poi da Boaz Yona (16%), direttore generale dell’impresa di costruzioni Hephzibah, che è fuggito dal Paese lasciando senza casa molti dei suoi clienti [è stato arrestato in Italia, si attende l’estradizione]. Risultati simili sono stati ottenuti anche quando i rispondenti sono stati segmentati per definizione religiosa auto-attribuita. La sola differenza qui riscontrata, ricordando il brutto momento degli studenti di yeshiva di Modi’in Ilit, è che gli ebrei ultraortodossi hanno messo al secondo posto Boaz Yona e al terzo Rabbi Sofer.

Commentando i risultati del sondaggio, l’amministratore delegato di Gesher Shoshi Becker ha detto: “Da una parte, dobbiamo guardare al bicchiere mezzo pieno e vedere che il 66% del pubblico israeliano è legato alle preghiere e agli elementi tradizionali di Yom Kippur”.
 
"D’altra parte, è preoccupante qui stia crescendo una giovane generazione che non ha familiarità con le preghiere e non arriva a capire il potere e il significato della nostra liturgia e tradizione. L’intero Stato di Israele vive lo Yom Kippur, ma la cornice unificante deve essere riempita con i contenuti e il significato ebraico-israeliani”.
 
La Becker ha detto che spera che nei prossimi anni vedremo dei cambiamenti in questo ambito, che i legami con il patrimonio e la tradizione ebraiche cresceranno forti, e che le festività ebraiche saranno colmate di reali contenuti.
 
Il sondaggio è stato condotto dall’Istituto Mutagim Institute tra oltre 500 intervistati che costituiscono un campione rappresentativo della popolazione adulta ebraica di Israele e di lingua ebraica.


 jpost.com

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Non avrei voluto commentare, giacché considero la cosa di assoluta irrilevanza, ma tutto sommato forse è bene rimarcare che (pur ricordando il fatto che Israele è l'unica democrazia della zona e che per questo motivo va sostenuta nei confronti delle teocrazie illiberali) gli aspetti contenuti nel post non hanno alcunché di attinente con il pensiero liberale.

Anzi, tutto ciò ha uno sgradevole olezzo di integralismo che - è bene sia chiaro - va condannato a tutte le latitudini ed in tutte le situazioni (cioè anche nel Belpaese ...) , non solamente quando a praticarlo sono realtà sgradite.

Per completezza ed amor di equità.

Rispondo personalmente anche se, di solito, lascio che siano gli autori dei singoli pezzi a farlo. LiberaliPerIsraele è qui, tra gli autori, per un motivo semplicissimo: è uno dei pochissimi blog che parla di Israele come nessun altro mezzo di comunicazione. Parla delle tradizioni, della storia, della cultura di un Paese che vien nominato solo quando ci scappa il morto tra le sue "vittime". Mentre i media si sprecano a farci sapere che i cani sono animali impuri per l'Islam e non perdono occasione per acculturarci su questa meravigliosa religione di pace, Israele e l'ebraismo stanno rigorosamente in cantina per uscirne quando fa comodo agli spacciatori di ideologie terzomondiste. Bene, LiberaliPerIsraele fa un lavoro faticoso e liberale assai perchè permette a chi abbia voglia di approfondire, di farsi una conoscenza migliore di quella che, giustamente, ricordi essere l'unica democrazia in zona mediorientale. Nessun integralismo, quindi, ma passione autentica e personale dell'autore che spero possa contagiare qualcuno. Certo, nessuno degli autori è islamico e credo che, fino a quando la religione della pace non avrà deposto le armi, mai ce ne sarà uno. Per me, laico vuol essere il blog verso chi lo legge. Infatti, arriveranno presto sorprese:-)
p.s. L'autore non è ebreo, tanto per essere chiari.

Da qualche tempo ho preso l'abitudine di postare alcuni commenti in questo blog - che considero intelligente, proprio nel senso etimologico del termine - e, come credo avrai notato, Mthrandir, sono molto spesso d'accordo con te.
Conservo con fierezza, però, il maledetto viziaccio di ragionare con la mia testa e ciò, ovviamente e fortunatamente, mi porta anche ad esprimere opinioni divergenti.
Nel caso in oggetto, io continuo a ritenere irrilevante la conoscenza delle tradizioni religiose ebraiche (esattamente come non mi importa che gli islamici consideroino impuro il mio amico quadrupede) ed ho imparato dalla storia che le religioni forniscono più motivi di intollerante contrasto che di amabile convivenza.
Difenderò naturalmente sempre - con Voltaire - il diritto di esprimere opinioni, ma anche la possibilità di non dare a tutte lo stesso valore e quindi di considerarne alcune aberranti o semplicemente imbecilli, e di dirlo ad alta voce.
Infine, non credo affatto che sia utile e proficuo contrastare la follia integralistica islamica proponendo altri modelli religiosi: la mia cultura profondamente laica mi suggerisce di usare il raziocinio, non le verità rivelate.
Questo con buona pace anche di quel fulgido esempio di modernità e tolleranza chiamato Ratzinger .........

Non credo di aver scritto alcunchè nel commento precedente che possa essere in contrasto con quanto dici. Quello che proviamo a fare con questo blog è dare opinioni: giuste, sbagliate, irritanti, confessionali, laiche. Non importa, sono opinioni e chiunque si trovi a leggerle può tranquillamente scegliere di non approfondire certi argomenti oppure agire per il contrario. Ovviamente, tutti quanti siamo "schierati" più o meno dalla stessa parte, ognuno di noi con le sue differenze. Liberali, ma è mia personale valutazione, fa una faticaccia secondo me utile. Forse non utile per tutti, probabilmente non interessante per tutti. Tra l'altro, cura principalmente il suo blog (stessa denominazione del suo nick) senza occuparsi in modo prevalente di religione. Qui ci regala, ogni tanto, un po' della sua instancabile opera e noi si prende volentieri. Questo non significa che tu debba essere d'accordo con me o con l'autore dei post in questione, anzi. Le opinioni in dissenso qui sono bene accette. Specie se sono manifestazioni di dissenso espresse in modo civile, cosa che accade piuttosto di rado quando sul piatto si parla di Israele. Eppoi, Doktor, in quattro mesi abbiam scritto più di 300 articoli.. di alternative ce ne sono, no?:-D

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