Questo sito se ne sbatte del Web 2.0!

Grillo affonda la sinistra

Brutto periodo per il centrosinistra. Dopo l’epoca delle intercettazioni che hanno fatto tremare la roccaforte post comunista, ora a Fassino, D’Alema e soci, tocca pure sentire Beppe Grillo che , aizzando le folle come solo lui sa fare, sta mettendo un altro tassello per la decaduta di un esecutivo inesistente. Se è vero come è vero, e ne ho già scritto ampliamente, che le derive populiste ed antipolitiche di Grillo siano vuote e prive di senno, è altrettanto vero che la sinistra ha di nuovo fatto male i suoi conti. Pochi giorni fa, in piena festa dell’Unità, il “grillismo” ha dato l’ultima sferzata ad un partito ormai morto e sull’orlo di una crisi di nervi. Il comico genovese è stato applaudito, non solo dal popolino, ma persino dalla base “diesse” e dalla stampa, che non manca mai di andare, a seconda dell’occasione, sempre sul carro del vincitore di turno. Mi ha fatto tenerezza Fassino mentre tra tiepidi ed imbarazzati applausi cercava di salvare il salvabile dopo che il colpo del “martello della forgia grilliano” aveva stordito un po’ tutti. Beppe Grillo non è la soluzione del problema, lo sappiamo. Non si tratta di un antidoto al veleno letale chiamato antipolitica ed antirappresentanza perchè il solo pensare ad una vittoria politica delle liste timbrate dal bollino blu (che rammenta una famosissima marca di banane) del capo dei pasdaran, farebbe diventare insonni persino Orsi in tempo di letargo. I cittadini però (come negli anni ’90), quasi per le stesse ragioni, sono in rivolta e hanno di nuovo “sete”, mentre al governo, come allora, c’è sempre la sinistra, tanto brava a tenere dalla parte del manico la cultura italiana per 50 anni grazie al fallimento fascista, ma altrettanto inefficace nel contenere una deriva ideologica ormai vecchia, superata ed altrettanto pericolosa. All’ epoca fu Silvio Berlusconi a cavalcare il malcontento generale. Sappiamo poi tutti come finì. Tangentopoli risparmiò l’accroccone “rosso” che riusci, nonostante le difficoltà, a mantenere il suo establishment quasi intatto, ma semplicemente perchè la situazione era diversa. Adesso infatti, come i socialisti di allora, anche la sinistra deve per forza di cose difendere questo sgangherato sistema di cui è parte principale senza però poter più cavalcare il malcontento pubblico di cui i post comunisti si sono sempre foraggiati (anche grazie alla sinistra radicale). Il problema però è che a difendere un sistema tutto tasse, privilegi e di diritti senza doveri non si fa un gran figura e la speranza di poter ancora cavalcare e domare, come sta facendo adesso Beppe Grillo, la folla inferocita, sta diventando un utopia. La sinistra, dopo un anno e mezzo di pugni allo stomaco e al mento, è ormai alle corde, e la tenue speranza di poter riusare la piazza come risorsa, come fecero all’epoca di tangentopoli, si è sciolta come neve al sole. La mossa di aver poi voluto invitare Beppe Grillo alla chiusura della festa dell’Unità, oltre ad essersi rivelata una scelta “tafazziana”, palesa l’ultimo atto di un governo e di una ideologia di sistema alla canna del gas. Allora ecco che vediamo uno come Fassino che con la coda tra le gambe invoca la clemenza della corte esortando la difesa dei partiti (soprattutto il nuovo Pd) perché, anche se si percepisce il contrario, fanno il bene della collettività. Lo stesso D’Alema e molti esponenti della sinistra radicale hanno compiuto lo stesso rito esorcizzando “l’antipolitica” con le paure di derive fasciste da parte del popolo, che sinceramente - anche se nei modi dell’antipolitica di oggi ci assomigliano molto - lasciano un po’ il tempo che trovano. Ogni volta che la torre rossa rischia il crollo per la sinistra c’è sempre l’ultima carta da giocare: riesumare lo scheletro di Mussolini per far stare insieme i vari pezzi di un sistema ideologico ormai morto e sepolto. L’esempio di Amato- sul problema sicurezza – è emblematico perchè parlando di “Reazione”, termine che oggi fa solo sorridere, ci ha solo ricordato le mummie egiziane confermando per altro la regola. Questa volta però l’opinione pubblica non sembra ascoltare più e fa specie vedere la tranquillità delle anime che compongono il nuovo establishment del Partito Democratico (il progetto che dovrebbe ripulire e riciclare tutto), che sembrano non preoccuparsi minimamente della protesta della piazza, perché ancora più preoccupate per il loro backyard e per il loro consenso, piuttosto che al progetto comune. Sintomo che drammaticamente fa vedere un’assenza totale di progetti a lungo termine per gli asinelli, che ad onor del vero senza la loro base storica che è in rivolta, rischiano di fare un buco nell’acqua, mettendo in mani incerte il futuro del centrosinistra italiano. A rileggerci

 

No votes yet
 

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Tag HTML permessi: <a> <strong> <em><ul><li><code><cite>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Maggiori informazioni sulle opzioni di formattazione.

Captcha
Un rapido modo per difenderci dallo spam: