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Anche Bin laden scopre che il problema sono le tasse

Se anche Osama Bin Laden, che fra tutti i leader mondiali non è certo il primo che spicca per il suo “savoir faire”, ha capito che il vero problema sono le tasse (come abbiamo visto e sentito dal suo ultimo video diramato in etere pochi giorni fa), c’è da chiedersi allora com’è possibile che in Italia ancora non ci si arrivi. E fa specie che sia proprio una cultura come quella islamica radicale, rimasta al ‘400, ad averlo capito prima dell’Italia.

Il problema “tax”, direttamente proporzionale alla dittatura, ha da sempre caratterizzato l’epoca moderna e contemporanea scatenando rivoluzioni, dichiarazioni di indipendenza e rivolte cittadine contro l’usurpatore di turno. La politica e l’economia, se ci pensiamo bene, non sono solo un fatto obiettivo, ma anche soggettivo. Per spiegarmi meglio potrebbe capitare (questo succede spesso nelle democrazie occidentali) che la direzione politica ed economica di un paese, quando non troppo invasiva, possa non essere “percepita” dal cittadino che continuerà tranquillamente a vivere la sua vita. Può succedere tutto il contrario quando il popolo invece viene subissato dal tiranno di turno. La stessa cosa accade con le tasse che possono venire percepite dal cittadino sia un modo che nell’altro a seconda di quante volte bisogna metter mano al portafogli.

Riguardando un attimo la nostra situazione sono ormai più di vent’anni che l’Italia si divide esattamente in due parti: la sinistra che campa di tasse e la destra che le paga. Questo è un fatto incontrovertibile anche se, posso capire, possa dare fastidio a qualcuno. Dal dopoguerra in poi nel nostro paese ne abbiamo viste di tutti i colori fra i seguaci del libero mercato o fra sostenitori di politiche leniniste, oppure tra sessantottini e sostenitori del principio dell’autorità. Lo strappo però tra i due gruppi ben distinti, cioè di chi vorrebbe campare a vita di tasse credendo in uno stato che ridistribuisca a destra ed a manca senza un criterio di valutazione e chi invece vorrebbe una reale strategia in cui lo stato elargisse solo la dove serve, potrebbe degenerare in vera e propria "guerra civile".

Ormai mezza Italia (e forse qualcosa di più di metà) percepisce di vivere sotto una dittatura e l’altra metà pensa che invece la “ricetta Prodi/Visco/Schioppa” sia una tecnica economica insostituibile ed infallibile, ed è proprio questa metà (quella sindacale e statale, che è una bella fetta del nostro paese) che è impegnata a dare battaglia sul fronte tributario, con alcuni nemici (molti al Nord) che non ne vogliono sentire neanche parlare. E stupisce vedere un governo che parla di tasse anche quando non ne vuole parlare. E anche quando non vorrebbe rincarare la dose mediatica cade sempre nella stessa trappola perché imprinting di una mentalità quasi impossibile da smantellare perché culturale.

Ed il bello è che se è vero che non pagare i tributi è sbagliato ed è un reato, è altrettanto vero che venire sobbarcati di tasse ingiuste ed inique sta tramutando lo stato in un tiranno senza scrupoli. Il fatto poi di non potersi neanche lamentare davanti ad uno Stato che usa il tributo in maniera vessatoria dovrebbe fare riflettere. Tutto in Italia si può discutere tranne la finanziaria di Vincenzo “medioevo” Visco e di Tommano “Stanlio” Schioppa. Ricette economiche che, a detta degli uomini di governo, ha salvato l’Italia dal declino.

Se fossimo alla fine del ‘700 in Francia, sono certo che questi due signori non se la sarebbero cavata molto facilmente, neanche elargendo, a destra e a manca, brioches e c’è anche da dire, pensandoci bene, che la ghigliottina sarebbe stata anche sprecata perché è complicato prendere sul serio uomini di economia che rappresentano gli evasori fiscali con termini neanche usati per descrivere dei terroristi islamici.

Al contrario, i terroristi hanno capito benissimo che schiacciare il popolo sotto le tasse è ingiusto e controproducente. Per paradosso: forse sarebbe il caso di mandare il nostro governo a prendere lezioni di economia in medio oriente?

A rileggerci

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pagare le tasse è cosa buona e giusta, lo dicono pure i monsignori,
PERO' in un paese civile i tassati dovrebbero, a mio avviso, avere voce in capitolo sul come vengono spesi i soldi da loro faticosamente guadagnati ed estorti in seconda battuta dai governi centrali e locali. Di norma, in un paese civlie chi segnala sprechi e ruberie dei politici non viene tacciato di qualunquismo, e chi propone di non pagar le tasse se queste vengono sprecate non viene accusato di terrorismo. Purtroppo il nostro non è un paese civile, e il destino dei paesi incivili con una buona fetta di popolazione (civile educata obbediente) che si stufia, le tante volte è quello di finire in una guerra. Civile, naturalmente.

Il  punto fondamentale e che il cittadino ritorni "padrone dell'imposta".

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