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Quale antipolitica?

Questo termine, appunto "antipolitica", strausato (ed abusato) in quest’ultimo periodo, è ormai diventato il vocabolo per rappresentare al meglio lo status di gradimento medio da parte dei cittadini verso i nostri rappresentanti in parlamento oltre ai loro partiti. Parola che sta traghettando il "carrozzone" di questa ormai morta seconda Repubblica, non si sa bene dove. Ma che cosa vuol dire esattamente il termine antipolitica? E’ la stessa parola che spiega bene il suo significato, cioè esprimere un qualcosa di completamente avulso dalla politica tradizionale che poi è quella che regola tutto quello che concerne la vita di uno Stato. In sostanza questo fenomeno non è ragionato e meditato, ma è frutto dell’impulsività. Certo questo vocabolo, che sta ormai diventando più un fatto di costume che altro, non può però essere circoscritto in una così semplicistica descrizione perché alla fine l’antipolitica non è altro che il risultato di un vuoto politico dopo tutto il “politichese” al quale eravamo abituati. Se nella prima repubblica forse eravamo troppo assuefatti dalla politica, ora invece troviamo l’esatto contrario: una totale assenza di contenuti. La morte di alcuni grossi partiti storici (PCI e DC) e di conseguenza la morte della prima repubblica delle “grandi balene bianche”, ha portato via con se anche la conclusione della classica “rappresentanza politica” portando “l’uscita dalle difficoltà” a soggetti terzi rispetto a quelli che solitamente dovevano mediare fra stato e cittadino, vero perno e vero fine della rappresentanza che rimane alla base di una moderna democrazia. Allora ecco che ci si affida alla società civile, ad imprenditori di grande successo ed a girotondini (vedi l’esempio di Beppe Grillo) e movimenti. Tutte strade però artificiose, che hanno prodotto politicamente poco e che non hanno sostanzialmente trovato una soluzione, una “vision” tanto per intenderci, per un paese come il nostro sempre più invischiato in acque paludose. Tutto questo non ha fatto altro che portare al risultato di una rottura di quella “coesione civile” che regge un paese. Ma ha fatto anche di più perché sta accentrando tutte le ideologie. Se è vero che la politica del fare è importante di certo non è possibile affermare che le scelte non siano , ad esempio, di destra o di sinistra, perché le soluzioni da adottare ad un problema non sono mai neutre ma risiedono all’interno della nostra esperienza e dei valori di cui ci facciamo portavoce a qualsiasi livello nella società. Portare quindi tutto sullo stesso piano è per forza di cose impossibile ma è soprattutto pericoloso dato che le ideologie ed i valori, in linea di massima, riescono a porre freni dove la corruzione ed il degrado sono più forti. Il rischio è enorme perché entrando nel circolo vizioso non si riesce a capire che il problema non è solo di funzionamento (vedi il problema sicurezza, tasse ect ect), ma soprattutto morale, cioè la crisi dei valori che alla fine regola anche gli azionismi e tutte le decisioni. Non si tratta quindi solo di qualunquismo o populismo, l’antipolitica si basa soprattutto sulla reale perdita dei valori che deviano dalla rappresentanza (in una democrazia moderna non esiste politica senza rappresentanza) e rischiano di minare le basi che regolano da sempre la nostra società civile. Ed il problema più serio e che la nostra politica non riesce a dare una risposta alternativa a questo stato di cose perché bloccata nel circolo dell’interesse personale che ha sovrastato il “costruire per il cittadino”, il vero e primo traguardo a cui dovrebbe tendere un qualsiasi politico che si possa definire tale. Il compito non è dei più semplici visto la pochezza degli uomini che circondano il nostro panorama politico. L'importante però e che anche il cittadino sappia discernere le bolle di sapone dalla sostanza, nella certezza che prima o poi nell'avvicendamento fisiologico di questa classe dirigente, e vi assicuro che, almeno per alcuni attori, manca davvero poco, ci possa davvero essere la svolta per il paese. E' vero, nel nostro paese il populismo ha sempre fatto molti proseliti. E' ora di dimostrare a noi stessi il contrario. A rileggerci

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Il pericolo dell' antipolitica è stato drasticamente sottovalutato. Con l'antipolitica , a conti fatti, sarà difficile ottenere un buon rapporto costi/benefici.

Sermoneggiare sulla cassetta della frutta trascinando il volgo, forti della notorietà giustamente acquisita, sì... ma in ambito completamente diverso, può essere lodevole, ma contrariamente a quanto si possa pensare, insidioso per la stessa democrazia che si vuole difendere.

L'antipolitica ha due modi di maturare:

1) diventare politica, implodere di sé, perdendo così la sua stessa natura ed inficiando i nobili(?) intenti.
2) in quanto "anti", combattere sempre e comunque la politica, portandoci chissà dove.

Ora, premesso che il tavolo di gioco è uno, scelto democraticamente e dove tutti (con le dovute rappresentanze) possono partecipare stando alle regole... perché "l'antipolitico" , sulla panchina della piazza, pretende di saper fare, e meglio, denigrando ad oltranza l'operato di chi ha diritto di operare?

E se la politica è ingiusta, CHI è in grado d'affermare che l'antipolitica non lo è o la sarà a presto?

Chi è più corruttibile, un politico da 15000 euro al mese + benefits, o un comico in decadenza senile?

Non si può sempre rimanere su quella cassetta. Da quella cassetta tanta gente si è incazzata o è stata portata ad incazzarsi; ora, se il progetto di legge verrà ignorato o non approvato... cosa accadrà?

Non si può rimanere sempre al di fuori e non si può credere che l'alternativa sia sempre giusta.

Chris, cogliendo il tuo invito conclusivo, dimostro in tutti i modi attorno a me, quanto scritto sopra e da oggi anche l'aspetto (appreso dal tuo post) di ideologie e valori minati, ma credimi... è difficile.

Accidenti, lo so che è difficile....ma ci dobbiamo provare

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