
Il problema della disoccupazione è gravissimo perché le sue ricadute sociali vanno molto al di là della banale insufficienza del reddito per coloro che si trovano in questa infelice situazione.
Ognuno di noi può facilmente immaginare che la mancanza di un lavoro si porta appresso l’indigenza economica solo come prima e diretta causa, ma alla lunga incide sulla psiche della persona causando problemi serissimi. Inoltre, la mancanza di opportunità professionali, come si dice spesso, crea terreno fertile per l’espansione delle attività criminali perché, se la via per un impiego legale che produca reddito legale resta chiusa, un’alternativa bisogna pur trovarla per sbarcare il lunario.
Si tratta, con tutta evidenza, di un tema complesso i cui impatti sono molteplici e articolati che va affrontato in modo innovativo. Fino ad oggi, tutte le iniziative adottate da tutti i governi hanno avuto il limite comune di essere fortemente concentrate sulla disoccupazione esistente, cioè arrivano dopo che uno è già disoccupato.
E’ chiaro che, una volta che la disoccupazione si è trasformata da potenziale in reale, la matassa di districare è più ingarbugliata. Quello che occorre per il futuro è cominciare a pensare alla disoccupazione come problema costantemente incombente, una sorta di spada di Damocle appesa sulla capoccia di ogni occupato il cui sostegno in finissimo crine equino rischia di spezzarsi in ogni momento. Come si dice, prevenire è meglio che curare.
Sebbene non sia mai saggio partire da un caso personale per trarre conclusioni di carattere generale, non si può ignorare quanto accaduto alla Festa dell’Unità domenica scorsa. In linea con la tradizione solidaristica della sinistra, sul palco è salito un povero lavoratore il cui contratto da precario scadrà tra poco più di un mese, giusto il tempo tecnico necessario al Uolter di organizzare l’ingresso nella capitale a bordo del cocchio trainato da 12 cavalli bianchi e incassare la pioggia di petali di rosa che lo accompagnerà all’incoronazione. Quel giorno, accanto alla gioia e alla commozione, sarà bene ricordarsi di un modesto piemontese che si troverà sul tavolo una lettera sulla quale, assieme ai ringraziamenti di rito per l’ottimo lavoro svolto, sarà ben chiara la ferale notizia del licenziamento.
Senza fare nomi, per carità, quest’uomo – che chiameremo con il nome di fantasia “Piero” – dovrà arrabattarsi per trovare un’alternativa all’ozio, a meno che il governo Prodi non si metta una mano sulla coscienza e gli trovi un posto da qualche parte.
Piero, nel rendere pubblico il suo caso umano, è stato discreto e non ha chiesto niente: chiuso nel riserbo e nella discrezione che da sempre è elemento del carattere dei piemontesi, ha preferito dedicare grande parte suo discorso alla necessità che il governo si riorganizzi per recuperare un poco di efficienza. Altissimo esempio di sensibilità per l’interesse collettivo che deve sempre prevalere sul perseguimento dei meschini obbiettivi personali.
Purtroppo non è stato compreso subito all’inizio, e Prodi ha reagito in maniera poco elegante dicendo che qui non si rimpasta un tubo. Anzi, se si toglie una carta, il castello crolla miseramente. Poi, smaltita la tipica malmostosità del premier, si è cominciata a comprendere la reale portata dell’intervento di un uomo che negli ultimi anni ha guidato il partito leader del riformismo alle cozze. Nobile e generoso, ha colpito l’immaginazione di Rutelli che, dallo stesso palco, ha garantito che si farà del tutto per trovare un lavoro a Piero e risparmiargli l’umiliazione di non riuscire più a mettere insieme il venerdi col lunedì.
Lode, dunque, al piacione della Margherita che ha ben compreso la gravità del problema di cui abbiamo discusso fino ad ora e che dà un segnale chiaro alla nazione che qualcosa si vuol cominciare a fare. Certo, si comincia con poco, ma conta il messaggio. Tutti i potenziali disoccupati sappiano che il problema non solo è sul tavolo, ma è vicino alla soluzione. Intanto, mettiamo a posto questo qua. Gli altri si mettano serenamente in coda che, di sicuro, l’amicizia che ci unisce qualcosa partorirà.
(Nella foto, il Signor F.)














Poverino...mi fa pietà!
Fuor d'inronia, comunque, preferisco il signor "Piero" al signor "Piacione", e non solo per la corregionalità: l'ho sentito parlare e mi sembra uno dei più sensati appartenenti al carrozzone sinistrorso.
Non a caso, infatti, non è stato gratificato di alcuna carica ministeriale o presidenziale...
Ecco, pensa gli altri...:-)
Io non credo più a nulla oramai! Finchè non vedo non credo. Di una cosa sono certa che forse dovremmo scrollarci di dosso l'idea con cui hanno vissuto i nostri avi della sicurezza del posto fisso! Se tutti dal primo all'ultimo capissimo che il posto fisso non esiste più forse alcune cose potrebbero risolversi in positico.
Se dall'alto facessero maggiori leggi agevolative, maggiori incentivi a favore delle piccole medie imprese, degli artigiani etc. forse saremmo maggiormente disposti ad investire in noi stessi!
Baci belli
Tinta
,-)
Nella tua sconfinata ingenuità, cara mia, hai scambiato Fassino per un disoccupato vero. Ahahahaahahhahah. Baci
Non è Tinta l'ingenua, ma io che ti ho preso sul serio fino a circa metà post e mi chiedevo che c'entrasse la foto di Fassino (ah ah)!
Leggi agevolative, investire in noi stessi...quante belle parole!
Il problema è che la maggior parte non ha né i capitali, né le idee, né la voglia di intraprendere la gloriosa attività dell'imprenditore e assumersene di conseguenza tutti i RISCHI (anche quello di fallire e ritrovarsi in mutande). Senza contare che di agevolazioni ce ne sono, specie per determinate categorie (mi viene da pensare alle imprenditrici donne).
Alla maggior parte di noi basta andare a lavorare le canoniche otto ore, tornare a casa e prendersi lo stipendio, per magro che sia, ogni 27 del mese.
Io più ci penso, più credo che sia un circolo vizioso:
costo del lavoro troppo alto, troppi vincoli, poche assunzioni, disoccupazione, meno consumi, meno vendite, aziende sempre più in difficoltà, licenziamenti;
tanta flessibilità, contributi più leggeri, più precarietà, stipendio da fame, maggior sfruttamento del lavoratore (o collaboratore, fa più fine e non indica necessariamente un rapporto di lavoro subordinato anche se nei fatti spesso lo è), più incertezza per il futuro, frustrazione, meno consumi e il ciclo si ripete come prima.
Mi chiedo: come se ne può uscire cercando di garantire un minimo di flessibilità senza costringere il lavoratore a stipulare mille contrattini di 3-6-9 mesi per chissà quanti anni prima di stabilizzarsi e avere finalmente un po' di tranquillità?
Non credo che sia proprio così come lo descivi tu Gloria! Le leggi ci sono e sulle donne (vedasi legge 215) di capitali ne sono stati dati. Il problema è che nella mente delle persone non esiste il concetto di rischio! Piuttosto è meglio farsi comprare (con l'aiuto di mamma e papà) la casa invece che investire in un'attività! Poi ci sono anche belle idee e giovani che non hanno i soldi per anticipare ciò che gli verrà rimborsato dallo Stato! Qui mi soffermerei, qui andrei a cambiare il sistema, perchè è chiaro che un ragazzo, studente o no non ha i soldi per poter anticipare le spese di un'azienda in start up! Anche se, ti posso garantire che di donne e di giovani che hanno preferito rischiare ce ne sono! Non penso neanche che sia tutta colpa delle decisioni supreme, se hai un'idea valida stai pur sicura che la metti in atto. Il problema è che non si ha la mentalità di investire su se stessi! Forse negli anni cambierà questo modo di ragionare e finirà l'idea che esisteva uno Stato assistenzialista! I dati parlano da soli: il 80% delle famiglie italiane possiedono una casa di proprietà, forse non è venuto il momento di investire in qualcos'altro?
;-)
Tintallie
No, scusa, se l'80% degli italiani ha la casa di proprietà buon per loro perchè la casa è un bene primario più ancora di questa fantomatica attività!!! La casa è il tetto sulla testa. Senza casa che fai, vivi alle spalle di mammà e papà fino a 40 anni sperando che nel frattempo la tua attività si decida a decollare?!
Il fatto che i giovani oggi debbano farsi aiutare a comprare casa è un dato di fatto. Ma lo è perchè oggi un lavoro decente non lo trovi in giovanissima età come negli anni del boom (o nel ricco nord est ma anche lì la situazione sta cambiando), la vita è infinitamente più cara e se vuoi comprare una casa, per piccola che sia, devi pagare un affitto esorbitante o un mutuo costosissimo, magari a tasso variabile...per cui chi ha la casa di proprietà e non deve pagare né affitto né mutuo ha tutta la mia ammirazione e la mia invidia.
Tornando al discorso della mentalità di investire su se stessi e dello Stato assistenzialista...cosa c'entra poi lo Stato assistenzialista se io voglio lavorare alle dipendenze di qualcuno, poi magari me lo spieghi.
Tu mi insegni che ci sono 3 tipi di soggetti in natura: quelli che amano il rischio, quelli che sono neutri al rischio e quelli che sono avversi al rischio. La maggior parte delle persone è neutra/avversa al rischio e non ha intenzione di investire (o buttare, dipende dai punti di vista) i soldi in un'attività in proprio. Gli basta avere quel tanto che basta a fine mese per portare avanti la carretta in maniera dignitosa. Di questi che ne facciamo? Li costringiamo a fare gli imprenditori controvoglia? E poi ti credo che preferiscono investire sul mattone, dai!
Gloria, prima di tutto ti dico che sono al 90% d'accordo con te su tutto. Diciamo che una cosa che non va è il concetto di "ricco nord-est". Non so come nel resto d'Italia si veda la cosa, ma ricco sta anche a significare che qui, ogni cosa la paghi il triplo che nel resto d'Italia, e gli stipendi, purtroppo, non sono il triplo. Affitti e mutui per le case sono fuori questione, e la verità è che gli unici lavori che trovi qui sono cose fuori dal mondo. Insomma, o sei avvocato e ti associ a uno studio, o sei un commercialista e finisci in una delle infinite filiari di banche, o mamma e papà. Gli impieghi sono mal pagati, i contratti durano pochi mesi... Come diceva Mtrhandir sul vecchio sito, contratti a tempo determinato ok, ma devono essere pagati 10 volte tanto di quelli a tempo indeterminato, sennò facciamo solo la gioia del datore di lavoro che paga pochissimo lo sfigato di turno che non può mantenersi da solo e non ha speranze di farlo. A 40 anni non abbiamo ancora una casa nostra, figuriamoci spendere per far girare l'economia!
Per quanto riguarda gli imprenditori... uno può anche avere voglia (e il capitale dietro, perché a 20 anni che si fa? Ipoteco casa di mamma?) di rischiare ma... perché a conti fatti, se prendo ex: 50000 € in un anno (lordi), a me lo stato fa pagare il 70% di tasse e ad un dipendente con identica cifra solo il 50 e rotto %? (avevano fatto i conti su una trasmissione in tv). E' VER-GO-GNO-SO!
PS: pure io fino a metà post credevo fosse una storia vera e mi chiedevo che c'azzeccasse Fassino!
Caspita, il liberalismo femminile si scatena anche senza mettere le quote rosa! Incredibbile, se lo scoprono mi si mangiano. Personalmente, credo che stiate guardando la stessa situazione partendo ognuna da un punto diverso, ma la sostanza dei vostri commenti mi sembra maledettamente simile. Sui contratti di lavoro dico solo questo: il lavoro ipergarantiro ha un "costo assicurativo" elevatissimo. Per costo assicurativo intendo la protezione contro la perdita del medesimo. Ergo, il posto di lavoro blindato si paga con un salario netto basso. E' una questione di scelte: vuoi la sicurezza? La strapaghi e ciao. Il vero problema è che anche i contratti meno protetti sono troppo costosi e questo è il vero problema della cosiddetta precarietà, non tanto la possibilità o meno della riconferma. Per chi se la gioca tutti gli anni, il salario netto dovrebbe essere molto più alto perchè il rischio della perdita del posto non è assicurato. In questo senso, i "precari" sono imprenditori a tutti gli effetti sul piano del rischio, ma dipendenti su quello dei salari. La stortura reale è quella.:-)
Pupo, guarda che avevo detto che ero d'accordo con Gloria! ;-) L'unica cosa, le ho scritto che non è che nel cosiddetto "ricco nord-est" le cose siano diverse dal resto d'Italia, anzi!
Per la storia del precariato, citavo quanto dicevi sul vecchio sito: posto fisso = stipendio più basso, posto precario = stipendio più alto! Forse ci siamo fraintesi.
Comunque... che è, lo scopri adesso che noi ragazze siamo CATTIVE? :-)
No di certo. Alla mia tenera età certe cose scoperte ti hanno lasciato le cicatrici da un pezzo. Resta il fatto che non avete capito che stavo parlando di Fassino per almeno tre minuti, e questo è grave:-D
Bastava prestare attenzione ai pixel dell'immagine, al rapporto base/altezza per capire subito che non si trattava di certo di Borghezio. ;-)
Vaalyah, per carità, ho usato la frase "ricco nord est" in modo un po' ironico perchè i media la usano sempre, spesso a sproposito.
Adesso non so se tu sia veneta, trentina o friulana, però una cosa la posso dire con cognizione di causa: in trentino la vita è molto cara ma la gente sta molto meglio che nel resto d'Italia perchè è una Regione a statuto speciale. Io sono andata spesso in vacanza in quella terra magnifica e ho visto le belle villette, due o tre macchine per famiglia, ragazzi di 16 anni che già hanno un lavoro (come muratore, agricoltore, o artigiano) e quindi smettono di studiare appena hanno la licenza media. I diplomati sono una rarità e i laureati si contano sulle dita di una mano...a chi conviene studiare quando a 14 anni hai già la possibilità di guadagnare un buon stipendio, magari perchè tuo papà è artigiano o ha amici artigiani che possono farti fare apprendistato? Una mia amica aveva trovato lavoro come segretaria di un commercialista prima ancora di diplomarsi...questo svariati anni fa.
Adesso cominciano a esserci dei problemi anche lì e la disoccupazione e il precariato iniziano a farsi sentire.
Quoto in pieno quello che dice Mthrandir sul lavoro a tempo determinato pagato il doppio! Mth for president
Mi spiace deluderti, niente statuto speciale qui. Paghiamo stra-tasse e non ce le dà indietro nessuno :-( che poi, anche 'sti statuti speciali dovrebbero spiegarmeli. E' come dire "c'è gente di 1a e di 2a categoria". Non è discriminazione, questa???
Vaalyah sono perfettamente d'accordo con quello che dici. E il bello è che questi non si sentono neanche Italiani (però i soldi dello Stato italiano li prendono eccome!).
Voi due non mi piacete per niente. Tira aria di correntone rosa, specie se ci includo anche la terza che mi gira per casa.:-DDDDD
E chi sarebbe?????
;-)
Ahhh, io non lo so...:-P
Sììììììììììì, correntone rosa! Ammutiniamoci e prendiamo possesso di questo blog!!!! :-D :-D :-D
Invia nuovo commento