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Destra, sinistra e la truffa di Giavazzi

Ohibò! Stamane ho scoperto di essere di sinistra e ho avvertito un leggero senso di vertigine che, per fortuna, non ha avuto il tempo di mutarsi in crisi identitaria. Per averne conferma, mi sono fatto un ripassino di uno scritto di Norberto Bobbio la cui rilettura mi ha definitivamente tranquillizzato: potrei essere considerato di sinistra se fossimo nel 1789 e stessimo dibattendo dell’opportunità di schierarsi con o contro il sovrano. Cioè nel tempo in cui vivono attualmente Giavazzi e Alesina i quali hanno scritto e stampato un libro di 126 pagine per dire che il liberismo è di sinistra e che il suo campione è Bersani. Libro ampiamente recensito sulle pagine della “cultura” del Corrierino che oggi smette ufficialmente di essere quello “dei Piccoli” per diventare quello “degli Illusionisti”.

Secondo i due economisti, il sistema liberista è di sinistra perché la libertà in economia premia gli outsider punendo corporazioni, caste e oligopoli conseguendo da ciò che l’apertura alle opportunità che solo un sistema poco regolamentato può offrire è una strategia più efficiente per aumentare il grado di inclusività. Tradotto in parole povere, un sistema economico libero e liberista è meno discriminatorio di uno fondato sul principio di egualitarismo imposto per legge. Ritradotto in altre povere parole, è più socialmente equo parlare di eguali opportunità che di garanzia di eguali risultati. Nessuna obbiezione, Vostro Onore, se non quella che la sinistra italiana di oggi, vinta la battaglia contro il Re di Francia, è qualcosa di diverso dalla sua nonnina francese e punge vaghezza che col sistema liberista abbia rapporti non del tutto sereni. In questo, condivide una certa conflittualità col liberismo anche con una discreta fetta della sua apparente opposizione di destra perché quando si parla così spesso di libertà vuol dire che la libertà medesima non gode di buona salute. E si sa quanto sia rischioso avere rapporti frequenti col medico.

Ma mica possiamo lasciare Giavazzi e Alesina così, senza nemmeno un insulto, perché siamo persone per bene e quando ci vien fatta richiesta di recapitare qualche invito a recarsi a quel famoso paese sottrarsi sarebbe poco elegante. Anche perché la tesi del novello duo Gianni e Pinotto dell’economia italiana contiene elementi di pericolosità sociale: basta immaginare al coccolone che, se fosse vero, verrebbe ai beppegrilli e allo sterminato mondo dei “bloggare è dde sinistra” ai quali va immediatamente la nostra solidarietà personale e redazionale nonché la rassicurazione che la bislacca teoria è effettivamente un abbaglio. Anzi, una vera e propria truffa. Quindi, tranquilli: il liberismo e la sinistra italiana si somigliano come il sottoscritto e Scarlett Johansson e non c’è Photoshop al mondo che potrebbe ritoccare le foto per renderle confondibili.

Ciò che Gianni e Pinotto non dicono, quando attribuiscono alla sinistra la paternità del liberismo, è un pochino troppo rispetto a quello che dicono e saltando un sacco di passaggi cosicchè arrivare al risultato desiderato diventa impresa accessibile anche al più somaro degli alunni.

La sinistra “moderna” (gargarismi) sarà anche bisnipote della gauche français di 218 anni fa, ma i suoi genitori più prossimi sono i filosofi (gargarismi) della lotta di classe e dell’egualitarismo sociale ed è stata concepita ad inizio secolo nei mattatoi comunisti nei quali la libertà è stata variamente seviziata prima di trovare la morte.

Non solo, ha pure contratto matrimonio ideale con la parte più populista – e pauperista - dello schieramento cattolico, quello che adora la povertà altrui consapevole che si tratti di una risorsa di consenso formidabile nonché l’unico target sensibile al prodotto commercializzato, cioè una vita migliore a patto di dilazionarne la consegna al giorno del trapasso nell’aldilà.

Certo, oggi le posizioni sono ulteriormente sfumate e, ragionevolmente, è difficile dare del marxista anche a Giavazzi, ma il cuore dell’elettorato mancino non mi sembra che batta appassionatamente per le libertà economiche e il premier che hanno votato tutto sembra fuorché un reaganiano convinto. Al contrario, il suo sistema ideale è quello dell’oligopolio bancario e del capitalismo di stato e, non a caso, i cosiddetti poteri forti prediligono le cene con lui e con Veltroni a quelle organizzate dalla parte avversa, a meno che non si voglia sostenere che Montezuma indossi la corazza lucente di Paladino della Concorrenza Leale.

Allora, in sintesi, il liberismo se non è di sinistra dovrebbe essere di destra, ma anche questa è un’affermazione discutibile. Il liberismo non è un’idea politica, ma un modello economico. In questo senso non appartiene ad alcuno e meno che mai per il solo fatto che collochi le auguste e onorevoli chiappe alla destra o alla sinistra del presidente. Però, perché c’è sempre un però, è un sistema che dovrebbe piacere di più a chi crede che la libertà individuale sia prevalente su quella collettiva, a chi crede che lo Stato non dovrebbe fare le regole e poi mettersi a giocare con gli altri, a chi crede che la libertà religiosa sia un diritto per tutti a patto che non pretenda di imporsi su chi la pensa diversamente, a chi crede che la vera uguaglianza sia quella che si osserva ai nastri di partenza e non sulla linea del traguardo e che tutti sono uguali davanti alla legge e, per chi ci crede a Dio, ma che sapersi diversi su tutto il resto sia più divertente, a chi crede che il merito sia un criterio di valutazione migliore del culo parato dagli amici o della protezione divina erogata tramite la consorteria sindacale, a chi crede che avere successo sia un pregio e non un difetto. Come dite? Non è il programma di sinistra? Si, ma non pare essere molto gettonato nemmeno a destra. Allora chi crede nel liberismo, oggi, è costretto a barcamenarsi alla meno peggio e, se si colloca preferibilmente a destra, è solo perché da quella parte c’è almeno chi finge di starti a sentire mentre dillà ti prendono direttamente per malato.

(Nella foto, la sinistra ai tempi di Giavazzi)

Sullo stesso argomento, leggasi anche Camelot e Zuppa di Porro per l'ottima recensione

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ritratto di Mthrandir
 

per essere di destra in italia bisogna emigrare. da circa 81 anni. la destra italiana è morta nel 1926, tenete a mente questa data. prima (diciamo da Crispi in poi) non stava granché bene, ma il Mascella in quell'anno le ha dato il colpo di grazia, lasciandoci un bel partitone unico multicolore multiculturale polinomio e ultimamente anche multietnico, che non guasta mai.
la destra in Italia oggi è un luogo dell'anima (dell'anima di moltissimi), che però non trova spazio nel mondo concreto (?) della politica.
amen, limtiamoci ad essere di destra nel nostro piccolo, in attesa che piova

La cosa buffa è che il periodo del fascio continua a passare per dittatura di destra, caro baron. Destra e sinistra, oggidì, son concetti di geografia parlamentare che poco hanno a che fare con una qualche diversitàdi pensiero e di programma. Se trovi un posto ove emigrare, mandami un segno che prenoto:-)

appunto, Mascellone ha messo su una dittatura consensuale nazionalsocialista, annullando la poca destra residua, i rossi, appena cambiata la tessera, l'hanno bollata come "destra-brutto!!". e ancora stiamo qui a guardarli dibbattere sul nulla, e a goderci le due anime della politica italiota: una sinistra clerico-populista e una sinistra anticlerical-socialoide, e la domenica tutti a messa, mi raccomando, per fingere di vergognarsi dei peccati della settimana....
ora come ora mi vengono in mente solatanto Giappone, Thailandia e Tonga, ma temo che la marea buonistoide prima o poi arrivi pure là....

Condivido...e diversamente non potrebbe essere...anche se il fatto di aver varato la Biagi, di aver varato lo "scalone" e ridotto di poco più di un punto percentuale la pressione fiscale, fa dormire sonni almeno minimamente sereni chi - essendo liberale e liberista - a destra ha votato ;)

temo anch'io, baron. Le cattive idee varcano gli oceani con minore difficoltà di quelle buone. Però che Mussolini fosse socialista e che Adolfino bello si sentisse nazional-uguale al nostro omaccione in orbace ti alienerà più di qualche simpatia in giro:-)
Camelot, la verità è che in cinque anni si è fatto meno di quello che si poteva e doveva. Questo è difficilmente negabile. Certo, non si son fatte le fesserie che questi hanno combinato in meno della metà del tempo. Consolatorio, forse, ma non assolutorio:-)

Riguardo alle cose fatte e non fatte, tutto è relativo Mth., lo dici anche tu; personalmente è di tempi di Montanelli che sono rassegnato a votare "turandomi il naso".
Ma voto, perchè mi è chiara la differenza tra chi ciancia e blocca la Tav, e chi ciancia ma fa la Biagi, la legge obiettivo, il 5 per mille, un mini sgravio fiscale, la riforma della scuola e qualcosettina d'altro.
Dopo aver votato, esco e tirò un respirone :-)

Su Giavazzi che dire? Si vede che è a caccia di consulenze dal ministero ..
Oppure ha deciso di provare la mandrakata: facciamoje crede' che libberismo è de sinistra, tanto dillà chi mai li legge i libbri in inglese?
ciao, Abr

Abr,
mi rifaccio a quanto ci siamo detti anche faccia a faccia e che conto di ripetere quanto prima perchè sai che c'è un barbecue che aspetta. Anche di qua c'è chi rema contro e che starebbe tanto bene dillà senza alcun rischio di saudade. Tutte cose vere, tutte cose fatte quelle che dici, ma il paese nel complesso non si è spostato di un millimetro e questi continuano nell'opera della santa demolizione perchè a costruire non sono capaci. Il disagio io lo provo anche dentro al seggio, ma vado comunque. In omaggio all'apprezzamento delle differenze che dici tu, ma che sono ancora molto sottili.
Giavazzi i libbri li legge in russo, evidentemente. Da lì avrà preso l'insegnamento di rubbare le idee altrui quando le tue non esistono:-)

Opinione da condividere in toto, senza riserva alcuna.
Particolarmente apprezzabile, a mio avviso, l'accenno al pauperismo di matrice cattolica, di cui non si parla mai abbastanza male, che è stato ed è un potente freno allo sviluppo di un paese il quale, invece, avrebbe estremo bisogno di iperdosaggi di meritocrazia per via endovenosa unitamente a permanenti impacchi di apertura mentale.
Au revoir

Mth, hai sbroccato un po' e sei caduto nella trappola. Dopo che stamattina mi han fatto leggere un pezzullo di Mingardi ho dovuto scrivere qui un po' di roba: http://blog.bluendo.com/antitifos...

Mingardi dice fregnacce e purtroppo troppi ci sono cascati, qui non si tratta di discettare se le mutande sono di destra o di sinistra. Qui si tratta (come dice Porro nel suo blog ma purtroppo non altrettanto bene nell'articolo del Giornale) solo di chiedere ad Alesina ed a Giavazzi chi gli ha pagato la marchetta. Perchè una serie di minchiate del genere vuol solo dire che qualcuno cerca di intortare i boccaloni italiani - che cadranno un altra volta nel trappolone ordito dal Corriere? - perchè non vuol accettare che è ora che gli italiani li prendano a calci in culo, come si meritano.

mth, metti a posto sti commenti, che ne ho mandati 3 ma ho dovuto ricaricare la pagina per vederli... ;)

Doktorfranz, in Italia certi matrimoni incestuosi servono a mantenere lo status quo travestendolo da rivoluzione in stile Tomasi di Lampedusa:-)
Luciano, non vedo la trappola nella quale sarei caduto. Nel post mi sembra di aver scritto chiaramente che il liberismo non è sicuramente di sinistra e non ha molto successo neanche a destra. A dir la verità, ho scritto chiaro che il liberismo non è monogamo, ma va dove lo porta il cuore. Che poi Mingardi e i salotti buoni tifino per restare dove stanno dando a bere alla cittadinanza intiera che son diventati liberisti, beh è altra robba. Il tuo post è largamente condivisibile, ma mi sembra che dica più o meno quello che dico io. Per i commenti, mi darò da fare immediatamente che sei già il secondo che mi rimprovera:-D

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