
Non fate quella faccia lì che, tra poco, la domanda ve la faranno sul serio quando accompagnerete obbligatoriamente – e rigorosamente di persona – la prole a scuola. Eh si, perché oggi sono state pubblicate le norme CEN sugli standard di costruzione di sedie e banchi scolastici e tutti dovranno adeguarsi in fretta. Secondo gli esperti del Centro di Normazione Europea, e lo scrivo col giusto orgoglio di cittadino di una comunità internazionale che ne ha uno, le recenti analisi antropometriche dimostrano che i vecchi arredamenti non sono più adatti alla nostra eredità genetica e che il tempo della costruzione standard è finito.
Da domani, ogni scolaretto avrà sedia e banco costruiti a misura della taglia che porta, col suo bello schienale inclinato al massimo di 110 gradi e ogni genitore, dotato di goniometro regolamentare, potrà verificare che il proprio pargolo non venga condannato a mantenere una postura scorretta durante le sedute di formazione.
Sedie e banchi, secondo le previsioni della norma numero 1729 dovranno garantire di essere stabili per cui dovremo dire addio alle tanto amate poltroncine a due gambe e ai tavolini fuori bolla che hanno tenuto impegnate generazioni intere di studenti nel tentativo di vincere sfide impossibili a colpi di fogli ripiegati in otto, sedici e financo in centoventiquattro.
Io me li ricordo quei banchi là, quelli che andranno in soffitta: erano trappole che sfidavano ogni legge fisica e impedire ai metallici sostegni di entrare in risonanza con la penna che correva sul quaderno poteva richiedere anni di tentativi e zeppe di altezza variabile da ficcare sotto ogni zampa. Era un’arte, perché bisognava considerare la diversa usura di ogni gommino e le inclinazioni dei consumi dovuti a decenni di strisciamento incontrollato su pavimenti altamente abrasivi. In più, vi era la necessità di considerare le pendenze dei banchi altrui perché si doveva arrivare al massimo numero possibile dei punti contatto con le proprietà confinanti. Si costruivano equilibri a schiera che indicavano chiaramente quali dei tuoi amichetti avrebbero poi fatto ingegneria o architettura. Le sedie, invece, erano di compensato di quarta categoria col piano di seduta abraso e pieno di scheggiature, alcune esposte altre piallate da generazioni di chiappe custodite nelle braghe di fustagno: se conto il numero di escoriazioni che mi hanno provocato e quello di pantaloni che ho sacrificato alla causa della mia povera istruzione, penso che la scuola moderna sarà anche più confortevole, ma gli studenti si perderanno quel gusto eroico che c’era ad uscire indenni dalle imboscate tese dall’arredamento.
Da domani non ci saranno più abili acrobati seduti sull’angolo buono, ma solo schiere di soldatini chiusi nella loro sartoriale postazione concentrati unicamente sull’apprendimento e lontani dall’ipotesi di una nota sul quaderno rimediata per aver scelto la scompostezza invece della scogliosi.
Questa corsa alla qualità totale (teorica) mi sembra un po’ triste perché toglierà il gusto di chiedersi a cosa caspita servisse quel buco nel banco nell’angolo superiore destro: serviva – ignorantelli! - a contenere il calamaio di ordinanza che il bidello, allora ben lontano dall’ambizione a evolversi in personale non docente, riempiva ogni mattina dispensando liquido nero dal suo piccolo annaffiatoio.
Ammettiamolo, stare fuori norma è decisamente più romantico e anche più ordinato di una classe dove non ci saranno due banchi uguali perché le classi di infanti e di adolescenti sono composte da ragazzi la cui anzianità anagrafica procede ad un ritmo che non coincide necessariamente con quello dell’età biologica. Io, che ho sempre avuto il fisico di un airone nano malato, avevo un compagno di banco che, in quarta ginnasio, pesava 70 chili e passava serenamente l’uno e ottanta. Eppure, seduto in quel banco, la differenza si notava di meno, anzi quello ridicolo sembrava lui.
Ma erano imbarazzi condivisi con il gentil sesso perché, nell’altra metà del cielo, le generose maggiorate tredicenni distavano dal banco come le cosiddette “madonne delle assi” (vedere qui, match numero due per la spiegazione).
Da domani cambia tutto e ognuno avrà giustamente il suo proprio lebensraum proporzionale. Epperò resta il sospetto che la ferocia regolamentare abbia partorito l’ennesimo, ridicolo sovrappiù burocratico: perché i nuovi arredamenti dovranno riportare la data (mese e anno) di acquisto? Scadono anche le sedie? E che differenza fa sapere chi sia il produttore o il distributore? Ci saranno le quote anche sui banchi? Il genitore-consumatore-accompagnatore che tipo di benefici potrà trarre da queste informazioni? Si sentirà più sicuro nel sapere che son seggiole Made in Italy invece che Cloned in Taiwan?
Ma la cosa più buffa è che dovranno essere allegate le istruzioni per l’uso. E questo non penso sia un buon segno perché se i futuri geometri, nell’anno della maturità, avranno bisogno di consultare il prezioso manualetto per prendere posto, viene il dubbio che a passare l’esame qualche difficoltà l’avranno.
(Nella foto, lebensraum scolastico europeo)














Ho letto la sentenza della Cassazione: ma stiamo scherzando? Perseguibili PENALMENTE se i figli fanno sega a scuola???
Naturalmente per far posto in galera agli sconsiderati genitori si andrà di indulto a manetta verso gli assassini e gli spacciatori...
Che sistema giudiziario delle balle! (tanto per riallacciarsi al post precedente)
C'è da capire chi solleva simili problematiche(?) e chi produce le soluzioni. Ma soprattutto verificare se si tratta della stessa persona.
Ecco, poi, l'utilità dello spazio vitale ha sicuramente una sua ragion d'essere.
Domandina!
1) ognuno ha sedia e banchi su misura. Quindi se in primo banco c'è lo spilungone di 1.90m e a fianco la tizia alta 1.52m i due banchi avranno un dislivello di 40cm... il che equivale che qualsivoglia penna/matita/gomma/quaderno/ecc venga risucchiato nel buco nero del buco frai due banchi, chiaro segno che il potenziale gravitazionale non è a norma di legge!
2) un set sedia+banco a studente. Poi diventano grandi (non puoi manco dire che si portano sedia e banco dietro a vita, nei vari cicli scolastici). Si possono riutilizzare set di altri studenti se questi ultimi hanno le stesse proporzioni? O per ogni individuo abbiamo un set diverso? E quanto verrebbe a costare tutto ciò? Ma non avevamo detto che la scuola italiana ha un buco di bilancio grande quanto l'Amazzonia???
al solito sono confusa...
BiGi, sei un disfattista. Pentiti!
ErreBi, pensa che li pagano pure. E, temo, profumatamente.
Valyaah, pensa che il punto uno è la prima cosa che pensato anch'io. Oltretutto sarebbe anche antiestetico. E poi non tascuriamo le future polemiche: mia figlia è discriminata in prima fila perchè bassa, mio figlio è discriminato perchè è grasso e non ha un compagno di banco perchè non ci sta e via dicendo. Vedrai se non saltano fuori. L'usato, comunque, lo riscatta la famiglia con una maxirata finale:-)
Beh, che dire... quella della maxirata sembra una trovata interessante :-P
Ridi, ridi che nel giro di un paio d'anni ti trovi la taverna piena di cattedre:-P
Luce dei miei occhi, io la scuola l'ho finita, quindi penso di essere tranquillamente a posto. Niente banchi nella mia soffitta :-) Quindi sto tranquilla!
Ci penseranno i pargoli a riempirla:-)
:-D :-D :-D guarda, è che questo non è skype perché ci sarebbe uno splendido pupetto che si rotola sul pavimento per esprimere il mio stato d'animo a riguardo. Tesoro, stai tranquillo: se c'è proprio una che figli non ne vuole, che non ne vuole sapere, anzi, che quando vede un bambino per la strada si volta nauseata, sono proprio io! Non c'è pericolo, avrò un lan parti con 16 computers, ma nessun bavoso bambino a sprecare risorse! :-) Detesto i bambini! Oltre ogni dubbio! (e non mi dire che non te l'aspettavi!)
Tu continua a chiamarmi così e io passerò un discreto inferno familiare:-P
:-D ti riferisci a "tesoro"? Beh, tranquillizzati, io chiamo tutti (indistintamente maschie e femmine) teroso e pupo/pupa. Se preferisci pupo non c'è problema! :-P
Mi consulto con la mia dolce metà e ti faccio sapere. Uahuahuahuah
A proposito di arredamenti scolastici,auspico che almeno nelle aule dei più grandicelli le cattedre siano aperte sul davanti.
Ai miei tempi qualche professoressa figa c'era sempre.Impensabili i pantaloni in allora.Tutte in gonna con calze e reggicalze.La distrazione era assicurata nell'attendere il fatal accavallamento,ma volete mettere l'emozione che inoltre mi ha fatto crescere da vero uomo.
Dovendomi rivolgere ai rqagazzi di oggi mi tocca dire:
Ragazzi,non sapete cosa vi siete persi.
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