
Tutto da rifare. La volontà di pace della dirigenza palestinese era così granitica che sono bastati dieci razzi qassam su Israele per sfasciare le trattative di pace. Dopo mesi di mediazione in cui l’Arabia Saudita aveva investito il suo notevole capitale politico-diplomatico, la tregua stipulata da Novembre su Gaza è stata violata proprio nel giorno dell’indipendenza di Israele. Il presidente Abbas continua a martellare sulla pace a tutti i costi, ma i negoziati sono una moneta fuori corso in Palestina. La stessa Hamas che presiede il nuovo governo palestinese e propone la pace ad Israele ha assunto, per la prima volta, la responsabilità degli attacchi. Tutto come prima? L’Arabia Saudita ritorna marginale e l’Egitto del Mubarak, fresco della vittoria referendaria che consolida il potere del presidente, attiva il suo mediatore a Gaza e a Gerusalemme per impedire una nuova collisione Israele-palestinesi. Non è un caso che l’uomo di Mubarak sia un militare, il maggiore generale Burhan Hammad, capo della delegazione egiziana a Gaza, ben differente del machiavellico ministro degli esteri saudita. Dalla negoziazione all’azione, l’Egitto ha rifilato una dura stoccata ad Hamas imponendo severe restrizioni alla libertà di transito dei suoi esponenti al valico di Rafah tra Egitto e Striscia di Gaza. Meno Arabia, più Egitto, tutto davvero come prima se non fosse che il solito copione si è interrotto proprio nel finale. Olmert dichiara che Israele non userà il pugno di ferro contro Hamas, evitando vaste operazioni militari che produrrebbero nuove vittime su entrambi i fronti. E’ la prima applicazione di quella strategia della moderazione che Olmert ha pronunciato alla commemorazione dei soldati caduti e delle vittime del terrorismo. Niente più invasioni, incursioni, bombardamenti a tappeto. Per ora vige la calma, almeno fino a quando ci sono tre soldati israeliani vivi ma nelle mani sbagliate e fino a quando Olmert non sarà uscito fuori – possibilmente senza manette alle mani – dalle raffiche di inchieste giudiziarie che portano a galla storie di corruzione e abusi legali commessi da Olmert quando era ministro delle finanze. Poi sta per essere diffuso il rapporto dell’inchiesta sugli errori commessi nella guerra di luglio, che già preannuncia una sonora condanna per i vertici politici e militari. Se all’interno è debole, Olmert non vuole bruciarsi la carta del consenso internazionale che insiste nell’utopia di una pacificazione del Medioriente. Però la moderazione israeliana viene sfruttata da Hamas solo per attaccare ed essere attaccata. L’esercito israeliano ha dichiarato che il lancio dei razzi era un diversivo funzionale al rapimento di un altro soldato israeliano - non è certo il vangelo della pace. Hamas vuole approfittare della debolezza di Israele per colpire, ma la sua provocazione sta recando un altro brutto colpo alla causa palestinese.














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